Palco n.25 OR.1/D (Pt.VIII, the GranGala-Grammy chapter)

Programma: antipasto in ouverture, primo piatto con concerto per pianoforte, seconda portata in sinfonia ‘tragica’. (or: All three pieces were written in a span of 30 years, between 1786 and 1816, and show how the classical style developed from Mozart to Beethoven to Schubert and then transformed into the romantic)

Orchestra: nel ’97 giovani musicisti vogliono continuare a suonare insieme, fondano grazie anche ad Abbado una nuova orchestra che nel giro di pochi anni diventa ‘un faro per la musica classica europea’. Quest’anno fanno 62 concerti in 41 città di 14 paesi, hanno una base per le prove anche a Ferrara. Viaggiano e suonano di tutto. Mahler per l’ispirazione, Chamber per il ‘gusto’ cameristico, orchestra perchè, volendo, spingono. Hanno un sito (vedi corsivi qui copra citati). Si vede subito dai volti che vengono da tutto il mondo. Prima del concerto si possono vedere poichè non c’è il fondale che chiude il palco e mi sembra una bella cosa. Chiacchierano nella penombra dietro alle luci. Gli uomini in giacca e cravatta a tema libero (un paio sfoggiano bruttine regimental, la maggior parte opta per classiche tonalità di grigio). Le donne tutte in pantalone nero largo e trasparenze miste su braccia e/o schiena. Eleganti, concentrati, sono in 46 e saranno uno spettacolo.

Il direttore: IL direttore ha una carriera impressionante. Ha diretto le maggiori orchestre, le manifestazioni più prestigiose, suonato ovunque, fondato ‘ensemble‘, sponsorizzato giovani talenti, inciso caterve di dischi, ricevuto millemila premi e onorificenze (fra cui due grammy, vedi titolo). Ha settantanove anni. L’annuncio che non dirigerà il primo brano per una indisposizione viene accolto dai mugugni del pubblico. Dirigerà il resto con tempra d’acciaio in corpo esile e una classe ed un’eleganza gestuale incredibile. Inchini profondi, maestro.

Vai con la musica: “Ogni uomo eccezionale ha una certa missione che è chiamato a compiere, e quando l’ha compiuta non c’è più bisongo di lui in questo mondo e in questa forma“. Egmont, personaggio ed eroe tragico morto decapitato per la libertà della sua terra, protagonista del dramma per cui Beethoven scrisse la musica, veniva descritto così dal compositore. L’orchestra suona sotto la direzione di un giovane in giacca e t-shit nere, preciso ed entusiasta nella direzione di un movimento di breve durata e grande intensità che inizia con una nota profondamente densa e la modalità ‘drama’. Poi in un crescendo trascinante arriva a un finale epico che scatena il pubblico. Forse vengo influenzato dall’ ‘evento” ma un suono così preciso l’ho sentito poche volte.
Escono un po’ di fiati, entra Abbado in compagnia della solista. Nome tedesco, nazionalità argentina anche lei ha un curriculum spaventoso. Fra i premi (vedi titolo bis) pure un paio di Grammy, uno vinto proprio con Abbado e la MCO. Esegue un concerto di Mozart. Al riguardo: …prima di Mozart il Concerto per pianoforte e orchestra, così come siamo abituati a considerarlo e ascoltarlo, non esisteva…“.
Inizia con una lunga parte per orchestra. La massa di capelli di Martha, grossi, tendenti al bianco e lunghi che ondeggiano seguendo il tempo sotto al riflettore puntatole addosso, si ferma per un attimo e poi partono le mani a cesellare note pastose e corpose in un’esecuzione meravigliosa che trova il culmine nel terzo movimento quando dialoga con flauto e orchestra. Maestro e solista si conoscono bene, si guardano all’inizio e alla fine, lei chiama con un cenno mnemonico l’arrivo dell’orchestra che puntuale risponde in un dialogo di collaborazione con lo strumento solista. Finisce troppo presto mentre il teatro per poco non viene giù dall’entusiasmo. La Martha esce sei volte e si prende ondate di applausi e poi regala un gioiellino. Tre minuti di romanticismo per pianoforte, una sonata di Schumann come suggerisce l’esperto mio compagno improvvisato di palco che mi spacca il sentimento.

(intervallo)


Schubert compone questa sinfonia a diciannove anni. E’ la ‘Tragica‘. Effettivamente qualche passaggio da tragedia c’è. Però secondo me è semplicemente bellissima. Non mi ero sbagliato. La chamber orchestra suona divinamente, ogni passaggio ha un perfezione sonora che io non riesco a spiegare a parole ma gli alti e bassi dei fiati, gli ingressi dei violini, sono come sentirli su cd in impianto stereo B&O con cuffie da mille dollah, ecco. L’ospite intenditore in doppiopetto grigio di ottima fattura mi dice che con Abbado è sempre così. Ah, ok. Ergo, vale quella settanta eurini per platea, cinquanta per palco. Nel secondo movimento andante io voglio sfilarmi una vena e buttarla sul proscenio tutta sanguinolenta tanto questa musica arriva nel profondo. Il finale è  un’andirivieni di ritmo e melodie che si rilanciano fra legni e fiati, una cannonata. Abbado dirige con bacchetta sottile e con graziosi movimenti delle braccia. Sul finale spadaccina con le viole e dopo l’ultimo colpo di bacchetta il teatro per poco non vien giù, bis. Le luci si accendono, i musicisti si abbracciano fra loro è tutto bellissimo, abbracciamoci anche noi nel palco, ah ok non abbraccia, pazienza.

Violino dell’amore: la viola della seconda fila, bionda, capelli corti, viso maschile insieme spigoloso ed elegante di una bellezza particolare, secchi e decisi movimenti del capo mentre suona veloce, batte allo sprint il violino in prima fila con spalle e fianchi teutonici, capelli mori, altezza importante.

Spiando nel pubblico: le signore che esagerano per quello che è l’appuntamento più importante della stagione. Teatro imballato, flash all’ingresso per politici e rappresentanti dell’industria, gran tiro generale. Anche il libretto viene presentato con foto a colori, più pagine e al copertina nera elegante.
In platea distinguo l’anziana che accende una lucina potentissima per vedere il programma che nel buio delle file sembra il sole caduto in un buco nero, in più con spillona d’argento che ne riverbera la luce. Nel foyer: la ragazza che si presenta con un vestito nero senza spalline strettissimo che francamente è troppo; la cinquantenne rimastona con troppi riccioli troppo biondi e gli occhialoni fumè che va bene il rewind dei settanta ma anche no; altra signora che riesuma tutti i brillanti che prendono troppa polvere durante l’anno. Poi un paio di donne di pezzi grossi con eccessivi disegni di pizzo sulle calze.
Forse il premio ‘MADDAI’ però lo vince la mamma con pellicciotto mezze maniche, tacco esagerato e figlia annoiata al seguito.
In generale, la provincia borghese per l’evento musicale dell’anno si fa la messa in piega, spolvera i cappotti, azzarda borsalini improbabili, sta compassata ma con una discreta eleganza. Se non altro composta, silenziosa ed ossequiosa. Momento del ridere: è da poco iniziato e a una signora in prima fila cade la borsa formato maxi che fa un ‘TOONF’ che produce gelato imbarazzo nella prima fila con la borsa che verrà recuperata solo nell’intervallo.

Prossimo appuntamento: ottetto a fiati (una prima volta per me, c’è già della curiosità)

Previously on ‘Palco n.25′l’inizioil pianoforte, Venezuela Winla sonatabarocca-mighiaccio&fuoco, la bella gioventù 

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