A spasso con la revoluccion

manifesto_che_argentinoLa purezza e la nobiltà dell’ideale per cui si combatte si fondono nell’uomo che combatte.
Perché con la rivoluzione non si scende a compromessi fino al raggiungimento dell’obiettivo. Patria o muerte, insomma.
Questa è la sintesi estrema di “Che-L’argentino” prima parte del biopic dedicato a una delle icone più presenti, ingombranti, dibattute, della storia recente. Il mio timore era di assistere ad una semplice agiografia, data la complessità del soggetto, le insidie politiche e la scelta di spezzare il film in due parti, indice di evidente problema distributivo – quattro ore e mezza di film sono assolutamente improponibili al pubblico medio – ma forse anche di una certa difficoltà nel districarsi nella narrazione.
Invece, questa prima parte funziona, eccome. Soderbergh, applausi, sceglie uno stile documentaristico, fatto di parecchi campi lunghi di notevole bellezza, nel seguire la marcia della rivoluzione, dalla intricata boscaglia, ai monti impervi, prima di approdare al lungo epilogo finale. In questo viaggio si vedono la fatica, i disagi, i problemi quotidiani, brevi ritratti e piccole storie interne al gruppo, con sempre al centro l’indomabile fervore del comandante Guevara.
Si accenna anche alla politica, suggerendo la diffidenza del Che verso i comunisti dell’Urss e sottolineando a più riprese l’appartenenza profonda del pensiero guevariano al pueblo, ai contadini, a un pensare, semplificando, sociale e comunista, ma, ripeto, gli aspetti politici della revoluccion, incluso il sempreverde assioma che la sinistra tende alla frammentazione e le scelte strategiche di Castro, rimangono sullo sfondo.
Quello che emerge è la durezza e la purezza dello spirito e delle idee del protagonista, ripreso anche alle prese con i sui scritti, dai quali la sceneggiatura si è ispirata.
La vicenda cubana è inframezzata dalla visita del comandante all’Onu, girata in b/n, dove l’occhio sta più addosso all’uomo, a sottolineare la bramosia di curiosità dei giornalisti, dell’altra parte di mondo, di trovarsi davanti un personaggio così diverso dai soliti burocrati in doppiopetto, a cui lo stesso Che riserva un paio di frecciate nel discorso finale alle nazioni unite.
Benicio Del Toro è camaleontico e mostruosamente bravo nell’impersonificare con autoritaria calma e compostezza il rivoluzionario.
Un film che sicuramente ha dei difetti, ma non li troverete qui, dato che, fosse stato per me, io restavo a guardami pure il resto, subito. Poi, mi fermo qua. Per completare il giudizio occorre attendere il seguito, “Guerriglia” e dal trailer proiettato prima del film la seconda parte dovrebbe essere proprio diversa, come tono e ambientazione. Si appurerà il 30 aprile.
Bonus per signore: bei tomi rivoluzionari con barbe e sporco sexy.
Bonus per signori: barbuti rivoluzionari con schioppi e cojones.
Indimenticabile, il martellatore di muri.

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