Diciassette anni per dire ‘era ora’

E così è successo.
L’han buttato giù. Non gli avversari politici, inconsistenti, non il popolo, troppo occupato, poco ‘occupy‘, ma i fantomatici ‘mercati’, la fragile Europa, un Presidente più serio di una maggioranza prona e qualche transfuga ora accusato di tradimento dall’ex capo.
Non so se è un bene per la nostra democrazia, il come, so che è un bene che questo sia avvenuto. Perchè ‘pez d’axè an’s pol mia‘, come diceva mia nonna. Peggio di così non si può.
Era il novantaquattro quando arrivò il cerone formato politica, la calza per nascondere le smagliature, finto liberismo e contratti farsa spacciati per novità, quando da sempre, in due parole, prima ha pensato ai cazzi suoi e dei suoi compari.
Non mi è mai piaciuto, non l’ho mai votato.
 E stasera, di getto, la prima cosa che ho fatto dopo la notizia, è stata prendere un libro. Una raccolta di articoli scritti da Indro Montanelli per ‘il Giornale’ quando questo non era ancora un organo di partito finanziato dal presidente del partito stesso. Ci son due pagine proprio alla fine. Riportano lo scambio di lettere pubblicato dal quotidiano fra l’allora direttore e l’allora editore, che poi portò alla rottura e all’abbandono volontario di Montanelli.
C’è un passaggio nella lettera dell’editore che diceva già molto, se non tutto (era il 10 gennaio 1994).
…e credo che questo Paese non debba essere governato dalla sinistra illiberale e da quelli che non sanno fa di conto, cosa alla quale tu mostri, purtroppo, di esserti rassegnato; ma che su questa base fosse possibile dar luogo alla sceneggiata del grande giornalista che si ribella all’editore cattivo non l’avrei creduto possibile“.
Gli spettri, il disprezzo malcelato per gli avversari, il ribaltamento della realtà.
Il giorno dopo Montanelli scrive l’ultimo editoriale. C’è un passaggio che diceva già molto se non tutto. “Ma non posso sorvolare sull’ultima e più grave provocazione: la promessa alla redazione, alla mia redazione, di cospicui benefici se si fosse adeguata ai suoi gusti e desideri, cioè se si fosse ribellata a quelli miei“.
Nella prima pagina del libro c’è una dedica scritta da me, era un regalo “Fra le tante cose che mi hai insegnato, c’è anche come leggere un giornale. Essendomi formato anche (e spesso, per fortuna) sugli scritti di Montanelli, non potevo non regalarti una summa del suo pensiero. E non ti preoccupare, noi, insieme, vinceremo la battaglia“. E’ molto bello riscrivere queste parole, mi concedo un momento di autoreferenzialità ma la faccio breve.
Ce n’è voluta di pazienza. Per diciassette anni ha raccontato una marea di cazzate e fatto danni incalcolabili. Era ora che se ne andasse. Poi non è che è sparito, anzi. Probabilmente tornerà, in qualche forma il male torna sempre. Però, oggi non posso non scriverlo.
E’ stato brutto e spero che non torni mai più.

(approfonimenti: video uno e video due)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s