avere un cuore nell’azione (e un gran bel software)

(ho visto ‘Source Code‘. è bello. qui due cosette. dopo il Ps. c’è una nota sul finale. se lo vai a vedere – e la risposta è sì – non leggere)
(vè che brutta la locandina italiana del film) 

Duncan Jones due anni fa fece ‘Moon’ gioiellino indipendente a basso budget amato dai blogger/cinefili e sconosciuto al resto del mondo. Per esempio, dalle mie parti uscì a maggio inoltrato dell’anno scorso in una sala, per una settimana. E’ anche il figlio di David Bowie per gli amanti delle genealogie, etichette, riferimenti.
Il buon risultato della prima pellicola, gli regala la promozione a un film con budget e attori di peso. Lui prende la valigia e si trasferisce volentieri portando con sé molti punti di contatto con la sua opera prima, lavorando ancora sul tema del doppio e sugli spazi chiusi.
Questi ultimi poi risultano ancora più claustrofobici e opprimenti, in netto contrasto con le eccellente immagini di apertura, uno spottone alla città di Chicago che uno pensa subito ‘vè che bella Chicago, andiamoci’.
E’ la storia di un soldato alle prese con una missione delicata e innovativa, rivivere grazie a un software e alle magie scientifiche, gli ultimi otto minuti della vita di una vittima di un attentato ferroviario, per cercare di prevenire altre bombe, per salvare altre vite, per fare i conti con la propria esistenza.
In un contenitore sci-fi, Jones padroneggia il meccanismo narrativo (una specie di ‘Ricomincio da capo’ ma con il pericolo dentro) con grande abilità mischiando con perizia e intelligenza l’azione e l’introspezione dei personaggi (buono il cast e una mega caduta di mandibola ogni volta che lei arriva sullo schermo).
Il bello del film è che oltre ad essere opprimente e ansioso, adrenalinico ed emozionante (riuscirà il nostro eroe?) a differenza di molte pellicole action questa possiede un cuore sempre pulsante e che viene svelato totalmente nel finale. Un cuore poetico, che è grande così.
Bravo Duncan, il figl, no il regista. Quello bravo. Molto bravo.

Ps.: dopo che il pard di visione mi ha strappato al divano (grazie). dopo che ‘erano anni‘ e siam andati a un secondo spettacolo serale popolato da giovani ragazzini e coppiette. dopo una volata su un paio di tangenziali manco fossimo in F.F.five‘ per arrivare in orario. dopo una gag con la maschera che confessa impunito che lo sa che i cartelloni all’ingresso delle sale sono invertiti e rischiamo di entrare nella sala dove fanno un filmazzo lozzo italico. ecco, dopo, non va bene, perlomeno infrasettimanalmente, sedersi su poltrone così comodose e parzialmente reclinabili che basta che il film sia un momento paccoso e si rischia la pennica. vero, pard?

(le notarelle sul film si fermano alla scena qui sopra quella  – per chi l’ha visto, chiaro – dove l’orologio si ferma. il film poteva terminare anche lì. così. sarebbe stato bello comunque. poi il finale, quello vero, scivola in un campo minato di realtà parallela e qui ognuno fa i conti con i propri gusti o le proprie asticelle dell’incredulità.
personalmente, ci casco dentro con tutti i piedi, volentieri)

One thought on “avere un cuore nell’azione (e un gran bel software)

  1. Io ci cascherei pure, ma quel finale mi puzza troppo di compromesso. anche perché è attaccato un po’ con lo sputo al contesto fantscientifico presentato.

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