Piscina (immersione)

Ci sono quelli che vanno in piscina per curarsi il fisico, quelli che usano il nuoto per allontanare gli spettri della prova-costume o del passaggio davanti a uno specchio, quelli che ci vanno per agonismo, quelli che ci vanno perché gliel’ha consigliato il medico che nuotare fa tanto bene alla schiena.
E io, che spesso vado per dieci secondi di intensità subacquea.
Sono quei secondi che passano dal momento in cui mi immergo nell’acqua al momento in cui faccio la prima bracciata.

Mi immergo, non mi tuffo.
Nel tuffo c’è la fretta della pausa pranzo, la sincronia dovuta al traffico della corsia, quella che “mi tuffo adesso così parto davanti a quello che è lento”, lo start dell’agonista, il timore dell’acqua fredda da affrontare a viso e braccia aperte, la plasticità del gesto anche solo per far colpo su quella là che sicuramente sta guardandomi.
Niente tuffo, mi siedo sul bordo e scivolo nell’acqua lasciandomi avvolgere dal suo freddo abbraccio.
A volte, naturalmente spesso d’inverno, caccio un urlo subacqueo chiedendomi spesso se qualcuno mi sente. Rimbalzo sulle gambe, punto i piedi contro il bordo vasca sentendo i puntini della piastrella appositamente concepita che mi solleticano la pianta del piede e mi spingo leggermente, come fossi una canoa. Tiro due sgambate, i piedi come pinne e faccio una bracciata subacquea a rana, arrivando a sfiorare il fondo vasca. L’acqua arricchita di cloro mi accarezza, pare mercurio, per qualche secondo non c’è nient’altro se non il freddo, i sensi che si aprono letteralmente come i pori, i pensieri che svaniscono in bollicine di nulla.
Mi allungo stirandomi come un gatto appena sveglio, chiudo gli occhi e sento piccole parti dentro il corpo che quasi scrocchiano, si allineano manco ci fosse un transfomer dentro di me che sistema i suoi componenti.
Mi lascio scivolare nel silenzio acquoso. Sono circa dieci secondi.
E’ un peccato dover respirare, è un peccato dovere riaffiorare alla realtà.
Inspiro e poi via, verso il bordo vasca, laggiù. La prima bracciata, spezza l’incantesimo.
Nuoterò un po’ e a volte penso che potrei già uscire e andare a fare la doccia.
I miei dieci secondi, anche oggi, li ho avuti.

(Post che è quasi uno spin-off di una cosa scritta tempo fa per setteperuno. Non conosci setteperuno? Conoscilo!)

3 thoughts on “Piscina (immersione)

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