(here) Paesaggi mistici (after)

Nella sala delle colonne ci si raduna dopo avere visitato i piccoli padiglioni che ospitano la personale di un pittore. L’organizzatrice della mostra tiene un breve discorso dove ringrazia chi ha collaborato per poi ribadire una cosa semplice ma evidentemente complicata da capire, ossia che la cultura è fondamentale in una società giusta, per poi introdurre l’artista. Che ringrazia tutti per la presenza per poi illustrare il suo percorso artistico un paio di opere. Una delle quali è una serie di quadri di piccole dimensioni che lui ha chiamato ‘Paesaggi mistici‘.
Spiega con sobrietà di parole che l’idea di produrre questa serie gli è venuta a seguito di un lutto familiare. L’artista stesso cita il film di Eastwood come un’opera che tratta, alla stregua dei dipinti, una domanda bella grossa. Cosa c’è dopo?
Nei suoi paesaggi il pittore trasferisce la sua immagine dell’aldilà proponendo piccole visioni a tecnica mista su tavole di forma quadrata che alternano panorami con colori tenui e impalpabili, figure angeliche, stelle e proiezioni scure, miste a colori vivaci e striature di oro e altri materiali.
Casualmente, dopo la mostra, si va a vedere il film di Eastwood.
Erroneamente, entro ricordandomi le parole dell’artista saggio e gentile. Il pittore, non il regista.
Infatti, per affacciarmi su una materia tanto enorme e per sondare i miei pensieri relativi alla morte e a un (possibile?) aldilà,  è stata più ispirazionale, più intensa, più significativa la visita alla mostra, il fermarmi davanti a quella serie di quadri e il riflettere a quei cinque minuti di parole, piuttosto che il paio d’ore di film. (segue, con ampi spoiler sulla trama, dopo il salto)

Naturalmente il paragone è forzatissimo dato che, banalmente, le due forme d’arte non sono paragonabili anche se l’una può trarre ispirazione, o conforto e confronto, dall’altra e sicuramente davanti a una tela ognuno può farsi il suo personale film.
Clint rischia grosso e comunque, da grande ammiratore, parte l’applauso per il tentativo lodevole e coraggioso di raccontare una storia di sofferenze personali con sottofondo di soprannaturale. Terreno alquanto sdrucciolevole e facile alle cadute, di stile o di tono.
Il film apre con una sequenza molto bella e in generale la prima mezz’ora incuriosisce. Poi, la narrazione diventa piatta, si appoggia a troppe lacrime sullo schermo, a colpetti di sentimentalismo accompagnati da schemi telefonati (la sequenza degli assaggi e le scene successive) e scelte di sceneggiatura che mi han lasciato forti dubbi (la spiega sui poteri del protagonista, la spiega della dottoressa davanti a un tè sulle montagne innevate). Non che sia tutto da buttare, anzi, ma mi è sembrato un tentativo tanto ambizioso quanto irrisolto e soprattutto poco coinvolgente con un finale che ho trovato alquanto convenzionale. Come dire ‘bè, tutto qui?‘.
Alla fine infatti è evidente che il film non parla dell’aldilà ma parla di chi resta. Peccato che non lo faccia in maniera convincente.
E così i paesaggi mistici rimangono appesi insieme alle mie emozioni, alle pareti di un complesso storico in centro città,  in quella sala con le colonne in mezzo, dove tornerò per un’altra visita.

Postilla uno: M.Damon mi è sempre simpatico, ma: imbolsito? Grazie, ma anche no. Invece grazie e molti SI! ed evviva per questa attrice di una bellezza clamorosa.
Postilla due: nel doppiaggio quando la bellissima che nel film è franscese parla in inglese (nella versione originale) è doppiata con l’asscento franscese che fa un po’ ridere e un po’ fa cadere le brasscia eh.
Postilla tre (collegata alla due): una parte neanche piccola del film (quello parlato en francais) è sottotitolata. Prendiamolo come un test sul pubblico del sabato sera-multisala che ha seguito senza problemi tutte le conversazioni nonostante i subs e, dai,  facciamo uno sforzo e sottotitoliamo i film. Dai! Dai! Dai!
Postilla quattro: sabato sera al cinema. Erano anni che non. In fila per il biglietto ascolto brandelli di conversazione dei miei compagni di coda. Da un approssimativo calcolo, cogliendo attese e commenti sui film in programmazione ed aiutato anche dal countdown dei posti rimanenti sui display alle casse commentato a voce altissima e pure un po’ preoccupata – ‘non si può restare fuori eh’ – dal tizio dietro di me, l’80% delle persone vanno a vedere il film del tizio di Zelig. Bah.
Postilla cinque: multisala malefico che mi fai uscire direttamente in strada perchè, testuale, ‘Dall’ingresso non si passa c’è troppo ressa’ ‘Ma sa dit? E io dove vado in bagno? Sulla via?’ ‘Mi dispiace signore’.  Sono andato sulla via.

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