Recuperi # 2

Non si fuma. Non si fuma più.
Non si cerca. Non si cerca più.
Si spera che qualcuno fumi al posto mio.
Si spera che qualcuno cerchi al posto mio.
Altirmenti tutto andrebbe in fumo e chissà se sarebbe poi così male.
Altrimenti tutto resterebbe fermo, immutabile. E chissà se sarebbe poi così male.
Groviglio e aggroviglio parole informi senza motivo, quasi per abitudine.
E il resto. Manca.
Tranne che in sogni deboli, sfocati da sveglie notturne.
E il resto. Passa.
Fra tracce musicali simili a madrigali folk che raccontano storie lontane immerse in armonizzazioni pop di pregiata fattura e pezzi di memoria di un barbuto cantautore che si è chiuso in un capanno e ha impresso lamenti amorosi per chitarra e voce di grezza ma corposa bellezza.
Autunno di calde foglie cadenti appese ad accordi in la minore.
Mentre intorno, la polvere di troppe corse per inseguire orari e obiettivi non così, davvero, importanti.
Mentre intorno, poca pioggia per scrostare la polvere sulle strade e dai pensieri di passeggeri troppo legati al programma di volo, che cambia mentre non cambia l’equipaggio. Innaturale equazione.
In fondo, un corridore solitario arranca verso la pianura. E’ l’ultima collina, l’ultimo avvallamento. Ha quasi perso il passo, ha quasi perso il significato di quella che doveva essere un’impresa mentre si rivela una lotta insignificante contro se stesso. Un tempo erano doni inutilizzati per non perdere il ritmo del passo, lasciati dai tifosi lungo la via. Una volta erano feste e giubilei un po’ sussurrati per non intaccare la concentrazione del corridore. Ora. Nulla. Gente che lo scansa, pozzanghere che lo accolgono. Schizzanti.
Dov’è la folla, la leggenda, la storia, il senso, l’impresa o il senso della stessa.
Lo guardo con un binocolo, faccio un tifo blando. Fossi in lui mi fermerei, respirerei, aspetterei la pioggia per portare via un po’ di polvere, chiederei un passaggio anche se le macchine sono poche e se sono, sono troppo impegnate a mantenere il proprio contegno di congegno meccanico su ruote.
Potrebbe chiedere a una nuvola, chissà. Magari passa di là, dietro l’ultima collina. Magari passa di là, bassa e silenziosa, vaporosa e comodosa.
Passasse, una nuvola. Sarebbe un segno.

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