2008 in musica

C’è stato un momento in cui ho pensato che il 2008 non riservasse grandi cose, musicalmente parlando. Come capita spesso, forse, guardando indietro, mi accorgo che di dischi interessanti ne sono usciti, eccome.
Memorabili forse no, anche se mi sa (e mi auguro) che qualcosa o qualcuno resterà, ma un bel po’ di belle e variegate note, sì.
Qui c’è una sorta di “spiegone” con l’elenco dei dieci (+1) dischi che mi sono rimasti attaccati addosso nell’anno, altri che hanno avuto il loro spazio insieme a qualche memoria legata alle canzoni.
Fra le parole infilo il link a una canzone per ogni album, così, se vi va ve le scaricate e ascoltate mentre fate l’albero.
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Vamos.
(ah, criterio scelto: cd mai tolti dal lettore per almeno due settimane, dischi consigliati in giro, ascolti ripetutissimi. Al riguardo, qui c’è il mio last.fm dove si contano circa 1/3 dei miei ascolti, il resto se lo dividono l’ipod e gli ascolti in macchina)


1. Fleet Foxes “Fleet Foxes” + “Sun Giant EP”
Coretti, chitarrine, barbe, camicie di flanella, csn&y e altre influenze in una miscela “medieval pop” (definizione mia o forse rubata in giro, chissà) affascinante.
Armonizzazioni vocali e melodie strepitose. Pure bravissimi dal vivo. Se questi si perdono per strada non parlo più di musica. Addirittura.
Il brano è “Mykonos” cantato in loop di ritorno dal concerto milanese.

2. Cut Copy “In ghost Colors”
Dall’Australia a me per caso. E io sono letteralmente impazzito. Un disco con molta dance dentro, sopra a un tappeto di synth/pop di derivazione “anni ’80”, però con grande freschezza e un costante sorriso quando il cd torna in “pista”. E torna tuttora. Peccato non siano passati dall’Italì durante la tournèe.
Hearts on Fire“.

3. Bon Iver “For Emma, Forever Ago”
Tutti ne hanno parlato della faccenda/leggenda della capanna nei boschi dove Justin Vernon si è rinchiuso dopo una delusione amorosa per scrivere questo disco. Bene. Più capanne, più dischi così pieni di lucide emozioni e brani che spaccano il cuore. Emozioni folk con molto soul dentro. Una meraviglia e una sorpresa.
Lump Sum” nella versione riarrangiata per MySpace.

4. Portishead “Third”.
Dunque, sei il gruppo che lasciato un’impronta indelebile sulla musica degli anni novanta. Torni a pubblicare un album dopo dieci anni. E? Ed è un disco ostico, cupissimo, a tratti disturbante. Che si allontana giustamente dal passato e traccia nuovi percorsi che, come allora, diventano labirinti in cui perdersi, ascolto dopo ascolto. Questo è un disco che verrà ricordato, credo.
Al riguardo, il momento “live” dell’anno: Primavera sound, concerto dei Portishead. Chuck D arriva sul palco durante l’esecuzione di “Machine gun” fa 30 secondi di rime e va via, mentre una glaciale Beth quasi non lo guarda nemmeno. Magia.
Ps.: ah, beth gibbons. “The Rip“.

5. Elbow “The Seldom Seen Kid”
Un disco che ascolto da marzo. Pop orchestrale, melodie che ti abbracciano e canzoni splendide costruite in maniera impeccabile. Vincitore del Mercury Prize come miglior disco inglese, per quello che conta. Contiene il pezzo “bomba” “Ground for divorce”, ma la mia preferita è “Mirrorball“.

6. Okkervil River “The stand-ins”
Due dischi in due anni. Questo è il più allegro di tutta la produzione dei texani e serve a confermarmi che questi siano uno dei migliori gruppi in circolazione. Will Sheff poi è un grande frontman oltre a essere uno chansonnier eccelso con le sue storie raccontate in chiave alt-country (dove alt-country è una definizione diminutiva forse).
Inoltre, ogni volta che parte “On tour with Zykos“…uno di quei personalissimi momenti in cui la musica pare parlarci. E solo noi possiamo capire.

7. The Racounters “Consoler of the lonely”.
A parte il titolo del disco che è fichissimo, la band rock’n’roll, adesso. Il disco è una serie di pacche dritte in rock con venature blues, anche se l’unico brano lento toglie il fiato. Loro dal vivo sono entusiasamanti e questo disco l’ho consumato, soprattutto facendo grande “air-drummin”.
Quindi, “Attention“.

8. Baustelle “Amen”.
Unico disco italiano. Saranno spocchiosi e antipatici, sono pure scarsini dal vivo, “baustellometro” e altro, però hanno scritto una serie di canzoni di facile ascolto ma non banali e ricche di spunti in parole e suoni. Mi pare un merito.
Nota personalissima: un viaggio all’ospedale, libero da certe paure posso allontanare il “Panico!“.
Vedi sopra, momenti in cui la musica parla un linguaggio “a due”.

9. Black Mountain “In the future”.
Uno dei primi album dell’anno, mostra longevità negli ascolti. Reinterpretano la lezione in puro stile seventies di non dimenticate hard rock band con surplus di psichedelia. Ipnotici e corna rock. Peccato averli persi dal vivo. Pezzoni, attitudine e un certo stile.
Evil ways” mi pare racchiuda bene il mood del disco.

10. The Notwist “The Devil, You + Me”.
Perchè sono stati il primo gruppo che ho visto entrando al Primavera Sound ed è stata un’emozione, perchè il loro disco è stato sottovalutato da molti, perchè ai Notwist si vuole bene e hanno una gran classe, perchè ci sono almeno 4 brani clamorosi che si continueranno ad ascoltare per un bel pò. Uno, è “Gloomy Planets“.

Menzione d’onore: (11) Tv on the radio “Dear Science”.
Finora non mi avevano convinto invece con questo disco sposano il loro lato black e sfornano una serie di brani pieni di idee e sonorità in un disco che continua a crescere, nonostante sia in ascolto da poco.
Love dog” è un pezzo superiore. Nonchè la bonus track della selezione.

Dischi che fossi in voi ascolterei e che mi sono assai piaciuti:

R&B/soul:
Jamie Lidell ha fatto un disco che è una bomba di allegria condensata in mezz’ora. Raaphael Shadiq segue a ruota (ascoltatelo, vi incanterà) e cito anche il lavoro di Eli Paperboy Reed tanto “vintage” quanto bello.
Rock:
The Hold Steady, fratellini di Springsteen con reminescenze southern rock, solidissimi, un grande band;
Bob Mould: three minutes rock song, pedalare e via, ma con grande stile;
Calexico: tornati con le solite, ma lucidate a nuovo, melodie tex-mex e partiture cinematiche.
Altro:
She & Him: disco pucci dell’anno. Soft pop & Zooey.
Fujiya & Miyagi: disco scacciapensieri dell’anno. Electro dance danzereccia e rallegrante.
Girl Talk: disco zarro dell’anno, un furfante che campiona di tutto e che fa ballare sempre e comunque.
Offlaga Disco Pax: disco comunista dell’anno. Bè, qui giocano in casa, nel senso letterale e reggiano del termine. Il secondo disco è bello, ma forse è arrivato in un momento personale sbagliato.
Menahan Street Band: disco strumentale dell’anno. Suonato da gente di vari gruppi di matrice black/funk. Eccelso sound pieno di grazia e ritmo.
Due cosette jazz: i soliti Bad Plus che non sbagliano un colpo e Aaron Parks che ha fatto un disco di immagini in jazz emozionante e di gran classe.
Menzione “al cuore non si comanda”: il disco degli Ac/Dc funziona. Certo, la solita cosa degli “Ac/Dc” però, evviva.
Sassolini: gli MGMT e i Vampire Weekend sono fuffa. Oppure sono troppo vecchio per entusiasmarmi per questi gruppi. Fine sassolini.

Inoltre, il bello delle classifiche di fine anno, è che permettono di scoprire cose che hai perso per strada o che inizialmente non ti avevano convinto. Io sto recuperando un paio di dischi. Uno è il pluricitato Vasco Brondi quello della luce elettrica, che finora non sfonda ma probabilmente è un mio problema con i cantautori italiani, l’altro sono i Little Joy, side project del batterista degli Strokes che, mh, non male.

Voilà.

5 thoughts on “2008 in musica

  1. @ Ed: no, non leggo Rumore. Leggo spesso Mucchio. Però mi hai incuriosito e controllerò….
    @ Ciccsoft: quale onore, inserito fra siffatti veri conoscitori musicali!!

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