dal tramonto all’alba (sposi & circus)

Alle cinque del mattino il mondo è davvero in ordine.
La campagna è un verde intenso, puntellato da poche case e un agriturismo che ha ospitato una festa.
Lunghi pigolii di uccellini che avvisano del giorno nuovo, fanno da contrappunto a una banda di rane nascoste in qualche canale, in un concerto con lunghe pause e improvvise accelerazioni.
Poco più in là, un coppia di cigni si muove lenta sullo specchio d’acqua che ha riflesso immagini di danza e chiacchiere di una serata lunga e indimenticabile.
Nel cielo ci sono pennellate orizzontali, un acquerello coi colori che paiono intinti nell’umidità di una notte in campagna.
L’arancione scivola in un giallo tenue che si tramuta in un bianco lattiginoso che cede il posto a un azzurro ancora incerto. In fondo, resiste un barlume di blu scuro destinato presto a disperdersi come un’ombra mentre una finestra si apre in una casa vicina, un cigolio che fa entrare la prima aria fresca del mattino, buongiorno.

 Sembra di stare in un altro pianeta. Un posto con radici così profonde che se le riconosci difficilmente riuscirai a staccartene del tutto.
A pochi metri, pare incredibile ma bastano due curve e ci sei, scorre una delle arterie del traffico quotidiano. La via che taglia in due la regione, spesso incasinata di file che racchiudono macchine che trasportano problemi quotidiani che hanno il maledetto vizio di non dare il tempo di pensare a quanto è passato dall’ultima volta che hai visto l’alba.
Quanto possa essere bello e pacificante provare a decifrare quel colore che si forma nel cielo alle cinque e mezza di un mattino d’estate. Un viola opaco che uno stilista pagherebbe per vedere riprodotto nella stessa tonalità sui suoi vestiti.
I filari che paiono risvegliarsi, sembrano stirarsi, senti le loro piccole venature nodose che scrocchiano. La banda di rane ha terminato il concerto gracidoso, consapevoli che la notte è passata togliendo il sonoro e facendo piombare il fazzoletto di terra in un quieto silenzio.
Una notte che è stata speciale, con un sapore di amicizia misto a spezie gitane, al centro di una pista da circo.
Una notte di gioia sudata e meritata, una grande festa che da un prato inglese diventa una terrazza e poi un sabba di danze scatenate. Di vestiti eleganti che diventano completi da spiaggia multicolori, di balli di mosse sudate e brindisi pieni di bicchieri di plastica con la condensa del ghiaccio tritato a dare conforto.
Le stelle ci accompagnano, fuori, barlumi di una notte quieta e buia. Le stelle ci sovrastano, sopra, disegnate sulla plastica di un tendone pensato dalla coreografia unica e speciale di un matrimonio particolare.
I ballerini e la caciara gioiosa riempiono la tenda dove poche ore prima si era assistito a un giuramento scritto con passione e sigillato in un bracciale di veli di seta colorati che avvolge le mani dei celebrati celebranti, annodandoli con parole che pronunciate sembrano antiche ma sono assolutamente moderne e necessarie allo stesso tempo.
Fiducia e (ri)conoscenza e rispetto e ‘TU’.
I colori degli sposi che ornano la vita di lei e la manica di lui, mostrine di onorificenze di una storia insieme, assomigliano a quelli dell’alba, ma più accesi, nitidi.
Loro son troppo stanchi e felici per accorgersene, ore dopo avere gridato con la voce strozzata di emozione il loro ‘tu’.
Via, il cielo ora è dominato da un giallo spento che in breve diventerà l’azzurro leggero del primo mattino tranne laggiù dove c’è un campanile, simbolo di riferimento contadino, dove la punta con la campana tocca un riflesso di rosso arancio mentre l’oscurità per ora sparisce.
Buonanotte, ma ormai non è più notte.
Sarà una giornata di sole, il rossore ne è un segno premonitore.
Ci sono due file di nuvole là in fondo ma sembrano la firma sbilenca di un pittore su una tela finita.
Buona giornata amici, sarà bellissima e lunga di voi.

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