The Singles Collection #3

Avete ciabatte e secchiello, zaino e cappellino, tenda e k-way? Siete attrezzati per le vostre vacanze? Bene.
Magari vi manca qualche nome per la vostra colonna sonora estiva.
Insomma, i soliti suggerimenti non richiesti di ascolti misti, pezzi in heavy rotation da queste parti nelle ultime settimane.

Sharon Van Etten – album: ‘Are we there’
al bar dei cuori solitari Ms.Van Etten serve una collezione di cocktail da assaporare con cuore gonfio di romance. mescolare non agitare.

Continue Reading

The Singles Collection #2

(suggerimenti non richiesti di ascolti misti, cinque pezzi in heavy rotation da queste parti nelle ultime settimane)

Jack White – High Ball Stepper
(‘White Stripes’ 3.0, friggi il tuo ampli nel vecchio brodo primordiale del blues, chitarroni che in questo periodo piacciono molto)

Cloud Nothings – Psychic Trauma
(a proposito di chitarre, i ‘Cloud Nothings’ han fatto un disco velocissimo e da ragazzini, disco ben voluto e che ci vuole, per accontentare il ragazzino che insiste nel fare ‘air drumming’ dentro di me)

Bob Mould – Hey Mr.Grey

(si diceva chitarre, questa ha la barba bianca e la storia del rock dalla sua. finché Bob Mould tira mazzate, va tutto bene. l’album esce ai primi di giugno, daje sempre)

Neneh Cherry – Everything
(sette minuti di ipnosi electro e vocetta di Neneh Cherry, non vedo perché no. l’album è al momento una delle cose più interessanti dell’anno)


Kelis – Rumble
(è uscito da poco il nuovo disco che è molto, ma molto buono. magari venisse in tour in Italia. al momento, ovviamente no. questo pezzo lo canticchio quasi tutti i giorni da settimane, ha il passo giusto che serve per accompagnare bene o per svoltare una giornata)

(bonus track: c’è stato il ‘Record Store Day’. lo dico per due motivi. il primo è farvi leggere questo pezzo che riassume benissimo tutto della faccenda che ci tengo.
il secondo è che per il RSD la ‘John Spencer Blues Explosion’ (#eroi) ha buttato fuori una cover che spacca tutto. finito, play e vai, spacca tutto)


[archivio: singles collection]

The Singles Collection (# 1)

(rubrica con cadenza irregolare, suggerimenti non richiesti di ascolti misti, cinque pezzi in heavy rotation da queste parti nelle ultime settimane)

How to Dress Well – Words I Don’t Remember
(elettriche carezze via synth, vocalizzi, ‘snap’ ‘snap’, il tizio fa R&B con suoni modernissimi e fragilissimi. dopo venti ascolti fai sempre ‘snap’. speriamo esca il nuovo album, ma non è certo, al limite recuperate il primo che male non fa. clic sul titolo per ascoltare il pezzo) 

Joan As A Police Woman – Holy City
(lei è piuttosto conosciuta ma questo è un clamoroso pezzone, prova a non muovere un muscolo, album in arrivo in questi giorni, merita sicuramente l’ascolto. clic sul titolo per ascoltare il pezzo)

Real Estate – April’s Song

(capita che arriva una canzone strumentale che ti dice proprio quello che vuoi sentirti dire ma non trovi le parole, se poi ha il titolo pure primaverile, cosa volere di più, non so. l’album dei ‘Real Estate’, è bello)

The War on Drugs – Red Eyes

(e allora, scappiamo no, sull’onda di canzoni tutte simili, tutte sognanti, in punta di plettro, di synth che stendono un tappeto su cui sedersi stanchi e andare, via, da qualche parte, dove non vergognarsi di ballare la giga. l’album sembra molto bello)

Avishai Cohen – Song for My Brother
(qua c’era un pezzo del nuovo di Beck, ma tanto chi è Beck lo sapete tutti e sì, il disco di Beck è buono, ma in questi ultimi giorni ho rimesso orecchio nelle influenze arabeggianti e sinuose, con un contrabbasso che vola e una sezione ritimica che ti saluta con la mano, dell’ultimo disco di Avisai Cohen. Jazz coi fiocchi facile all’ascolto, pieno di suggestioni, uscito qualche mese fa ma è giusto di pochi giorni la notizia della sua data estiva al ‘Locus festival‘ e quindi, sì)

 

2011, dischi dell’anno

(click, il bignami riepilogativo)

(poi mi sembra di non ricordare tanti dischi di quest’anno. poi mi metto lì e saltano fuori come bambini rimasti dietro all’albero in un nascondino lungo mesi. piccole memorie in musica, piccole storie fra me e me, scoperte in ritardo, band che sono come vecchi amici, voci che hanno parlato, blogger che influenzano gli ascolti, esperimenti arditi che diventano gioia per le orecchie, botte di energia, melodia come seta, brandelli e pennellate in musica fissati in un elenco che vale fino al prossimo giro ma che per ora sono dodici dischi e qualche appunto per una miscellanea di roba in un ordine misurato spannometricamente comparando numero di ascolti e amorazzi musicali, senza nessuna pretesa critica, un link per ogni disco per saperne di più, via)  

1. Bon Iver – “Bon Iver”
Io, fan totale, ma gran disco, gran conferma, bellissima trasferta londinese per vederne l’ottimo live. Uomo dell’anno. (‘videoalbum’)

2. Low – “C’Mon”
Fra brani spacca cuore e cerotti di carezze, una perla. Forse il disco che ho ascoltato di più. Contiene la canzone più bella dell’anno.

3. Real Estate – “Days”
Da qualche parte l’han definito ‘surf-pop romanticism’. Perfetto, abbinato a passeggiata ciondolante e sorrisino. (ascolta)

4. Girls – “Father Son Holy Ghost”
Un frullato gustoso di reminescenze dal passato. Questi scrivono belle canzoni con una facilità irrisoria. Alla terza prova, non è più per caso. (‘Honey Bunny’)

5. Colin Stetson – “New History Warfare Vol 2: Judges”
Un disco di sax solo. Boom. Inatteso, spaziale e sperimentale coi suoni circolari. Bellissimo, non per tutti. (lui, suona)

6. The War On Drugs – “Slave Ambient”
Classic rock non radiofonico, affogato in riverberi ‘dreamy’. Chitarre strascicate e mood ipnotico. Bravissimi. (‘Brothers’)

7. Crash of Rhinos – “Distals”
Una botta di genuina ‘pesantezza’ con le braccia al cielo e una grande batteria. Spacca. Nel mio anno, ci voleva. (bandcamp)

8. My Brightest Diamond – “All Things Will Unwind”
Quasi una scoperta per me. Una vocina splendida unisce il pop con gli strumenti classici in un tentativo raffinatissimo e riuscito di tentare nuove strade. Fascinoso. (official website)

9. The Field – “Looping State Of Mind”
Loop & cuore (questa l’ho rubata). Ascolto poca musica elettronica ma quando è fatta per arrivare, ci resta. Suggestivo. (rece+ascolti)

10. Fink – “Perfect Darkness”
Corde pizzicate, ritmi secchi. Terzo disco, ormai un classico. Mi stupisco di come non sia nelle top di chi conta. (live radio)

E poi due signore stupende che han fatto gran dischi, ancelle di questi suoni di fine stagione.
Feist “Metals” e Florence & The Machine “Ceremonials.
L’ammore, le chitarre, i tamburi, le danze, l’intimità e l’epica, il maglione di lana grossa e l’abito coi lustrini di due signore bellissime e bravissime, sempre più.

Altro: 

Fan service: Arctic MonkeysSuck it and see. La mia estate è stata questo disco e un viaggio in macchina a guardare il blu.
Danzare: Cut Copy – Zonoscope
Amici miei che han fatto dischi, sempre belli: Wilco, Radiohead, Beirut, Kate Bush.
Dischi usciti nel 2011 che ascolterò moltissimo nel 2012: The Black Keys, Wye Oak.

(grazie per l’immagine riepilogativa e super bella: sweetpotatopie)