a guide to recognize my favourites

A mio uso e consumo, che fra breve ci si diverte con le classifichine di fine anno, un gigantesco recap degli ultimi mesi fra cinema, serialtv e musica.

Cinema.

U p
Al momento, uno dei due candidati all’ambitissima “palma di film dell’anno secondo me”. Come tutti hanno scritto e detto, bastano i primi dieci minuti  a rendere l’ultimo lavoro Pixar un grande film. In qui dieci minuti, viene mostrato un mondo e una vita piena di gioia, emozioni, lacrime (nostre).
Poi inizia il film che è uno spa..SCOIATTOLO!..sso con continue invenzioni e ancora emozioni.
L’ho visto in 3d che aiuta ma non è necessario,
incappando pure nell’unico paio di occhialini fallati, poi sostituiti da una maschera prima dubbiosa poi solerte.


Nel paese delle creature selvagge
Film visivamente eccellente, con la fantasia a briglia sciolta e Jonze in ottima forma in cabina di regia. Problema. Non sono entrato in empatia col film che chiede allo spettatore proprio questo. Di guardare spogliandosi di tutti i pregiudizi, degli anni accumulati, del senso critico che, purtroppo in questo caso, si ha e di calarsi nei panni di Max, problematico ragazzino di anni nove. Ergo, non posso dire di averlo capito forse, nè sicuramente di averlo apprezzato fino in fondo. E un po’ me ne dispiace.

La guerra dei tre regni
Se uno non appezza il genere “cappa, molte spade (o frecce) e altra roba cinese” meglio che eviti. Altrimenti sono due ore di invenzioni visive e mood cinesi piene imballate di battaglie, freccefreccefrecce, salti, lance, salti con le lance e tè. Uno spasso, diretto da un regista che qui si stima e che si è divertito pure lui nel girarlo. Da recuperare, se mai uscirà, l’edizione integrale, di circa cinque ore. Per essere sempre più nel mood delle battaglie e delle dinastie cinesi intorno all’anno duecento.

L’uomo che fissa le capre
E’ un film senza direzione. Le capre non sanno dove andare. E’ una commedia surreale, è un film di denuncia contro la guerra col difetto che i personaggi sono simpatici ma non appassionano, forse perchè troppo macchiette, forse perchè il film non ha una vera impronta e quello che resta è un film a tratti divertente. Non è un po’ poco? Insomma, dov’è il succo? Una piccola delusione.

Nemico pubblico
Ora, Michael Mann è uno dei miei registi preferiti. E questo è un film della madonna. Ebbene sì. Molti hanno storto il naso ma: cosa volete di più da un personaggio leggendario? cosa volete di più da una relazione così drammaticamente destinata al fallimento? cosa volete di più da scene di azione e di spari? con bonus di : camera a mano, camera in faccia, camera sulle pistole, due scene di cinema nel cinema da antologia e la scena in cui Dillinger entra nella stanza della polizia che è fenomenale? Poi, come detto io sono fan del regista, ma, grazie e vorrei già rivederlo. Poi, criticabile tutto, dalla scelte stilistiche, alle perfomances degli attori (a me Bale continua a non piacermi) ma c’è un’intensità a tratti in questo film, difficilmente riscontrabile in giro. Con bonus di ottimo sfoggio di abiti maschili.

2012
Solito film catastrofico che molto promette e poco mantiene. Crolla tutto ma dura un millennio e c’è qualche sbadiglio di troppo e un senso di già visto imbarazzante. Solita gag paracula: investire due milioni a uno sceneggiatore che non abbia l’idea di piazzare dei russi con tutti i clichè dei russi o che sappia scrivere qualche scambio di battute con meno retorica e che non faccian quasi ridere? In cambio di un grattacielo in meno che crolla o, uffa, due scene identiche con due aerei diversi? Su, su. Impegno, impegno. Oppure, Emmerich, basta. No? Eh, va bè.

Serie Tv
“White collar” – Una specie di thriller leggerino sulle truffe in campo artistico, con trame di cartapesta, ambientato in una bella Nyc con un bellissimo attore che indossa splendidi cappelli e un simpatico sparring partner, uomo dell’Fbi che lo ha scarcerato perchè lo aiutasse a cacciare i cattivi. Guilty pleasure?

“Mad Men” – E’ “Mad Men”. Il miglior serial da tre anni a questa parte sforna un’altra stagione solida, profonda, divertente e con un belissimo finale. Attori eccellenti, vestiti impeccabilmente in personaggi che si adorano. Mi manca già.

“Glee” – L’ammore-tv. Perchè mi piacciono i musical e perchè a ogni puntata c’è un momento in cui sfioro una commozione felice di cui mi stupisco ogni volta. Cast eccellente, fra teenagers disadattati, malefiche ex-promqueen, insegnanti falliti, pruderie amorose. Tutto avvolto da musiche che funzionano sempre. From the top!

“Community” – E’ il LOL. Di solito la puntata la guardo due volte di fila. La seconda si apprezzano meglio battute sparate a velocità siderale, gag fichissime o sottili ma funzionanti. La clip finale dell’episodio, con Abed e Troy: momento dell’anno, sezione commedia.

“HIMYM” – E’ come la squadra di calcio. Si ama, non si discute. Fra l’altro bella stagione, direi.

“Californication” – Serie un po’ perduta all’inseguimento dell’ego smisurato del protagonista. Però troppo simpatico, cazzone e farfallone per non seguirne le vicende.

“Flash Forward”
– Ero partito con tutte le mie buone intenzioni che, dopo le prime cinque puntate, sono andate sprecate. Sembrava avesse potenziale non per arrivare ai vertici di “Lost”, ci mancherebbe, invece la storia arranca e addirittura, annoia. Si continuerà a guardarlo, per curiosità e piccola speranza in uno scatto narrativo. Dato il materiale, perchè no?

“V” – Non è un granchè.  Probabilmente perchè ricordo che ogni puntata di “Visitors” era un piccolo evento. Ma ero giuovine. Questo remake sembra non voglia mai decollare e pecca di freddezza. Quando iniziano a mangia… L’avevo scritto che l’ho già visto? Ok.

(nota di servizio: “Dexter” è parcheggiato per le vacanze natalizie)

Musica.
Dopo che in questo post avevo elencato le cose più interessanti della prima parte dell’anno, riassumo in brevi note quant’altro meritevole di segnalazione dalla mia sala di ascolto.

The  Clientele – “Bonfires on the heath”
E io che non li conoscevo. Pensa te. Questo disco è molto bello. Fin dal primo ascolto per le melodie leggere ma accattivanti, mescolando passo funk, trombe, ballad e classe. Recupererò il resto, ma se non entrano nella top ten, ad oggi ne sarei stupito.

Mumford & Sons – “Sigh No More”
Fleet Foxes inglesi con meno cori? Il primo pensiero è stato questo ma lasciando da parte apparentamenti o correnti musicali, che quelli bravi a scrivere di musica li trovate in giro, da queste parti si assicura simpatia e valanga di ascolti per un disco che spara una serie di pezzi godibili e cantabili di folk immerso nel pop. Niente di nuovo, ma un bel lavoro.

Ramona Falls – “Intuit”
Sorpresa degli ultimi mesi. Trattasi del chitarrista leader dei Menomena, gruppo amante della sperimentazione che avevo visto al Primavera e mi era piaciuto molto. Dal vivo, che su disco sono troppo ostici. Ora, il ragazzo fa vedere ottime qualità come solista. Punta più sulle melodie e sulla linearità, con pezzi di (lo scrivo!) alt-art-rock (eh?!) coinvolgenti. E un paio di ballad mozza fiato.

Fuck Buttons – “Tarot Sport”
Ma sai che sto disco è una figata?“. Io, entusiasta via mail, qualche giorno fa. Inaspettatamente, l’electric drone dei tizi mi è scivolato nelle orecchie con una facilità inspiegabile. Minuti e minuti di fuzzoni che coprono ritmiche e aperture melodiche che vorrei riascoltare in loop. Sorpresona dell’anno? Forse. Bonus: quando scrivo è spesso in sottofondo. Non saprei perchè. Forse il rumore, il bel rumore, annienta i rumori intorno lasciandomi solo con la tastiera e le parole.

The Rural Alberta Advantage – Hometowns
Questi sembrano contadini (il nome aiuta l’associazione mentale) che hanno chitarre col legno rovinato, sputano per terra mentre suonano un folk senza fronzoli, sporcato di elettronica, sudato ma convincente. Mi è capitato per caso nel lettore e non l’ho ancora mollato. Gran esordio.

Medeski, Martin & Wood – “Radiolarians”
E’ un trio di musicisti supendi che suona un blues-funk con taglio jazzistico. Dal vivo sono una bomba, questo nuovo disco conferma la loro bravura, spandendo allegria e passetti di danza.

Polvo – “In Prism”
I “Polvo” son tornati e suonano meglio di anni fa. Disco rock dell’anno? “Beggar’s Bowl” è un pezzo clamoroso. Il resto è sapienza rock che miscela sensibilità armoniche e ruvidezze chitarristiche con surplus di gran lavoro di batteria.

Pearl Jam – “Backspacer”
La mia rock band preferita di sempre merita tre righe. Righe che sarebbero un lungo grazie per essere ancora in giro. Anche se sono sempre più da palco che da studio, dove fanno il compitino che un fan apprezza sempre. Questa volta di più perchè nel disco c’è energia immediata e tre perle vere.

E’ tutto? Per ora sì.

(update: ovviamente non era tutto. dimenticai “Bored to Death” serie tv targata HBO su uno scrittore che mescola le sue crisi ed ansie con quelle dei suoi due amici, un fumettista e un editore, condendole di disillusione, storie da dedective di serie zeta e un po’ d’erba. Un cocktail snob ed intelligente, con tre attori che se la intendono bene. High five a Ted Danson e speriamo una seconda stagione dopo l’ottimo, doppio, episodio finale )

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