Fotografia di un matrimonio

I wanna know, have you ever seen the rain..

ci sono mani appiccicose di vino frizzante rovesciato a furia di brindisi e di autan spruzzato per tenere lontane le fetide e rapacissime zanzare che ancora infestano la campagna in una giornata un po’ umida, ma col sole e una festa tutta intorno. ci sono piedi doloranti di scarpe troppo stringate o tacchi portati troppo a lungo da ragazze non abituate a vedere il mondo da sopra un tacco otto. ci sono cravatte allentate, ciocche di capelli che si sono ribellate alla messa in piega del mattino, fiori alle orecchie e non più agli occhielli delle giacche non più stirate, vestiti da damigelle macchiati di vino o da uno sbuffo di buona e gialla crema nuziale. c’è un gruppo di ragazzi e ragazze sotto a una luce fasulla al neon ricoperta da una tenda carica di umido che illumina la pedana dei musicanti. i suonatori sono stanchi, han dato molto, si limitano a battere le mani. le chitarre son riposte nelle custodie, i microfoni sono stati regalati a improvvisati ma intonati cantanti. si metton pezzi da cd di compilescion che sono piccoli bignami per un sing-a-long trionfante e un po’ ubriaco. e parte un brano che tutti conoscono, un pezzo di una band americana dei primi anni settanta quando il rock nasceva anche grazie a loro. hai mai visto la pioggia? oggi per fortuna non se n’è vista, grazie, no. e mentre guardo questo quadro tanto reale quanto astratto nel suo momento di perfetta sintesi di un matrimonio, penso anche che forse questa canzone è l’albachiara degli americani ma forse no e comunque vasco c’è sempre da queste parti e si canterà dopo. e il momento perfetto accade per magia. è il momento con il sorriso della sposa sospeso in una pausa di un ritornello di una canzone incisa quarant’anni fa mentre il suo sposo alza un braccio al cielo, i bottoni del gilet che sforzano le asole, e accompagnato dai suoi amici di una vita canta a squarciagola che il microfono chissà dov’è finito. accade con gli occhi chiusi del padre dello sposo quasi a ringraziare per una giornata quasi perfetta, che per la perfezione c’è sempre tempo. accade nelle chiacchiere di una coppia che si interrompono come sorprese da un canto di gioia. accade in un bacio regalato proprio in quel momento dove tutti sanno che il ritornello si abbassa un po’ di tono. e ci vorrebbe la foto che centinaia di scatti di macchinette digitali e obiettivi professionali di tutto un giorno non riescono a riprendere, perchè sono attimi dove non ci sono pose, secondi che scivolano via dalle pellicole e si imprimono solo nei ricordi se uno riesce a vederli. l’attimo fra una frase e l’altra di un ritornello letteralmente semplice a sottolineare il senso di una festa in una giornata senza pioggia. è un attimo, con quella luce, quelle mani, quel vestito non più così bianco, quelle guance rosse, i piedi che saltano, le bocche spalancate, due labbra che si sfiorano, occhi che sorridono.

…comin’ down on a sunny day.

(Felicità, sposi meravigliosi)

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