Sartoria d’espionage

Uno dei miei cavalli di battaglia degli ultimi tempi è la frase ‘Al giorno d’oggi non si può non sapere cosa si va a vedere al cinema“. La frase ha un inizio da tipico anziano col ditino ammonitore ben alzato e, sarò supponente, ma con l’internet sempre acceso e ogni quotidiano/rivista che ha una rubrichetta di cinema, uscire per andare a vedere un film muto senza saperlo è inaccettabile quasi quanto andare a vedere un film di spie credendo di vedere l’ennesima puntata di Bourne, senza immaginare che Gary Oldman in occhialone e completo che campeggia sulla locandina non possa dare molte speranze alla possibilità dell’azione.
Difatti ‘La Talpa‘ è un elegante thriller di spionaggio dove le spie non hanno il fisico, il fascino, le armi, le macchine, l’atletismo di uno 007 o di, ripeto, Bourne.
Sono travet iper addestrati che hanno studiato almeno un paio di lingue (russo, obbligatorio), hanno una vaga tendenza alla fobia con surplus di cospirazione e qualche brama di potere mentre operano all’interno di uffici grigi dove regnano sguardi troppo curiosi e rigide procedure. In più, queste spie hanno grovigli di sentimenti repressi che non riescono a portare con la stessa nonchalance con cui portano valigette cariche di dossier e segreti.
Sono spie antiche, di un tempo che fu, primi anni settanta, piena guerra fredda, impero sovietico uguale paurissima e gli inglesi si vestivano con bellissimi gilet. Le immagini danno un look freddo alla pellicola che è sì fredda e razionale nel raccontare il gioco di spie (che è complesso, si muove su più piani temporali e in varie nazioni con notevole ammontare di nomi, informazioni e doppigiochismi che io, lo ammetto, mi son perso un passaggio) però sotto l’apparenza, quando le tessere vanno al loro posto e si fanno i conti anche col passato, il film implode e diventa bellissimo con il finale che è un vero gioiello.
Un punto in più per il rigore formale con cui è costruito il tutto senza concedere nulla allo spettatore disattento, nemmeno una piccola spiega, nemmeno una sovrimpressione, neanche un bignamino coi nomi o il montaggio rapido (quello che c’è di montaggio funziona benissimo, raccontando molto) che ricapitola tutto. No, niente, stai lì, fermo e segui e se non capisci, amen non ti verrà rispiegato.
Ripensandoci, è difficile restare così attenti, forse, solo una teoria, anche perchè bombardati, noi spettatori anche di blockbuster, dalla ‘spiegonite acuta‘ di molte pellicole che vediamo.
Gli attori sono una serie di califfi che tutti insieme fanno ‘Boom‘ e sguardi che ti tagliano in due. Menzione d’onore a Gary Oldman misuratissimo e intenso e Tom Hardy , in un bel ruolo dove non mette mai in mostra i pettorali.
Tutto bene quindi? No, perchè non lo consiglierei a molte persone che conosco, il film rischierà di fare addormentare molti, il ritmo è quello di un lento ballo e nella prima parte dove i pezzi vengono sistemati sulla scacchiera, fatica ad avvincere. Occorre uno sforzo per entrare nel gioco poi ne vale la pena, fino all’ultima inquadratura, elegantissima e potente.

Update: leggi anche per approfondire gli appunti di byronic sul film (in inglese)

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