Lasciami entrare (Let the right one in)

letLui è biondo e ha la pelle pallida e bianca come la coltre di neve che copre tutto e ha dodici anni.
Lei ha i capelli scuri e sporchi, gli occhioni altrettanto scuri a volte contornati da gocce di sangue e la pelle come una  corazza, perchè indossa maniche corte o cammina scalza nella gelida sera svedese e ha dodici anni “da un pò“.
Lui è timido e debole, vessato dai bulletti della scuola, solo con la madre e con le difficoltà di essere figlio di genitori separati.
Lei è forte, comprensibilmente scontrosa, sola con il padre che cerca di aiutarla a vivere e con le difficoltà di essere un vampiro in un mondo di umani.
Si incontrano, si annusano, fanno il cubo di Rubik, si conoscono timidamente e poi saldano un legame segreto, tenero, problematico e forte allo stesso tempo.
Tutto si svolge in una cittadina svedese piena di neve e solitudini assortite, nei non proprio ruggenti anni ottanta (*).
Lasciami entrare” è un piccolo film che si dipana lento ed intenso, con momenti in cui mi sorprendo emozionato mentre le immagini scorrono alternando esterni bianchi di neve e freddi di ghiaccio e interni pallidi e squallidi, tutto macchiato di sangue scuro e colpevole.
Non è un horror ma è una delicata storia di una particolare amicizia, inframezzata da squarci di violenza, fisica e morale.
Da ricordare il finale che spazza via ogni personale minimo dubbio sulla tenuta narrativa dell’ultima mezz’ora e soprattutto l’ultima inquadratura, che mi regala un sorriso di tenera bellezza e l’immagine più romantica su celluloide degli ultimi mesi.
Un piccolo film che rimane negli occhi e fortunatamente per noi pochi spettatori in sala, si ritaglia uno spazio nella programmazione del multisalone, cosa involontariamente simboleggiata dal fatto che all’ingresso, nella parata di cartelloni dei film in visione, a fianco le locandine due metri per uno dei filmoni hollwoodiani e dei filmacci natalizi italiani, la locandina del film svedese è un foglio A4.
Giuro.

(*) Penso io che l’ambientazione sia negli ottanta, causa abbigliamento, interni e una canzone in una scena. Potrei avere preso colossale abbaglio, me ne scuso con gli svedesi, nel caso…

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