Road to 40 – part4

1999-2009 right here, right now


2000: Coldplay
da qualche parte ho letto che se l’ultimo disco dei coldplay fosse stato un flop di vendite la casa discografica avrebbe chiuso. dieci anni fa ancora ci si fiondava a comprare i cd dopo avere sentito quel pezzo in un video di notte. al concerto a milano per promuovere “Parachutes” trascinai l’amichetto che alla fine mi ringraziò. e l’ultimo brano del set fu proprio questo del video. facile profeta pronosticai arene piene nel giro di due album. ci riuscirono col secondo. inoltre ai coldplay sono legato per colpa del primo concerto in cui suonai. un disastro. arrivammo in questa sala da bocciofila, un palco in legno piazzato fra un bar con lo stock84 e il bancone di formica e tavoli da biliardo frequentati da fumatori accaniti. noi cinque non c’entravamo niente. il chitarrista però conosceva “qualcuno”. venti amici anime pie a fare da claque e iniziammo con una cover di “yellow” suonata pestando molto e suonando sporco causa nervosismo e imbarazzo rovesciato su tamburi e corde. fu una bella versione. peccato che alla fine gli amici si sbracciavano in applausi convinti, i giocatori ci guardavano come se fossimo venuti dallo spazio, il barista spegneva la cicca in un posacenere già colmo scuotendo molto la testa. suonammo altri trenta minuti, cover di cantautorato italiano. non mollai la band subito soltanto perchè mi serviva una sala dove poter esercitarmi con calma. poi la mia carriera di batterista fu presto stroncata da una fastidiosa tendinite alimentata anche dal ritorno sui campi da tennis. tendinite calcifica. gomito ko. e pace.

2001: The Strokes
un anno visto nello specchietto retrovisore si può sintetizzare in un pomeriggio. c’è il G8 a genova. è morto un ragazzo. ci sono altri scontri che ho seguito fin dal primo pomeriggio. e c’è un matrimonio. metto un vestito grigio su camica azzurra e infradito per sdrammatizzare e trovare un po’ di entusiasmo che immagini tv mi avevano tolto. nella preparazione dei tavoli, la sposa mi aveva messo a fianco di una ragazza “la devi assolutamente conoscere“. attardato da saluti misti arrivo per ultimo e un tipo si è intrufolato nel tavolo proprio per flirtare con la ragazza. lei mi guarda, spesso, ma parla con lui.  io ascolto parole che non mi piacciono e bevo troppo, dimenticandomi della ragazza e di ribattere con idee a congetture ripiene di ordine pubblico.
termino il matrimonio ballando a piedi nudi e suonando una batteria con le forchette. il mattino dopo mi sento un idiota. come sempre, son rimasto a guardare mentre un cretino si frapponeva a una ragazza carina, mentre il potere si prendeva una fetta di territorio. quel giorno la mia coscienza civile si è fatta più spessa e forse ho perso una buona occasione in campo sentimentale. un classico del periodo.

2002: Trail of Dead
è l’anno in cui inizio seriamente a frequentare il web, a leggere i blog musicali a conoscere gruppi nuovi, a curiosare blog illuminanti, a cercare notizie e fonti in giro. capita di conoscere questa band di texani che mi colpisce con un disco potente ma al tempo stesso ricco di melodie. diventa una delle mie band preferite. è anche l’anno di un viaggio splendido a parigi, dove definitivamente mi innamoro della città e dei francesi.

2003: Brad Mehldau
unico brano di jazz/piano della carrellatona. è anche il disco con cui definitivamente mi sono immerso in una nuova esperienza musicale, iniziata nei primi anni zero, che mi ha portato ad esplorare, per quanto parzialmente, il mondo jazz. sul pianoforte ho già scritto un paio di post e brad mehldau sono anche ricordi stupendi di tre gite nella terra umbra a vedere colline verdi da agriturismi che parevano immersi nel nulla e teatri e piazze immersi nel talento di musicisti jazz e non solo a tutte le ore. a proposito, occorre tornarci…

2004: Arcade Fire
la band definitiva degli anni 2000. ci pensavo da un po’ di tempo nel baillame di classifiche e celebrazioni di anno/i nuovi in giro per l’internet. per l’attitudine “indie” senza lo snobismo del “generone che si differenzia” ma con l’aspirazione ad essere popolari e accessibili. se una persona digiuna di musichette indie ascolta “funeral” e non batte il piedino durante “rebellion (lies)” o non si emoziona almeno un pochettino ascoltando “une anneè sans lumiere” bè allora torna ad ascoltare quello che vuoi che parliamo linguaggi diversi. inoltre sul palco sono in un bel po’ e fanno una caciara clamorosa senza che i brani perdano un grammo di bellezza. sono canadesi terra di grandi gioie musicali in questi anni, hanno fatto un disco di disarmante bellezza e un secondo che è comunque ben oltre la media e contiene almeno quattro pezzi giganti. e hanno spalancato porte a replicanti/cloni seppur interessanti, disseminando semi di bellezza. il loro concerto di ferrara, semplicemente meraviglioso.

2005: Wilco
chi mi ha fatto scopire i wilco? mah. sicuramente qualche blogger. io li scopro ascoltando il loro disco dal vivo. che è stupendo. la summa di un genere (art-county-rock-folk) in una band di grande classe. i wilco sono anche il cruccio degli ultimi anni di concerti. una volta persi perchè suonavano mentre io ero su un aereo e l’altra pochi mesi fa per una stronzata. ma prima o poi li vedo… è anche l’anno in cui torno a frequentare con assiduità i gradoni di stadi e palazzetti per seguire le magiche sofferenze delle squadre della città con la testa quadra.

2006: Gomez
che poi a saperlo iniziavo ben prima a tenere un blog (ora lasciato a naufragare nel mare magnum del web) che mi sarei evitato tutta questa fatica: il mio duemilasei in musica. quell’anno mi sono operato al ginocchio e ascoltavo tutti i giorni il disco dei “band of horses”. esordì un gruppo di ragazzini britannici con faccia pulita e tiro notevole. ascoltavo un sacco di jazz, ma rimasi intrappolato nel nuovo disco dei gomez. fu l’anno dell’abbandono definitivo alle palestre, alle adorate sfide di calcetto fra colpi proibiti, sgroppate sulla fascia, cannonate in pancia al portiere, colpi di tacco e del ritorno in piscina, unico ambiente dove il ginocchio non subisce troppe sollecitazioni. chirurgo docet. e (da) allora, slip, cuffia, occhialini e…sciafff sciafff sciafff….

2007: National
anno di sbandamenti sentimentali e sbandamenti lavorativi con minacce di dimissioni poi rientrate dopo carezze e ruffianerie.  e l’ultimo anno di lunghi giorni al mare vip dove mi ritagliavo un angolo mio per stare davvero bene. serate senza impegni mondani ma con impegni di letture e qualche ottimo cinema all’aperto. tempo fermo e plasmato da passeggiate chilometriche e un sacco di musica dall’ipod. fra questa un disco “Boxer” che entra dritto nel mio olimpo.

2008: Fleet Foxes
l’altro ieri, quando riapro un blog. con una band di capelloni con le camicia ancora di flanella che ho ascoltato all’ignoranza. chitarrine, barbudos e coretti e mi avrete. per la prima volta e in ritardo di eoni sull’età media dei partecipanti, vado a un festival musicale all’estero. barcellona, primavera. che bellezza di città, che bellezza di festival.

ecco fatto. 2009: ieri ho compiuto 40 anni. questo è un compendio in musica e ricordi.
cosa è rimasto fuori? chi è rimasto fuori? sicuramente tanti gruppi, tanta musica legata a tanti ricordi e altro che nel bene o nel male, si è fatto.
e domani? e domani avrò una sbronza da smaltire.
stasera si festeggia con molti amici e molta musica.
e poi, si vedrà..

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