Palco n.25 OR.1/D (Pt.VII, the Juvenile chapter)

Programma: Haydn con violoncello e un quartetto trasformato in concerto per orchestra.

Orchestra: una palestra per futuri professionisti. Il bando per quest’anno prevedeva ammissioni per nati dall’85 al ’93 quindi un manipolo di giovani tutti in nero d’ordinanza, seri ma quasi timidi mentre entrano sul proscenio, forse intimoriti dai riccioli di stucchi dorati davanti a loro. Mi sembrano divertiti quando la musica si fa allegria, ondeggiano seguendo le note. Molti cercano il direttore con sguardi e piccoli cenni d’intesa fra loro. Nella prima parte di Haydn sono in trentadue con solo quattro fiati dispersi nella folla di archetti. Per la sinfonia salgono tutti e diventano settantadue orchestrali con anche cambio della prima violinista.
(nda: causa la troppo giovane età sul palco, l’assegnazione del violino dell’amore viene sospesa per questo capitolo e sostituita dal Premio Pucci assegnato alla violinista che, dato il cambio a una collega fra un’esecuzione e l’altra, si siede nel palco a fianco l’orchestra e fa mille foto ai suoi colleghi).

Il direttore: suona un violoncello dei primi del seicento, capelli bianchi corti, camicia non giacca, sedia sul palco del direttore per suonare i passaggi solistici del violoncello. Quando va in solo è uno spettacolo vederlo suonare e insieme guidare l’orchestra con occhiate e movimenti dell’archetto. Nel concerto dirige senza bacchetta e con ampi movimenti di mento e fronte. Molto bene.

Vai con la musica: “Le libere arti e la bella scienza della composizione non sopportano ceppi materiali. La mente e l’anima devono avere la loro libertà”. Bella Mr.Haydn, sei già un mio idolo. Le prime due composizioni della serata sono per violoncello e orchestra. Il direttore inizia in piedi poi si siede e dialoga con gli orchestrali. Il suono del suo strumento ha estensione varia e mobile passando dal lamento stridulo a ‘grosso‘ nel giro di pochi passaggi, lo strumento viene suonato praticamente come fosse un violino. Chapeau.
I giovani archetti si stringono al loro solista come tanti figliocci portati in giro per un parco musicale in un girotondo di note, dove siedono in altalena fra morbide melodie, passeggiano durante un adagio carezzevole, corrono sfrenati nel (molto) allegro. Lui li guarda, li guida, li lancia per aria dopo avere preso la rincorsa col suo strumento, portandoseli dietro come una chioccia fino al sontuoso finale in un rondò di allegria.
(intervallo, con conversazione intercettata nel foyer con esperto che sostiene come l’orchestra fosse troppo appiattita sul solista. mi trova d’accordo, forse sto imparando e loro sò ggiovani, suvvia)

Nella seconda parte scompare il violoncello e l’orchestra diventa completa eseguendo un lavoro per archi e pianoforte di Bhrams. Composizione che è stata tradotta ‘per orchestra‘ nel 1937.
Per una volta volevo sentire tutte le voci e ritengo di esservi pienamente riuscito” spiegò il ‘traduttore‘. La ‘sinfonia’ (anche se nel libretto non viene mai chiamata così) si rivela molto bella, varia e direi complessa e mi perdo completamente nelle note. Durante i concerti di solito mi segno qualche appunto per poi scrivere il post, Qui,non ho scritto niente, ero completmente immerso nella musica. Ciò e molto buono. Ho solo notato i quattro percussionisti che si alternavano con un grazioso balletto nell’ultima fila dell’orchestra fra piatti, grancassa, rullante, xilofono, triangolo. Al termine, finalone epico e roboante seguito da diluvio di applausi.

Oscar nel pubblico: varie cosette. La coppia di litiganti in quinta fila. Lei con capelli bianchissimi, quasi una parrucca, tipo una dama del settecento, lui un signore con baffone e giacca a quadretti stile anni settanta. Litigano, credo, le voci alte hanno attirato la mia attenzione troppo tardi, per la postura della signora, davanti al signore nella seduta. Inaccettabile scortesia. Signora vince, baffi perdono.
La mia padrina del teatro (signora già vista in precedenti capitoli) che torna al suo posto nel palco più nell’ordine più alto. La sua accompagnatrice prima si fa scivolare un programma. Panico. Il libretto atterra sulle assi del palcoscenico senza colpire niente mentre gli orchestrali stan prendendo posto. Poi, troppo stress, si addormenta secca, lasciando la padrina sola nella penombra del suo sediolo.
Il premio ‘ma che siete venuti affà‘ della serata però lo vince l’annoiatissima coppia in prima fila. Lei elegantissima in tailleur nero stretto e sobrio, tamburella le dita fuori tempo sulla borsa lucente di coccodrillo, scatta al foyer durante l’intervallo e guarda fissa per terra nella seconda parte. Lui, elegantissimo in abito blu scuro, che si spazzola spesso i pantaloni stretti da un’ombra di malcelato tedio e guarda con annoiata puntualità prima lo schermo dell’orologione al polso, poi lo schermo dell’iPhone. Guadagnano l’uscita due secondi dopo l’ultima nota. .

I miei ospiti: per la prima volta nella stagione, amici mi dicono ‘Vengo anche io‘. Io dico ‘Certamente‘. Trovano biglietti e si guardano lo spettacolo. Per tutti è stato il battesimo, la prima volta non si scorda mai e secondo me è andata così. Sguardi di ammirazione per teatro, posti palco e orchestra. Attenzione durante l’esecuzione, sorrisoni e gran spellamento di mani in applausi al termine. E un ringraziamento per me, molto contento. Speriamo tornino tutti, dai.

Prossimo appuntamento:  l’evento della stagione, Abbado e orchestra.

Previously on ‘Palco n.25′l’inizioil pianoforte, Venezuela Winla sonatabarocca-mi, ghiaccio&fuoco

One thought on “Palco n.25 OR.1/D (Pt.VII, the Juvenile chapter)

  1. Tutto nuovo, battesimissimo, il teatro è una favola, i giovani suonavano alla grande. Non posso certo notare appiattimenti o dettagli del suono che non riguardino altro che il balletto dei percussionisti, quasi ipnotici nel richiamare attenzione, loro malgrado.😀

    Bravo’.

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