Io e la mia Svezia

Partiamo dalla fine.
Dal giorno libero dopo il festival. Giorno pensato appositamente durante l’organizzazione del viaggio per visitare meglio Goteborg. Al mattino me la son presa comoda che due giorni consecutivi moltiplicati per undici ore di festival passate spesso in piedi uguale, avere le gambe spezzate. Poi son uscito dall’hotel per completare il tour della città. Tram e poi forza gambette che ce la facciamo un po’ di strada a piedi che il centro città si gira agevolmente. Ecco il museo cittadino ricco di cose interessanti. Poi esco e chiedo un’informazione a una signora svedese che mi consiglia di seguirla. E’ il quindici agosto e c’è la ‘parade’ della città. No, non come in ‘Treme‘ però sulla via principale ci sono dei tizi di scuole di ballo (la maggiorparte sudamericane) che sfilano ballando. Una cosa molto alla buona, pero’ agli swedish pare piacere molto. Io mi annoio dopo dieci minuti, saluto la signora e parto per l’altro museo che volevo visitare. Ho caldo e sono in maglietta. Decido di prendere un gelato, mettendomi in fila chè c’è molta gente in strada, mentre una nuvola oscura il sole. Il tempo di fare la fila, ordinare il gelato, assaggiare il cialdone che, tlic, cade la prima goccia. Dopo cinque minuti piove a secchi. E’ il weekend del festival della cultura, il centro affollato di eventi e gente che cerca riparo ovunque. Io e gli altri col gelato, siamo sotto a un albero. Con una mano mangiamo il gelato, con l’altra cerchiamo di infilarci chi la giacca, chi un maglione. Passano dieci minuti. Dai, smette. Passano altri dieci minuti, ricomincia, ancora più forte. Io e due turisti inglesi ci fermiamo sotto il tendone di un negozio di orologi. Le strade sono deserte, la gente se ne sta rattrapita sotto ogni piccolo riparo o stipata nei bar. Diluvia e la temperatura si è abbassata di cinque gradi in venti minuti. Ad andare a sera la pioggia smetterà ma non del tutto e si alzerà un simpatico vento bello fresco che farà mettere il maglione anche ai nativi che, belli carichi tanto è estate, girano in ciabatte e vestitini della festa estiva. Ecco.
Ergo, son stato in Svezia sette giorni. A gironzolare per Stoccolma e Goteborg con la scusa di vedere un festival di musica. E mi è andata bene che è piovuto solo quella sera (e durante una notte ma non conta e dieci minuti al festival ma io ero a vedere un concerto nel palco al coperto). Quindi, grazie nuvole svedesi che ve ne siete state buone, perchè quando il tempo decide di virare al brutto, lassù dice davvero.
Detto questo, potrei finire il post scrivendo che la piccola fetta di Svezia che ho visto è super, cool, verde, graziosa, bionda & soo lovely. Visto pero’ che sono in vacanza e ho voglia di raccontare, ecco piccole cose sulla mia breve vacanza.
La mia piccola Svezia è stata piena di lunghe camminate.
Il centro di Stoccolma è tanto grazioso quanto piccolo e si gira a piedi praticamente tutto. Ci so anche i bus e pure la metro, solo che io facevo quasi prima a piedi che in metro. Alla fine di chilometri ne ho fatti parecchi anche perchè è proprio gronzolando e pure perdendosi che si riesce, sommariamente e approssimativamente, a respirare l’aria e l’umore di una città. E camminare per la capitale svedese è proprio uno spasso, passando dalle vie del palazzo reale e del centro storico, seguendo la passeggiata da signori sulla Strandvagen, passando sui brevi ponti con cui si arriva sulle prime isolette dell’arcipelago che ospitano musei e l’enorme ‘Skansen‘, proseguendo nel centro ‘moderno’ mescolandosi agli svedesi che affollano centri commerciali e negozi.
Goteborg invece si sviluppa da entrambi i lati di un’ampia lingua di mare con il centro storico abbracciato da un canale che un tempo serviva anche per proteggere la città. Dall’altra parte del ‘canal grande’ ci sono cantieri navali e attracchi per navi commerciali. Anche qui il centro si gira comodamente tutto a piedi, arrivando al primo parco cittadino. Invece se si vuole uscire un po’ è meglio capire subito l’intricata rete di tram e bus che attraversa la città. Quindi, anche qui, piedi in spalla e alla sera qualche dolore alle ginocchia ma naturalmente ne è valsa la pena.

La mia piccola Svezia è stata piena di parchi.
Per gli svedesi il rapporto con a natura è sacro e vitale. Così dice la guida ma mi è parso vero. Non si contano i parchi in entrambe le città. Dal primo che ho visto con la statua di Linné, il botanico di cui in Svezia vanno fierissimi, al parco del festival che a tratti più che un grande parco sembra una piccola foresta. Verdissimi, curatissimi e pieni di svedesi sdraiati su plaid che dormono, leggono su sedie a sdraio o appoggiati ad enormi alberi, limonano, prendono il sole in costume, giocano a frisbee, ascoltano musica. Tutti sono molto tranquilli tranne in un caso. Non si può bere in pubblico. Quindi, se capita di essere in un parco mentre è in corso un concerto per la settimana della cultura e mentre decine di giovani si danno al picnic e alla sbronza e arriva la Polis, scatta la fibrillazione. I poliziotti sono tranquillissimi. A piedi arrivano alle spalle dell’ignaro bevitore della birretta, gli chiedono un documento, gli vuotano la birra per terra e fanno una multa mentre conversano di chissà cosa con il reo.  Gli altri che se ne accorgono prendono il sacchetto blu in cui vendono gli alcoolici da trasporto e si spostano, oppure, come ha fatto una ragazzina swedish a cui ho chiesto informazioni sulla cosa, travasano la birretta o lo ‘jagermeister’ nei contenitori da caffè, finchè il polis-iotto sgamato fiuta il contenitore ed estrae comunque il blocchetto delle multe. Tutto pero’ mi è parso molto soft e garbato. Ah, i poliziotti girano anche da soli. Non sempre in coppia. E comunque agli svedesi mi pare basti un fazzoletto di verde per pensarsi in vacanza e sdraiarsi sull’erba.

La mia piccola Svezia è stata piena di acqua.
Il bello di queste due città è che ogni tanto si sente il profumo del mare, ma non sempre, come se fosse lontano, invece svolti l’angolo e oplà, il mare è lì. Sono stato in un paio di posti alla sera, vicino ai sopra citati parchi, che si sentiva un profumo incredibile. Un misto di mare ed erba appena tagliata. Commovente, giuro. Come quasi commovente è stato scoprire che l’acqua, non del mare ma da bere, è gratis. Entri in una caffetteria, c’è una brocca d’acqua. Versi in bicchieri già impilati, bevi e ciao, esci. Se non vuoi altro siamo a posto così. Al ristorante ti riempiono il bicchiere d’acqua. Sempre. Nei musei c’è l’acqua all’ingresso, al festival di musica ci sono le bottigliette di plastica – senza tappo – da riempire in vari punti dove ci sono rubinetti per l’acqua e così via. Sì, anche in altri posti c’è l’acqua gratis ma non credo di avere mai visto una fruibilità simile.

La mia piccola Svezia è stata piena di biondi.
Mi scuso con le mie tre lettrici donne se si sentiranno punte nell’orgoglio patriottico o femminile ma io ho spesso sentito dire che le donne italiane sono le più…no. Le donne svedesi sono le più belle. Non c’è dubbio. Per tre motivi puramente estetici. Sono mediamente più alte. Io sono un metro e novantaquattro e non di rado ho visto donne alte come me. Sono mediamente più bone, l’aggettivo grezzo non è casuale. Capita di incontrare ragazze o donne che si resta incantati. Questo non capita ‘ogni tanto’ bensì ‘spesso’. Sono mediamente vestite meglio e comunque hanno un portamento eretto ed aggraziato come se il marciapiede fosse una passerella per look personalizzati e di personalità.
Mi faccio subito perdonare dalle tre lettrici donne che ve la siete presa moltissimo e vi dico che se siete single dovreste pensare a ribaltare il cliché dell’uomo mediterraneo che parte alla conquista del freddo cuore della donna nordica e fare il contrario. Una sera a cena in un ristorante/caffè che si affaccia sulla strada, passa un ragazzo bellissimo, vestito con un completo grigio. Io lo guardo, la signora americana con marito sovrappeso alle prese con un grosso hamburger lo guarda. Poi i nostri sguardi si incrociano. La signora mi sorride sospirante, io cerco di non ridere. Molti bei ragazzi, molti sono alti e molti hanno le spalle larghe. Anche i maschi si vestono meglio, quindi, donne single, via. Certo, la concorrenza della femmina scedese c’è, pero’ magari il fascino mediterraneo funziona…

La mia piccola Svezia è stata piena di musei.
E in questi giorni mi son tolto la voglia. Ne avrò visitati una decina. Ci sono quelli del design e dell’arte, quello stupendo dedicato alla fotografia, dove ho visto una retrospettiva dedicata ai lavori di A.Leibovitz che non volevo uscire più, ci sono quelli storici. Fra questi il più impressionante. Il Vasa Museet. Fila all’ingresso per vedere l’incredibile nave originale del 1628 che nel viaggio inaugurale anticipando il Titanic, si inabissò a cento metri dalla riva. Il relitto è stato recuperato e restaurato e ora puoi vedere una nave del diciasettesimo secolo, cannoni inclusi. Incredibile, ancora. A Goteborg un’ala del museo della città è dedicata all’epoca vichinga e anche qua ci sono cose molto interessanti. Peccato che puntualissimi mi hanno cacciato perchè alle cinque i musei chiudono. Bella cosa: la Stockholm card, una tessera a modico pagamento con cui puoi salire su tutti i mezzi pubblici e visitare quasi tutti i musei. Altra bella cosa, ho avuto la fortuna come detto di capitare in entrambe le città durante la settimana della cultura e nel giorno di ferragosto evidentemente gli swedish visitano musei anzichè fare a gavettoni perchè l’ingresso era gratuito.

La mia piccola Svezia è stata piena di annotazioni anti patriottiche.
Mentre ero in città, nella capitale hanno giocato un’amichevole di calcio. Scozia vs. Svezia. Han vinto i gialloblù tre a zero. In città c’erano, come da dato fornitomi da due tifosi, circa quattrocento scozzesi, quasi tutti maschi, tutti in kilt, tutti con la maglietta della nazionale, tutti con il copricapo scozzese, quasi tutti con panciona da birra, molti seduti nei bar con birra in mano. Entravano nei bar, nella hall dell’albergo, nei musei, sorridevano e scherzavano con tutti. ‘This is scottish pride‘ come mi ha detto Adam, simpatico turista in solitaria a cui ho scattato una foto davanti al palazzo reale. Essendo agosto c’erano anche molti italiani. Sì, io non ho molto ‘italian pride‘. Anzi. E sì, faccio paragoni banali. E mi imbarazzano le stupide gag sentite dagli italiani sui kilt degli scozzesi, le h0gan che pare le abbiano vendute solo a noi e soprattutto alle siure lombarde, le fidanzatine che si lamentano dei menu dei ristoranti, le urla nei musei per riprendere il bimbo che tocca gli oggetti o le urla agli attracchi delle barche, il pessimo inglese che io non è che sia così fluent con la lingua, pero’ se uno non capisce la spiegazione della svedesina carina che molla il suo mega caffè per spiegare dov’è il museo del Nobel non una ma tre volte che poi te lo spiego io in italiano altrimenti eri ancora là che lo cercavi e solo perchè ci ero passato davanti il giorno prima, bè vai a ‘aggiungere località marittima della romagna a caso con tutti il rispetto che ho, da frequentatore, delle località marittime della romagna’ che fai prima e ti mangi anche la fritturona di pesce, no? Ok.
Fine del momento ‘no all’italiano in vacanza’. Che poi, ovvio, non vale per tutti gli italiani in vacanza, saro’ stato sfortunato io. In favore del tricolore, naturalmente, moltissimi ristorantini portano nomi italici e in quasi tutti fanno ‘linguini‘ o ‘fettuccini‘ con sopra una montagna di roba pero’ l’intenzione ‘copycat’ è lodevole. Inoltre, ogni volta che ‘where’re you from‘, ‘Italy‘, ah, un lampo di interesse spesso accompagnato dalla citazione di roma/firenze/venezia. Accontentiamoci.

La mia piccola Svezia è stata piena di piccole cose che non posso non notare.
La gente che fa jogging a Stoccolma a ogni ora e in ogni dove; i bicchieroni di caffè che si portano in giro che manco in america; la cena alle sette di sera; la gente, ancora, più educata, meno sciatta; i negozi di design, tantissimi che quasi mi sono appassionato; gli automobilisti vanno più piano, si fermano sulle strisce; non ci sono macchine in doppia fila; navette/bus/metro/tram/aerei son puntuali; il volo interno della SAS che aveva posti comodi anche per uno alto come me e suck it Raian Air e i tuoi sediolini da gambe rattrappite…

La mia piccola Svezia è stata il Way Out West Festival.
Ottima la musica, eccellente il posto, perfetto l’ambiente. Tutto quello che si puo’ desiderare da un festival di musica, diciamo non per le masse (vedi line-up). Per naturalmente approfondire la musica e il festival prego passare al post dedicato.

Infine, la mia piccola Svezia è stata il sogno di un cinema in una notte di fine estate.
E finiamo dalla fine. Dall’ultima sera in cui è piovuto. Dopo essermi rifugiato fradicio nello stadtsmuseum mi restavano da vedere un paio di cose, oppure potevo bighellonare gioiosamente sperando che la pioggia smettesse. Sentendomi pero’ stanco, con le gambe a pezzi dopo sei giorni di camminacammina, appagato e non avendo la minima voglia di tornare a cercare il tram giusto per andare dall’altra parte del canale per vedere quel parco là sono andato al cinema.
Ho visto ‘Inception‘ che da noi uscirà a fine settembre. E ti vedo, proprio te, mio pard di cinefilia che stai rosicando. Fai bene, il film è bellissimo e non ne parlo qua. Qua parlo del cinema. Il cartellone del film mi aveva già invogliato a Stoccolma pero’ mi son fatto forza e ho resistito. In Svezia i film escono in contemporanea all’uscita Usa, tranne poche eccezioni, una di queste ‘Toy Story 3’ che uscirà a fine agosto. I film in lingua inglese vengono proiettati in originale con sottotitoli svedesi. Ah, dimenticavo, ma è ovvio, di dire che lassù tutti parlano benissimo l’inglese che viene studiato dall’età di cinque anni. Entro al cinema e armeggio con il monitor per l’emissione del biglietto elettronico che non legge la mia carta quindi chiedo aiuto al bar. La barista dice che il biglietto lo fa lei. Bene e mi compro una Coca. Lei mi dà biglietto e bicchiere vuoto che riempirò a un bancone dall’altra parte dell’ingresso. Il biglietto costa centodieci corone, circa undici euro e mezzo. Entro in una bella sala. Qualche trailer, uno di un film svedese, qualche pubblicità. All’improvviso, sul piccolo palco antistante lo schermo appare un’inserviente del cinema con un dvd in mano. Pare di un film svedese. La ragazza parla in swedish ma mi pare di capire che indichi le uscite dalla sala durante il film e per la fine della proiezione e dove gettare i rifiuti. Poi dice qualcosa e un tizio si alza e va a ritirare il dvd. Hanno sorteggiato un numero di posto e gli regalano un dvd. Il pubblico applaude il ragazzo che saluta un po’ imbarazzato, io quasi mi metto a piangere dalla gioia. Poi sento scattare le serrature delle porte. Inizia il film, non entra più nessuno.

Ecco, questo è quanto della mia piccola Svezia.
E’ stato molto bello e un po’ istruttivo. Consiglio un viaggio lassù? Molto. In estate, ovvio. Senza dimenticare maglioncino e giacchetta a vento in borsa. Ci tornerò? Mah, speriamo…

(foto)

2 thoughts on “Io e la mia Svezia

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