Dell’aridità di cervelli e di seminatori marci.

Poi dice il cazzone che legge “Libero” : “E’ solo una battuta”.
Peccato che certe battute, più sono stronze, grevi, ignoranti, pesanti, più attecchiscono nei cervelli di minorati mentali, pronti ad assorbire ogni plateale boutade, spacciata come grande battutona da una specie di seminatore, tanto per scomodare una banale metafora a sfondo religioso, dato che il tipo là a volte si è spacciato per essere l’unto di un signore grosso. Peccato che i suoi “semi” siano tendenti al marcio in partenza e poi continuino a cadere su teste composte di enormi distese di terreni rocciosi, notoriamente inadatti per la crescita di nuove forme di vita intellettuale e quindi pronti solo ad ospitare, momentaneamente, fino alla prossima mescita di semi marci, il verbo battutaro del predicatore nano.
Ora, passato lo sfogo (motivo del post) il piccolo aneddoto della sera.

Di sabato sera, dove davanti al solito localino funk, c’è una piccola coda per acquistare il biglietto d’ingresso.
Due botteghini piazzati davanti all’entrata custodita da due brutti giganti vestiti di nero con le mansioni di buttafuori e controllori con surplus di ampia bruttezza.
Due file di scarsa lunghezza che ostruiscono il passaggio, accompagnate dalla solita disorganizzazione falsamente allegra e assai pressapochistica tipica dell’Italì, con accatastamento di gente che non capisce dove inizia la fila, che perde il/la amico/a nel giro di tre metri o che armeggia al telefono per ottenere prebende lussuose, tipo, ingresso omaggio. Pensando che il costo del biglietto è di otto euro provo un pò di vergogna conto terzi. Dal lato destro della fila, arriva un ragazzo di colore. Per passare, attraversa le file.
Ha il biglietto in mano, me lo mostra e mi sposto. Sul lato sinistro il nero (196 cm. spalle larghe, dreadlock, barbetta) incoccia in un bianco (165 cm. mingherlino, capelli unti, barba incolta).
Il bianco lo vede e dice alla sua accompagnatrice: “Fai passare l’abbronzato“.
L’abbronzato lo guarda mentre una spessa lastra di pack artico si forma rapidamente nei tre metri quadrati in cui si svolge la scenetta, i telefoni si zittiscono, le teste si voltano.
Per un secondo penso “Ti prego, non tirargli una manata sulla testa”. Per un altro secondo penso “Bè, perchè no, potrebbe essere divertente”. Poi, il nero passa, senza dire una parola. La lastra di ghiaccio svanisce e si sente qualche commento. L’accompagnatrice al top dell’imbarazzo dice, alzando la voce di un’ottava, qualcosa come “ma non dovevi, ma cosa dici…“. Lui, senza battere ciglio, risponde “Era una battuta“. Una parola simile a coglione vola dalle mie spalle. Il “battutaro” allora, molla l’amica, raggiunge il nero, arrivato davanti agli energumeni controllori e gli dice “Oh, non ti sei mica offeso. Era una battuta…
Per un secondo ancora spero in una manata in faccia. Il nero invece dice “No. Niente.” Ed entra. Il bianco con il cervello fatto di terreno roccioso si gira, raggiunge sorridente l’accompagnatrice che, probabilmente stava valutando cose da fare nel prosieguo della serata.
Quali cose non interessano più, ormai.
Entro anche io. Bel concerto. Divertente e danzereccio, a tratti un clinic di batteria.
Si era poi lì apposta. Per il clinic, non per il battutaro.

Se questo post sembra razzista, colpa tua, lettore, che sei ignorante.

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