Calicantus d’amour

E’ che in questi primi giorni dell’anno mi sono imbattuto in una serie di racconti sull’amore e sulle coppie, su desideri e proponimenti, su errori e perdono, su rotture e riconciliazioni, su sensi e significati. Tutto sommato, le solite cose che si raccontano quando c’è una novità, quando c’è un problema, quando c’è un meccanismo delle rotelle che si inceppa, quando si sbriciola tutto, quando si cerca un collante che quando si fila via lisci come un treno giapponese in orario non c’è niente da raccontare. I racconti delle cose d’amore sono tutti simili e tutti diversi simultaneamente, non lo scopro certo io, basta averne ascoltati un po’. E stasera tornando a casa dopo una giornata lavorativa iniziata e conclusa con messaggi fitti di narrazione amorosa, ci pensavo e mi è venuta in mente una frase. Limpida e nitida. Una cosa strana perchè mi confondo moltissimo con le citazioni.
Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo“.
Sostituire storie d’amore con famiglia e il gioco è fatto. E mentre pensavo a chi era che aveva scritto questa frase senza (*) arrivarci, simultaneamente armeggiando con tasche, guanti e chiavi ho sentito un profumo nell’aria. Deciso e intenso. Mi si sono aperte le narici come se vi avessero sparato un idrante di rinazina e, come Poldo coi panini, camminavo col naso all’insù, seguendo la scia.
Mi dimentico sempre che dietro casa c’è un albero. Uno dei pochi che fanno i fiori d’inverno. Uno dei pochi arcigni nemici del grigio invernale, che combatte l’uniformità dei colori, la nebbiolina che spesso al mattino cerca di deprimermi, il freddo a volte umido e a volte pungente, con le armi della bellezza e dell’armonia.
Se uno ci pensa un fiore che sboccia a gennaio è eccezionale, no?
Mi sono avvicinato e ho sentito la forza inaudita di questo profumo. Mi è sembrato un misto di tabacco e cuoio ma molto dolce, tipo sandalo, forse, ma non è che sia molto bravo con le essenze, che ci vorrebbe, banalità, Süskind a tirare fuori tre righe che ti lasciano secco ad ammirare il profumo sulla pagina.
E mentre ero lì nel buio con le mani in tasca ad annusare a pieni polmoni questa magia di una sera invernale, ho chiuso gli occhi e come in un rapidissimo montaggio iperattivo, mi sono apparse davanti le immagini delle storie che ho ascoltato in questi giorni.
Ho riaperto gli occhi e per un attimo ho pensato che tutto si sarebbe risolto al meglio per tutti i protagonisti,  mentre guardavo i piccoli fiori di giallo sbiadito coi petali come ciglia, che pareva mi facessero l’occhiolino.
Poi, mi è arrivato un sms. Era una piccola bella notizia di una piccola storia di quelle storie tutte uguali e tutte diverse.
Ho pensato che era già un post e direi che è tutto qua.

(*) : thanks, wikipedia

Ps: il titolo si riferisce al nome dell’albero e a questo disco per associazione di suono (circa)

5 thoughts on “Calicantus d’amour

    1. (arrossisco, byron. non ho mai letto nessuno dei due, perdona l’ignoranza totale, magari provvedo. Chekhov, check…)

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