GrRRRan Torino

gran-torino-locandinaReduce dalla Corea, reduce dalla catena di montaggio, reduce da un funerale, reduce da molte “six pack”, Walt ringhia e sputa disprezzo, grunisce e cova risentimento.
E’ un vecchio solitario, arrabbiato e razzista, con la lingua tagliente e un odio latente verso quello che non fa parte del suo mondo antico, racchiuso in un bar, un negozio di barbiere e simboleggiato dalla sua stupenda oldmobile con annesso capanno degli attrezzi.
Poi, i vicini cinesi da lui invisi entrano nella sua vita, nel suo prato e le cose cambieranno.
Un film monolitico, due strade, tre case e una morale di ferro. Puro Clint con sguardo di ghiaccio ed impreparato al contatto con la comunità Hmong che gli invade casa e pregiudizi con fiori, cibo a quintali e due ragazzi di cui sarà un pò amico, un pò nonno e un pò padre, prima che l’inevitabile resa dei conti, personali e non solo, arrivi come in un classico western, dove l’eroe solitario affronta i cattivi e i fantasmi personali.
E’ un film riuscito che diverte e commuove, con momenti di commedia inattesa (la scena del barbiere) e momenti di profonda durezza.
E’ anche una riflessione sulla vecchiaia, affrontata con uno sguardo sulla religione in un tormentato confronto con il prete della comunità. L’hanno già scritto tutti ma è inevitabile notare come il personaggio di Walt sia una sorta di prosecuzione e completamento di altre memorabili “facce da Clint” di film passati con qualche anno in più, quasi a comporre un testamento, o un elogio, alla propria carriera, nel caso fosse vero che questa sia stata la sua ultima prova di attore.
I difetti del film vanno a braccetto con i pregi, ci sono passaggi dove c’è una eccessiva schematizzazione dei personaggi e delle loro dinamiche e a volte l’attore Eastwood rischia di trasformarsi in macchietta di se stesso, ma si salva sempre all’ultimo momento, imponendo il suo granitico sguardo, i profondi grugniti e la sua morale dura quanto un calcio in faccia.
Non è un film perfetto, ma è un film lucido, onesto e pieno di cuore con surplus di splendida canzone (e scena) finale che ti lascia sulla sedia, emozionato.
Poi qui a quel signore gli si vuole un mondo di bene, quindi, inchino.

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