I duecento metri di Hanna

‘Hanna’ è come un corridore inesperto sulla distanza dei duecento metri. Parte fortissimo mostrando tutte le sue qualità, non aggredisce bene la curva ma riesce a sprintare negli ultimi metri.
La storia (spoiler alert, ocio) di una ragazzina trasformata dal padre in un’arma letale durante anni di allenamenti nella foresta che finisce per scelta ma anche no in un regolamento di conti col passato, ha un inizio folgorante. La prima mezz’ora è visivamente affascinante e rende bene l’atmosfera e il personaggio.
Il film poi perde mordente nella parte centrale fra eccessive e sbagliate caratterizzazioni dei comprimari (la tuta e gli skin? l’altra ragazzina?) e un problema non tanto di ritmo quanto di interesse per la storia, che diventa uno scappa-scappa in salsa spy appesantito da qualche spiegone di troppo che spegne l’empatia che la protagonista si era facilmente conquistata nella prima parte.
Recupera smalto nel finale con un paio di idee che seppure un filino didascaliche funzionano per quadrare il cerchio della storia.
Forse la colpa è del regista che ha un gran occhio, la solita predilezione già vista per geometria visiva e i piani sequenza e gira pure ben congegnate scene d’azione (un paio sono davvero notevoli) ma forse il suo senso estetico si mangia un po’ la storia che avrebbe bisogno di un guizzo o di più originalità forse nei personaggi.
L’attrice col nome impronunciabile che dà il volto alla giovanissima eroina è perfettamente a suo agio e conferma di essere una delle baby star da seguire con attenzione, della Blanchett non parlerò mai male e qui come regina di ghiaccio delle trame segrete e delle scarpe col tacco basso funziona, mentre Eric Bana ci dà dentro col fisico.
Ah, la colonna sonora dei Chemical Bros. fortunatamente non è invasiva ma sottolinea con gusto e beat i vari momenti dell’azione.
Insomma, un po’ peccato perchè dopo quella prima mezz’ora ero già pronto a fare il coro ‘Bomba! Bomba!‘ invece resta soltanto un discreto film che comunque consiglio perchè l’occhio cinematografico vuole la sua parte e qua la ottiene.

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