occhi azzurri per sogni di celluloide

Nell’ultima mezz’ora di ‘Hugo Cabret‘ io ho avuto un magone che non ci credevo e un pizzicore nell’occhio sinistro che pensavo si fosse infilata una bestiolina e invece era Martin Scorsese (in alto i calici) che mi aveva per le palle, per la carotide, per le vie lacrimali, per tutta la vita.
Avevo appena finito di dire che ho il cuore di pietra e di ghiaccio e invece bastano due ragazzini e la voglia di un cineasta di rendere un omaggio enorme al suo lavoro e ai suoi sogni, forse alla sua vita, e amen, spaccata la pietra, sciolto il ghiaccio.
E’ una favola per famiglie con l’orfano (ovviamente imballato di quel problema tipico di molto cinema americano, il rapporto, mancante, col padre) che eredita la passione famigliare per i meccanismi e la trasporterà molto oltre la torre di orologi e di solitudine in cui vive.
La stazione ferroviaria in cui si svolge gran parte del film è spettacolare, tanto che mi son pentito un po’ per non averlo visto in 3D, ma pazienza, l’editto personale ‘3D, sciò‘ non si tocca e di occhiali me ne bastano un paio. Non tutto nella storia funziona perfettamente, ci sono piccole forzature ma tutto risulta piacevole grazie a una messa in scena di grande qualità finchè gli occhioni blu del protagonista ci portano nel meccanismo che Scorsese ha costruito dentro al film, aprendolo con la chiave dell’amore per il cinema, in un’ esplosione di citazionismo toccante e sentimentalismo in celluloide.
Una classica favola arricchita di buoni comprimari e resa vincente da un altissimo omaggio alla settima arte.
Sipario, applausi.

Ps.: grazie ai lungimiranti distributori italiani per non avere fatto uscire questo film a Natale, come in Us o in Francia o UK, presumo per salvaguardare l’incasso lordoso e lardoso del nostro cinema di commedie italiane con le locandine colorate e i font ciccioni che fanno tanta allegria e tanto cagare il cazzo.
Ps2.: sbrigatevi a vederlo. d’accordo che era prima visione delle diciottoetrenta ma in sala c’ero solo io, il che è molto bello e porta il classico sogno ad occhi aperti, sul nulla nelle file sopra e sotto, di possedere una sala cinematografica privata. tzk. però mi sa che lo tolgono presto eh… 

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