Road to 40 – part1

1969-1979 the early days


1969: Led Zeppelin
mio padre ebbe il pensiero geniale di sbattere contro un muro. in macchina. nel sedile del passeggero mia madre urlò. nella panciona della mamma, io scivolai un bel po’ e sbucai nel mondo nel ’69 anzichè nell’anno previsto. c’erano gruppi stupendi che avrei conosciuto anni dopo, che avevano capelli meravigliosi e facevano la storia della musica. un viaggio, partito sul tumblr, di ricordi in musica per arrivare ai miei quarant’anni.
(una roba lunga, divisa in quattro capitoli e ovviamente molto personale con ricordi che sono legati alle canzoni indicate e non all’anno di pubblicazione per motivi anagrafici – a due anni non ascoltavo altro che i miei pianti – o diciamo, sentimentali)

1970: James Brown
mica facile scegliere un brano per anno. capitano anni in cui ci sono dieci possibilità, altri in cui la scelta è più ardua. inoltre volevo mettere gruppi o cantanti che sono nel mio cuore di appassionato consumatore di musica. immancabile, James B. immancabile il funky, tuttora apprezzato. immancabile questo pezzo che contiene una parte di batteria che verrà campionata migliaia di volte in futuro e che diventerà per me una sfida, quando imparai, molti anni dopo, a suonarla.

1971: Rolling Stones
la domandina classicissima “Beatles o Rolling Stones” non ha senso. dovrei scegliere? scegliendo, mi precluderei un mondo. il pop zuccheroso e canticchioso o il rock con carico di blues? quindi la domanda è mal posta. mi piace il pop, pure zuccheroso, metto gli Stones perchè mi hanno influenzato maggiormente (vedi 1977). la domanda resta vagamente odiosa come un’altra domanda che ogni tanto mi han rivolto. “ma non ti sei mai sposato?”. la domanda è troppo complicata per ottenere risposta, ma, sintetizzando le opzioni sono due. “mai trovato quella per cui valesse la pena” oppure “e perchè mai avrei dovuto?”

1972: Deep Purple
chissà dove si stava andando. si ascoltava un pezzo dei deep. l’amico seduto nei sedili posteriori della 127 bianca: “chi sono questi?” l’autista: “i deep” amico: “i beep?” “no, i deep”  “i jeep?” “nooo, i deep. i deep cazzo, smoke on the water!!!” “aaah…i deep purple…”.
dialogo ai confini della realtà, tanti anni fa.

1973: Bruce Springsteen
come in un classico “buddy-movie”, il primo giorno che conobbi quello che sarebbe diventato l’inseparabile compagno di banco, quasi venimmo alle mani. era una classe nuova, mi avevano bocciato perchè preferivo le ragazzine e gli amici allo studio. ci riappacificammo grazie a due passioni in comune. la reggiana calcio e il boss. diari, astucci, bagni, banchi portavano i segni del nostro passaggio graffittaro coi marchi dei due nostri amori in comune. quell’anno uscì il famoso live di bruce. quello quintuplo. che ascoltavamo compulsivamente trovandoci insieme per studiare al pomeriggio. c’era anche “rosalita”, pezzo straordinario. lui poi fece il matrimonio più rapido della storia (cinque mesi, poi la separazione) e ora non ascolta più molta musica, non va più a vedere la regia, ma è felice e bello pasciuto.

1974: Barry White
una cosa interessante di questa decisione di scandagliare i miei ricordi musicali è stata di scoprire note e personaggi che erano lì, da tempo silenziose, quasi ranicchiate in un angolo della memoria, ma presenti. una di queste è mr.White. non so. è come ci sia sempre stato senza mai gridare, senza mai farsi troppo notare. è quella linea di basso che ogni tanto (ben prima di questo) mi torna in mente. è comunque, sì, è anche john di allymcbeal che balla allo specchio. è anche una maglietta stupenda regalatami tempo fa dalla sorella che è diventata una delle mie preferite, infatti la metto pochissimo altrimenti si rovina. è la notizia della sua morte ricevuta durante una splendida gita a vienna che ci rattristò per un po’, finchè una scura torta sacher ci ridiede il buon umore. il pancione di quell’uomo, le sue musichine sono sempre state lì a farmi compagnia, fischiettando motivetti pop, accennando passettini di danza.

1975: Bee Gees
a sei anni ero in seconda elementare, in anticipo di un anno poichè avevo rifiutato platealmente l’asilo delle suore, vomitando tutti i giorni, finchè mia madre, maestra, mi prese in classe con lei. e con lei rimasi, dopo un piccolo esamino, insieme ai bimbi più grandi di un anno. qualche anno dopo guardammo in compagnia la febbre del sabato sera, scoprimmo la disco music e tutti volevamo essere tipo tony manero, senza i problemi sociali e i ponti di brooklyn da cui buttarsi  ma con la stessa voglia di ballare e rimorchiare.

1976: Ramones
(vedi 1979)

1977: Ac/Dc
Pierangelo è mio cugino. ha dieci anni più di me, circa. quando ne avevo tre, c’è una foto che lo immortala, bel ragazzino, molto sorridente e soddisfatto mentre gioca col cuginetto piccolo e cicciottello – già, ero cicciotello – su un tappeto. quando ne avevo otto, forse nove, andai a trovarlo a casa di mia zia. quella volta forse mia madre doveva parlare con la zia, fatto sta che mi mandarono in camera di Pangio, come lo chiamavo io, per fare prima. salì i due gradini che separavano la zona giorno dalle camere da notte e sentì un suono roboante provenire dalla porta della sua camera. entrai e fui travolto da un assolo di chitarra. Pangio era sul letto che mimava, con ottimo stile airguitar, Jimmy Page. non ero mai entrato nella sua stanza e guardandomi intorno vidi un sacco di poster con tizi sudati che facevano le corna, segni misteriosifacce di pietra, bandiere dell’inghilterra e un sacco di dischi sparsi per terra. Pangio terminò l’assolo, poi scese dal letto e mi illustrò il perchè delle corna, il perchè un gruppo aveva un nome formato da lettere. tanti perchè mentre mi metteva in mano dei dischi, simultanemanete posizionando la puntina su successi del rock hard dell’epoca. ecco, io penso che quel pomeriggio ebbi il più grande impinting musicale della mia vita. da mio cugino, che aveva i capelli lunghi, portava i jeans senza mutande (e si vedeva) e il sabato sera andava nei locali della montagna e spesso finiva a botte, che allora andava così e rock ‘n’ roll. anni dopo fece un pesante incidente in moto e poco dopo lo persi di vista. ci vedremo una volta l’anno, toh. e ogni volta mi chiedo se ascolta ancora i Depp Purple…

1978: John Tavolta Olivia Newton John
troppo facile. il mio primo vinile. il primo disco comprato. un’emozione enorme. la copertina col pettine, il profumo fuso di plastica e cartone che annusavo voracemente dalla fessura dell’LP. e le canzoni e i balli, sperando di trovare la mia Sandy, quando sarei andato a scuola.

1979: Clash
“London Calling” fu la porta che si aprì su un mondo musicale sconosciuto, battente bandiera inglese con dentro tizi punk, donne dark e questi quattro che erano una specie di incontro musicale fra varie influenze. Simona era una mia compagna di classe e fu lei, qualche anno dopo la pubblicazione del disco, a introdurmi nella musica che nei “late 70” voleva cambiare il mondo. conobbi il punk, il dark, la new wave, i fratelli Ramone, grazie a questa ragazza dal viso bellissimo e sempre vestita di nero. aveva un ragazzo, un super punk con la cresta e un giubbotto con la scritta “deadkennedys” che mi guardava male. io con gli occhialoni di corno, i maglioncini, che sembravo il figlio di un avvocato, invece non ero nessuno. però volevo saperne sempre di più di quella musica ed ero sempre insieme a lei, causando una gelosia inopinata. bastò un anno perchè poi mi cambiarono di classe e la Simona non la vedevo quasi più. ogni tanto però ci si incontrava nei corridoi e se non c’era il tipo intorno ci si fermava e “hey, ascolta questa band…” dandomi una dritta su un gruppo da conoscere. chissà se stanno ancora insieme quei due…

(…continua…)

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