j.No

Forse esagero, e lo scrivo con tutto il rispetto dovuto e meritato da un grandissimo del cinema e pure con grande dispiacere. Però, Clint, forse anche basta. Oppure cercati storie più consone. I biopic non ti riescono bene, l’ultimo film ‘paranormale’ era un tentativo per me sbagliato e questo è proprio bruttino.
Dice, ‘è un biopic, racconta la storia di una vita‘. D’accordo, ma c’è modo e modo di raccontare una storia. Qui per me è proprio sbagliata l’impostazione della vicenda. Sembra che le emozioni debbano essere imbeccate da una narrazione in prima persona (il protagonista, detta la proprio biografia a vari scrivani) che permette salti temporali che frammentano la vicenda e non convincono, penalizzando la storia che non decolla, non emoziona, non interessa, non si partecipa, non.
Colpa della sceneggiatura o del montaggio ma questo avanti e indietro nel tempo, partendo dagli inizi della carriera di J.Edgar fino al termine, mescola troppi spunti narrativi che rimangono come fili di una matassa che rimane sfilacciata, indecisa sulla direzione da prendere ma soprattutto piatta, priva di spunti emotivi.
Qualche passaggio funziona, ma il tutto è affossato da questa colpa gravissima di non coinvolgere lo spettatore. Non funziona nemmeno come dovrebbe uno dei ‘selling point‘ della storia, a mio parere non riuscito nonostante sia evidente la goffaggine del personaggio alle prese con le sue pulsioni sessuali omo, proibite per l’epoca e per il ‘grado’.
Si rimane colpiti da due cose. La prima è la bravura di Di Caprio che ce la mette tutta, però non regge il peso di due ore di film. La seconda è l’incredibile fail del make-up che invecchia, malissimo, gli attori. Una roba orrenda che da un film del genere uno non si aspetterebbe mai. Protesi di gomma che è un miracolo gli attori riescano a calibrare un’espressione facciale. Inoltre, mi sembra che il doppiaggio non sia venuto molto bene ma questa è un’impressione.

(non fidatevi di me, ovvio. qui, un bel pezzo sul film) 

2 thoughts on “j.No

  1. Ho avuto le tue stesse sensazioni, peraltro è qualcosa di tutto molto ‘americano’, ricolmo di fatti di criminalità che non tutti noi (io) modesti italiani sanno mettere assieme. Film forse troppo ambizioso, che non sa scegliere una strada precisa, tra il rigore formale e mentale del ‘direttore’ Edgar e i spaventosi buchi neri della ‘persona’ Edgar. Però, Clint è davvero quasi perversamente affascinato da storie clamorosamente tristi. Forse la Tristezza è il suo vero e sottilissimo filo conduttore di tanti suoi film? Azzardo, da totale profano, me ne rendo conto.

    1. Sì, vero. Anche lì per me (facile eh, da seduti, ovvio) era semplice portare non-americani a capire chi è stato Lindbergh in venti secondi di montaggio. Però la tesi ‘è roba americana’ non mi convince. Credo sia sbagliato l’approccio e la non-scelta.
      Sulla tristezza, direi di sì, assolutamente, molti suoi film e anche molti suoi eroi ne sono pervasi, ma lasciamo il discorso a chi è meno profano😉

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