Bi Gei (a football tale)

Nei primi due quarti la squadra ospite domina, mostrando un gioco chirurgico fatto di comodi passaggi ‘nella tasca‘ che fruttano solo due touchdown di vantaggio. Nel terzo periodo calano un po’ permettendo ai padroni di casa della gelida Chicago nella giornata delle finali di conference, di avere una chance per recuperare la partita, dopo un piccolo dramma in panchina. Il quarterback titolare gioca una partita pessima, poi si infortuna. La riserva gioca due azioni offensive una peggio dell’altra. Entra la riserva della riserva. La carta della disperazione. Giovane ed inesperto. L’emozione gli passa nel tempo di raggiungere il centro del campo e lanciare un incompleto. Poi gioca in fretta, non pensa alla responsabilità e lancia bene. Chicago segna. Meno sette. C’è la possibilità di assistere ad una di quelle storie che diventano epica istantanea. Il panchinaro che dal nulla potrebbe portare in finale la sua squadra.
Ultimo quarto, terzo tentativo, cinque yard da conquistare. Un fazzoletto di terra concimato di speranza per i tifosi di casa  che incitano la loro squadra dagli spalti brinati.
Il cronometro ticchetta implacabile.
I giocatori sono sulla linea.
I loro polmoni sputano adrenalina mista ad aria che è un soffio gelato.
Piegati in formazione paiono un gruppo di tori pronti a scontrarsi. La palla, snap, schizza verso le mani del quarterback.
Il bello del football americano, fra le altre cose, è che la difesa svolge il suo compito anche attaccando mentre l’attacco deve anche proteggere il suo ‘regista‘. In questo (parziale) ribaltamento dei ruoli spesso accadono le prodezze che poi vengono consegnate alla piccola storia della partita, a volte dello sport stesso.
La linea di difesa dell’attacco non tiene l’enorme pressione della linea difensiva che carica verso il quarterback. C’è anche un blitz da un lato. Il lancio parte sotto pressione, ma non è preciso.
BJ è un omone gigantesco di un metro e ottantacinque per centocinquantatrè chili. E’ la sua seconda stagione come difensore di Green Bay. Una macchina di carne e muscoli pronta a tritare ogni ostacolo. BJ è indietreggiato di qualche passo dopo lo snap. Il ricevitore gli è dietro e l’ovale gli arriva fra le braccia come un regalo. E’ un po’ sgraziata la corsa di BJ che alza il braccio, la mano, il pallone, a mezz’aria, quasi ad indicare a se stesso la via verso la gloria, verso il momento che per lui è storico quasi più che per la sua squadra. BJ corre 18 yarde con la sua panciona che sobbalza, il quarterback in un disperato tentativo prova a togliergli la palla dalle mani, proprio mentre il fiato di BJ sembra venire meno nel freddo dell’Illinois. Troppo tardi. La palla passa la linea. Touchdown.
BJ fa un balletto, regalando a sè stesso una gioia goffa e genuina, una danza spontanea, muovendosi come se avesse un immaginario hula-hoop intorno al ventre carico di hot dog e ore di palestra. Ridicolous, come hanno scritto i giornali Us oggi. E stupendo. Poi arrivano le classiche pacche e high-five dei compagni.
Noi saltiamo sulle sedie, urliamo e ridiamo. BJ giocherà il Superbowl e come ogni anno non ce lo perderemo. Personalmente avrò un occhio di riguardo per questo gigante che dopo l’hanno intervistato e ha una voce debole e un po’ acuta che fa pure un po’ ridere appiccicata a un corpaccione enorme come se qualcuno si fosse divertito a scompigliare le carte nel suo dna.
Bella, BJ. Ne varrà sicuramente la pena perdere una notte di sonno.

Ps.: post dedicato al mio pard di visione, che le promesse son promesse. K-Pow!
Ps2.: l’avversario di BJ sarà tostiello, eh…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s