Got “Milk”.

milk-poster-sean-pennSono Harvey Milk e vi recluto tutti“.
Questa è la frase che Harvey Milk, primo politico dichiaratamente omossessuale eletto a una carica pubblica negli Stati Uniti, era solito pronunciare all’inizio dei suoi comizi.
Era il 1977, Reagan lottava per la nomination presidenziale nelle file repubblicane, mentre i gay del quartiere di Castro a San Francisco si raccoglievano intorno all’ascesa del loro “sindaco”.
Una frase che è lo slogan del film dedicato alla sua storia e alla sua carriera politica, opera naturalmente, e qui si rischia di cadere nella retorica più facile, che è un manifesto militante, liberale e progressista che ripercorre le difficoltà e le continue e caparbie lotte del protagonista e dei suoi fedeli assistenti/seguaci per il riconoscimento dei loro diritti civili contro l’ostracismo della polizia e il bigottismo religioso di vari esponenti politici. Un film che probabilmente, con un breve sguardo distorto dalle nostre ben meno nobili vicende, non può piacere a molti elettori del Pdl, in fondo.
Sean Penn è intenso e credibile nel ruolo, intorno a lui un cast perfetto diretto con mano sicura da Gus Van Sant che seppur costruendo un impianto “classico” e sicuramente agiografico nonchè probabilmente necessario in un film a stampo biografico, lascia la sua firma su ottime inquadrature, lampi di idee e momenti molto belli nonchè intensi. Per dirne un paio, la scena del fischietto e le scene delle “vetrate”.
Quella dove James Franco (applausi, miglior ruolo di sempre?) si specchia guardando in strada il suo amato attorniato dai sostenitori, ormai diventato personaggio troppo ingombrante per la loro vita privata, scena che inoltre mi ha fatto per un momento pensare che effettivamente ci sono uomini parecchio sexy in giro (fatto sottolineato da un “brrrr” prodotto dai fenormoni delle signore presenti in sala) e la scena finale che secondo me è stupenda, a partire dalla telefonata, oltre che commovente.
Ecco, “Milk” mi è parso essere un film che è sì un tributo ma sincero, appassionato, importante in tempi in cui certe libertà vengono messe in discussione da certe persone ma ripeto, cadere nella banalità retorica è un’attimo, soprattutto per chi, come me, ha sempre ardentemente tifato per i buoni nei film di impegno politico, forse perchè non ha mai avuto il fegato di essere parte di un impegno politico, ma questo diventa un’altro discorso.
E comunque mi sono proprio commosso come da copione, durante il finale, tanto da dovere prendere un paio di bei respironi nell’aria gelida all’uscita, prima di dire “Uh, che bel film”.
Difetti? Forse una scena in più per esplicitare il confronto fra Milk e l’ossessionato Dan White (sempre più film per Josh Brolin, grazie) magari ci stava. Inoltre, a tratti la caratterizzazione di qualche personaggio (l’amante di cui ora mi sfugge il nome, l’incontro con Clyve) è assai stereotipata.
Nel 1977 anche Bertrand Delanoe, venne eletto consigliere comunale a Parigi. Rivelò pubblicamente la sua omosessualità nel 1999. Oggi è il sindaco della capitale francese.

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