CHE, peccato

che-guerriglia-110122Martedì sera era l’ultima serata, nell’unico cinema della(e) provinciolla(e) che programmava, in unica rappresentazione ore 22:35, la seconda parte del film sul Che. Il pard e io partiamo, pronti alla lotta con la sveglia del mattino dopo, calcolando, data la durata del film e la venti minuti di guida notturna, il rendez-vous col cuscino per le 01:30 crica. Sarà un pochetto più tardi poichè, senza pietà per noi provienzali, i tizi del multisalone hanno proiettato venti commercial, incluso uno sulla Lancia sponsorizing un filmaccio con Tom Hanks, motivo per cui il film sulla boscaglia boliviana viene tolto infrasettimanalmente, facendo iniziare la pellicola con dieci minuti di ritardo.
Pellicola che segue il nostro alle prese con l’evangelizzazione della rivoluzione, vale a dire il tentativo di portare i principi politici e le azioni pratiche della guerriglia, nei paesi bisognosi di queste attività illegali e pericolose.
Purtroppo, tanto mi era piaciuta la prima parte, tanto mi ha annoiato la seconda. Per il semplice motivo che non dice niente di nuovo rispetto alla prima parte, limitandosi a ripercorrere, con ampie dosi di tedio, i giorni della spedizione boliviana, dal primo al tragico ultimo. Sceneggiatura basata su “The Bolivian Diary” dello stesso Guevara, libro che, a detta del mio pard cinematografico che l’ha letto, è abbastanza “mattonato”. Quindi, si presume che la scelta sia stata di riproporre le sensazioni dei diari, ossia il lento inesorabile disfacimento dell’ideale e dell’opera rivoluzionaria.
Lo schema è lo stesso del primo capitolo. Giungla, camminacammina, schioppi&spari (anche pochi), barbe, fatica. Sempre più fatica, poichè in questo caso i campesinos non stanno con i rivoluzionari, i boliviani forse non vanno d’accrodo con i rivoluzionari “d’importazione”, i cattivi hanno imparato la lezione e si fanno pure aiutare dai capitalisti americani, i soliti due furboni scappano e si fanno beccare, qualche giornalista innamorato della revoluccion fa confusione e il Che continua ad avere l’asma.
Il tutto però non è appassionante. Ossia, il materiale ci sarebbe anche ma è tutto piatto, la storia non è coinvolgente e le emozioni latitano, perfino i personaggi secondari non hanno peso, si dimenticano subito. Occorreva, secondo me, una diversa prospettiva. Esempio, io avrei seguito il Che, sempre. Invece la regia o replica la scena delle troppe presentazioni fra compagni di guerriglia e altre cose già viste nel primo capitolo, oppure se ne sta in disparte, quasi quanto il suo personaggio principale, a seguire ed osservare come sia impossibile replicare la revoluccion.
Come se potesse essercene solo una, unica e non replicabile. Come poi, circa, è stato.
Io sarei rimasto addosso a Benicio Del Toro, sempre nei nostri cuori.
Lo avrei fatto pensare, parlare attraverso le parole che scriveva, avrei esplicitato i suoi pensieri trasformando il film in un’opera “letteraria” se l’obiettivo era rimanere fedele al testo, anziché riproporre lo schema del primo capitolo. Oppure, ma qui scattano ovvie logiche commerciali, avrei proposto un unico film. Tre ore e mezza belle intense e non se ne parla più.
Pazienza, anche se ci sono momenti belli, come la scena finale (la vera scena finale), ma sono più esercizi di stile che di sostanza.
Quella, era tutta nel primo capitolo.
Comunque, hasta la victoria, siempre, comandante.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s