Palco n.25 OR.1/D

Quest’anno mi son tolto, con un piccolo sacrificio economico, uno sfizio. L’abbonamento alla stagione dei concerti al teatro cittadino.
In una parola: figatona. Era già tre anni che ci pensavo, andando saltuariamente ad assistere a vari concerti e quando è uscito il calendario che presentava la stagione, con il pianoforte solo o solista come strumento principe, non ho avuto esitazioni.
Posto palco, quasi principesco oserei.
Premettendo che andare a sentire i concerti a teatro è bellissimo e son sempre sorridentissimo prima durante e dopo, premesso ancora che sono un ignorante colossale in materia di musica classica, ignoranza che spazia dai nomi dei compositori alla lettura corretta di una partitura, inizio una specie di diario tutto mio (*) sulle serate nel palco prinicipesco.
Accomodatevi, le poltroncine sono di legno, rivestite in velluto rosso.

Programma (senza clic: tre concerti per tre compositori. Mozart quello del film, Schubert quello dell’Ave Maria, Mendelssohn quello della marcia nuziale)
Numero orchestrali: 34 per il primo concerto che diventano 40 per i successivi due.
Mood: dominio di ‘allegro’ con filo di malinconia soprattutto nel secondo concerto.
Brano’ preferito: il primo movimento del concerto di Mendelssohn.
Violino dell’amore (le violiniste sono una delle cose più sexy al mondo ed ad ogni concerto ce n’è almeno una che fa scattare l’ottimo amore platonico semplicemente facendo il suo mestiere): seconda fila di archetti, occhiali di metallo, coda, bel naso, sorrisone allo scroscio di applausi del pubblico sul finale.
Migliori orchestrali: il terzetto di contrabbassi. Tre generazioni di capelli bianchi che potrebbero essere i figuranti di uno show comico in cui il protagonista, un uomo al contempo folle e disastroso, ha una sua personale colonna sonora sottolineata da questi musicisti che gli appaiono come in una nuvoletta sopra la testa. E fanno le facce buffe. Uno è un uomo dell’ottocento coi basettoni folti e bianchissimi, l’altro ha la coda con capelloni ricci da studente fuori corso e sicuramente un paio di Converse sfasciate sotto il frac, l’ultimo sembra un ragioniere brizzolato prestato alla musica.
Momento ‘riderone’: un tipo in platea spara uno starnuto strozzato ma al contempo fortissimo. Ilarità fra le file degli archetti, ridenti mentre sfogliano la pagina dello spartito.
Solista (nonchè direttore): bravissimo. Su è giù dal sediolo in pelle, pennella lanci per l’orchestra e ricama veloci schizzi sulla tastiera. Muove armonicamente le braccia verso l’alto mentre suona le parti lente e ha una bella pancetta da successo e da ore seduto a memorizzare studi di musicisti italiani che regalerà come bis dopo applausi entusiastici al termine dell’esibizione (ah, fanno anche un movimento tratto dal primo concerto di Beethoven, giusto per gradire)
‘Oscar’ nel pubblico: la bimba in platea che salta con entusiasmo sulla sedia mentre il direttore nel secondo concerto, senza pianoforte, saltella mentre dirige gli orchestrali. Un vero spot alla ‘sinfonica’.

Prossimo appuntamento: piano solo. Daje.

* mi scuso in anticipo se dovesse passare di qua un esperto di musica classica e offendersi delle considerazioni poco serie.

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