Brava gente: Rango, Micky & Olive

(note in libertà sui film che ho visto recentemente, qualche spoiler, tre-due-uno, via)

Una lucertola che inganna il tempo inventandosi sceneggiatore e regista delle proprie solitarie avventure, si trova per caso a viverne una vera, forse più grande di lui. Indosserà cappello e stivali da cowboy per cucirsi addosso il ruolo che gli cambierà la vita.
Rango‘ è un film strabiliante. Visivamente la computer graphic è meravigliosa e le magiche manone di un colosso come la ILM per gli effetti e gli occhi di Roger Deakins, il maestro delle immagini di solito assoldato dai Coen Bros., come consulente per le riprese, credo abbiano dato un grosso contributo alla realizzazione incantevole di un polveroso ammasso di umanità animale, sporche e assetate ai confini del wild wild west, re-interpretato al computer. I personaggi sono uno spasso, tutti arricchiti di piccole caratterizzazioni, trovate brillanti, polvere, denti marci e vara umanità da manuale del western. L’eroe è classicamente il tipo catapultato in una situazione imprevista.
C’è un momento dove il film entra pericolosamente in un territorio mistico, cosa che probabilmente spiazza i bambini, che comunque si erano già diveriti assai, io forse di più, con le acrobatiche evoluzioni delle vivaci e scattanti scene di azione, ma è un momento intelligente di gioiosa citazione e spericolato incrocio fra generi e un ulteriore omaggio al genere western. Inquadrature, ambientazioni, battute, tutto è un omaggio ai film con gli speroni addosso, soprattutto a Sergio Leone, ma questo diventa un pregio, una sorta di riscrittura con lucertole e cento altri animali che rinnovano il mood e i caratteri tipici delle storie west. Personalmente, se mi dai un western ben fatto, io ci entro con tutti gli stivali e questo sono due film in uno.
Un ottimo western e una commedia d’animazione brillante, divertente, appassionante. Cosa volere di più? Il cinema del paesello che nel giorno dei festeggiamenti per l’unità espone la bandiera, alla faccia dei poveracci che blaterano di separazione? C’era pure quella, stesa sopra l’insegna, in un impeto di cine-patriottismo. Cuore gonfio di gioia, voglio uno Stetson a  tesa larga, yuppi!


Sarebbe molto divertente enfatizzare le pecche di ‘The Fighter‘. Una certa prolissità nel racconto, l’insistito richiamo alla identità dell’ambiente e alle meccaniche di famiglia, l’esagerata istroneria di Bale, la solita televisione che spia le vite ma che è utile anche a spingere certe vite, pochi dialoghi davvero pungenti, la meccanica narrativa già vista (questo ci sta) in troppi film ‘sportivi’ di sconfita e riscatto, la prevedibilità della storia, le troppe sorelle del protagonista.
Non si può. Poichè tutto passa in secondo piano quando il film in vari momenti prende le budella, colpisce basso e funziona emotivamente e mi son trovato a fare il tifo, a sferrare pugni immaginari per la rabbia o per la gioia. Trovo poi sempre più belli i film che sfruttano molto la fisicità, rendendola un mezzo disturbante. Non sono i muscoli e le scene sul ring, sono naturalmente le botte e le ferite non solo fisiche a fare male.
The Fighter‘ è un bel film, solido e potente. Promosso e da promuovere. Anche per Amy Adams (a cui spetta la battuta migliore del film, “don’t call me skank or I’ll rip that nasty hair right off your fucking head“, applausi) bellissima e bravissima, anche per Marky W. che finalmente inciampa in un ruolo dove il suo faccione è perfetto, anche per la bella colonna sonora con picco di inno rock trashone.
E anche perchè mentre camminavo lentamente nel corridoio che porta alle sale, rimanevo malamente colpito, peggio di una combinazione testa-corpo di Mickey, da brutti cartelloni promuoventi commedie italiane fra ‘mare‘ ‘cuba‘ ‘vestiti‘ ‘amici‘ ‘bova‘, robe che non mi interessano nemmeno per sbaglio, tutte afflitte da una serialità senile o da un pessimo gusto pure nella scelta dei cartelloni pubblicitari. Infatti, nelle mie province ‘The fighter‘ è sparito dalla programmazione ieri. Peccato.
A proposito di commedie, una commedia non italiana che ho visto, che è stata in programmazione il tempo di dire ‘toh‘ per poi sparire, è ‘Easy A‘, uscita in Italì col titolo di ‘Easy Girl‘, traduzione che brillantemente perde il riferimento del titolo originale all’argomento (anche letterario) della storia.
College americani, sesso, brava ragazza vs. gossip, genitori meravigliosi vs. amici-nemici, (presunti) cattivi comportamenti vs. vere religioni. Un film brillante, divertente ma non banale, con idee, una protagonista meravigliosa, un cast di contorno eccellente, bei dialoghi pure in web-cam, che lascia risate, un tocco di romanticismo e un paio di pensieri preoccupa(n)ti sui comportamenti sociali dei teenagers. In America, forse anche da noi.
Una commedia coi fiocchi e con riferimenti potentissimi agli anni ottanta che se mi citi John Hughes, il breakfast club e mi piazzi ‘Don’t You‘, bè…mi avrai.
I’m Easy, baby.

2 thoughts on “Brava gente: Rango, Micky & Olive

  1. Easy A è come dovrebbero essere tutte le commedie e che poche purtroppo sono. Emma Stone è PERFETTA

    a me i pugili hanno convinto fino a un certo punto. Bale è bravo ma veramente troppo compiaciuto e istrionico. straborda dal personaggio.

    Rango è una delle cose più divertenti degli ultimi tempi, carico di citazioni che a un fan del western come me non può fare che piacere.

  2. sui pugili alla fine ho tifato, quindi, promossi nonostante strabordanti interpretazioni…e, Rango, wow, ho già voglissima di rivederlo…

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