Posologia Cinematografara (tre film in quattro dì)

Tre film diversissimi fra loro, in quattro giorni. Osservazioni sparse, occhio a piccoli spoiler. In ordine di visione, via:

Jimbo & Primati 
Ho visto il reboot, remake, restart, prequel, sequel, alternatetake o quello che è dell’ennesima operazione dell’Hollywood senza idee nuove.
Non è brutto ma è un film che non mi interessava prima, non mi ha interessato durante e non mi interesserebbe nemmeno dopo. Sono andato perché bisogna sostenere il cinema del paesello (quando non programma orrende commedie italiche) e perché me l’aveva caldamente consigliato il mio antagonista cinematografico, un amico con cui siamo in disaccordo totale su ogni film che vediamo. Se il film mi piaceva, tutto di guadagnato, altrimenti altro capitolo dei nostri scontri verbali.
Nel film c’è James Jimbo Franco che è sempre uno dei miei preferiti ed è sempre pucci *. Poi c’è un’attrice indiana che non c’entra niente ma è molto bella, c’è John Lithgow che fa l’anziano malato, ci sono effettacci che poi diventano effettoni, c’è la multinazionale che ovviamente è brutta e sporca e profittatrice e cattiva e c’è un siero magico. Insomma un bel po’ di cose che fanno pochissimo per scrollarmi di dosso la noia di una storia già nota, incluse implicazioni sociali e sociologiche abbastanza innocue e incollate alla vicenda.
Poi le scimmie finalmente si incazzano che l’uomo è cattivo e pure questo si sa e da lì il film punta tutto sull’azione e diventa un po’ più divertente. Solo un po’ perché poi, ovviamente, si sa già anche come finisce poiché ne han già fatto quattro di sequel in un cortocircuito temporale, questo sì abbastanza divertente. Quindi, al netto di un finalone spettacolare, Jimbo Franco e di A.Serkis in formato scimpanzé digitalizzato, della mia idiosincrasia ai film con gli animali (a meno che non siano PUCCI anche loro), il film rimane un discreto prodotto di entertainment (leggi anche: fa il suo dovere) ma resta un film molto dimenticabile.
* = due giorni fa, alla stesura del capitoletto ‘scimmiesco’ c’era il link alla pagina di wikipedia con la spiega del termine per i due che non lo conoscono. ora ‘wiki’, per colpa di una proposta di legge dannosa alla nostra salute, si è autosospesa, facendo benissimo. se non conosci ancora la storia, leggi il comunicato, è istruttivo e deprimente.  

Lettino con frustino
L’incontro dialettico e di personalità fra due delle menti più brillanti della piscoanalisi parte da buoni presupposti di curiosità per la materia trattata e di cast ma risulta essere una discreta delusione. Probabilmente questo giudizio sommario è dovuto anche alla mia ignoranza della materia di cui è costruito il film. Non sapendo nulla di psicologia e non avendo visto tutta l’opera di Cronenberg, credo sia difficile, potere giudicare effettivamente la pellicola.
Colpa di una freddezza sotterranea, di un distacco quasi accademico nello svolgimento della storia che risulta poco coinvolgente, come se le diatribe ideologiche e gli avvenimenti a base di tradimenti non solo intellettuali, rimanessero sullo schermo ad ornamento di interni e costumi eccellenti. Anche i dialoghi non sono quasi mai davvero brillanti o, ripeto, non ne ho colto la brillantezza per deficit personale.
L’unica battuta che ricordavo all’uscita è quella pronunciata sulla nave, come una porta su un possibile film che non vedremo mai (in due parole, i ‘danni’ dell’eccesso di psicanalisi sull’uomo moderno). Rimane un film spaccato a metà con uno scontro di personalità che non riesce ad appassionare e una storia di amore che risulta più efficace grazie soprattutto alla pallida Keira, il lato ‘passionale’ del triangolo psicanalitico che se all’inizio esagera nella caratterizzazione poi si carica del ruolo più complesso uscendone meglio dei due attori, forse troppo maschi e arrotini per essere credibili nei ruoli.
Ahimè, troppo poco per un film che promette molto puntando su temi forti ma rimanendo colpevolmente in superficie e soprattutto rischiando di annoiare lo spettatore. Potevano forse uscire di più dalla teatralità (il testo da cui è tratto fu scritto per il teatro) e sporcarsi le mani che noi pecoroni si era pronti a farci illuminare sulla strada della psicanalisi, e invece, no.

#ilfilmdellanno
Erano settimane che il mio piccolo mondo web ribolliva di attesa. Prima nei giorni di Cannes, poi dal giorno dell’uscita nei cinema su twitter è stato un lungo continuum di hashtag positivissimi che piovevano in un tornado di approvazione estasiata.
#filmdellanno #capolavoro #OMG #ryangoslingseidio #refnnuovogurudelcinema #awww #robagrossa.
Posso solo confermare che è tutto vero. L’hype non sbaglia sempre e sto giro ci ha preso in pieno.
Drive‘ sembra un film anni ottanta, ha i titoli in rosa shocking, i guanti in pelle, un giubbotto di raso con uno scorpione decorato che dovrebbe diventare il ‘must have‘ della stagione (ma ci accontenteremo di rispolverare il caro vecchio giubbotto di jeans) ed è sottolineato da un accompagnamento di sintetizzatori nuvolosi con aggiunta di shoegaze nella colonna sonora. ‘Drive‘ ha un cast calibratissimo di espressioni contenute ma di grande profondità in una sceneggiatura di poche ma pe(n)santi parole, tutto guidato da un occhio registico raffinato e di notevole eleganza. ‘Drive‘ si appoggia al muro con classe e una semplicità disarmante, ha squarci di luce nel buio di una violenza esplosiva, seguendo il suo ritmo pacato e guidando in una città enorme, luminosa di notte e accecante di giorno in una serie di sequenze che fin da subito entrano nel palmares delle citazioni doverose. La scena dell’ascensore, per dirne una, facile.  ‘Drive‘ è scandalosamente romantico, sorprendentemente violento, preme sul respiro dello spettatore con mano gentile ma ferma, si mette in posa ma può permetterselo ed è soprattutto un vero, grande western contemporaneo con bonus di eroe solitario e perfetto.
Per una volta, davvero, fidatevi. Questo è un filmone, davvero bis.

One thought on “Posologia Cinematografara (tre film in quattro dì)

  1. Concordo perfettamente su Cronenberg. E non credo sia un problema di scarsa conoscenza della materia. Pure fosse, alla fine un film deve riuscire a coinvolgerti e farti capire anche – che so – la meccanica quantistica. Se non ci riesce vuol dire che è freddo, ha fallito, è un saggio accademico. Secondo me Cronenberg ha raffreddato troppo la materia, tagliando fuori lo spettatore.

    Su Drive nulla da aggiungere. Film dell’anno senza dubbio. Son rimasto talmente colpito che nn riesco a mettere due parole insieme per una recensione.

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