2009, Tv series!

Erano tutti in salotto, seduti a guardare la tv.
Sul grande divano coi cuscini giganti rivestiti di un velluto morbido color rosso sangue, era seduto un professore di chimica.
Mentre guardava il programma pensò alla sua produzione segreta di anfetamine e alla moglie, poi pensò che aveva fatto bene ad accettare l’invito del suo collega di network per vedere la finale.
Così aveva avuto l’opportunità di portare con sè il suo amico nonchè apprendista chimico con seri problemi di droga (3).
Il ragazzo non aveva parlato molto quella sera, poichè era intimidito dal poliziotto di Miami che indossava una camicia colorata e aveva una strana espressione in viso.
Rilassata, ma terrorizzante. Il ragazzo pensò che non aveva mai avuto buoni rapporti con i poliziotti, ma continuò a sentirsi a disagio, di fianco a quello che, in realtà, era il più longevo serial killer in circolazione (9).
Il quale stava fingendo di divertirsi a quella strana serata in cui aveva incontrato sconosciuti provenienti da altre città in quella casa dal sapore antico, con arredamento anni sessanta che lo fece pensare ancora a suo padre. Sicuramente non aveva scambiato molte parole se non fugaci saluti di presentazione con lo psicoterapeuta seduto alla sua destra. Chissà cosa ne avrebbe pensato dei suoi problemi con la figura paterna.
Dal canto suo il dottore (10) era impegnato a guardare con attenzione il programma, godendosi la serata senza pensare ai suoi pazienti, scambiando sottovoce commenti salaci e battute sagaci con l’infermiera che gli era seduta accanto, anche lei finalmente libera per una sera da turni in corsia e problemi familiari anche se le continue sigarette accese dal padrone di casa, seduto al suo fianco, cominciavano a darle fastidio. Sopportava però grazie a una pastiglina (8) delle sue, presa di nascosto in bagno e all’innegabile fascino d’altri tempi che l’uomo vestito con un elegante abito grigio da cocktail trasmetteva, nonostante l’eccesso di brillantina fra i capelli.
Lui, guardava lo show, fumava le sue Lucky e ogni tanto si guardava intorno per vedere se i suoi ospiti erano contenti.
Seduta sul bracciolo, stava la bionda padrona di casa che scambiava mozziconi col marito e ogni tanto si alzava per prendere una limonata per i ragazzi o un bourbon per i maschi, senza perdere di vista i figli seduti per terra che accarezzavano il cane e aspettavano la prossima canzone (1). Continue Reading

2009, cinema!

Una donna fugge nel bosco dietro casa per rendersi conto di sogni spezzati e vite infrante. Mentre torna nel villino per affrontare la sua vita distrutta, sente il suo vicino urlare contro una gioventù sbandata. Il vecchio ha due passioni. Bere birra sotto al portico e una macchina di un tempo che non c’è più. Mentre si prepara per la sfida finale (poichè c’è sempre un duello in un mondo di pistoleri) gli sfreccia accanto una Ford modello A con a bordo gangster dai bei cappotti che svuotano caricatori di mitra durante una fuga. Il loro capo poi se ne andrà al cinema a vedere se’ stesso morire a testa alta. Mentre esce incontro al suo destino, nella sala a fianco un regime in scadenza celebra i suoi eroi. Peccato che un gruppo di bastardi fichissimi, con l’aiuto di un’ebrea francese bellissima, rovini la festa. Il capo dei bastardi per festeggiare lascia il suo marchio di infamia su un cacciatore di ebrei, in un bosco con la neve. E’ lo stesso bosco in cui si aggira un padre intento a procurarsi il nutrimento per la sua bimba vampira. Lei però è in camera col suo amichetto biondo e timido, nascosta a un mondo che non la può accettare. Lui poi va in piscina, lei lo raggiungerà  e sarà vendetta e bussare per sapere che ci sei mentre un treno li porta via. Forse raggiungeranno un’altra bambina che, in una dimensione diversa in 3D, scopre di avere due madri. Quale sarà quella giusta? si chiede Coraline mentre tutt’intorno un mondo di nera fascinazione la incanta. Scoprirà che i genitori sono quello che sono e quelli che la amano e lo vorrebbe dire al suo amico che vive anche lui nei cartoni. Solo che lui non c’è. E’ partito per un viaggio imprevisto insieme a un vecchietto all’inseguimento di un sogno a forma di palloncini. Tornerà sano e salvo e con un cane parlante, giusto in tempo per vedere in tivù l’ultimo incontro di un grande perdente coi capelli lunghi e tinti di biondo che però sul ring ha ancora qualcosa da dire, ha l’ultimo salto da fare, in faccia ai riflettori. All’uscita dal match la gente corre a casa che c’è il coprifuoco imposto dall’ultima rivolta esplosa nel campo degli alieni, arrivati senza preavviso e parcheggiati in una zona periferica della città. Pare ci sia un umano che stia creando problemi. All’interno. Lo stesso umano, con le sembianze modificate dal contatto alieno, mentre raccoglie un fiore speciale, alza la testa e vede un astronave sfrecciare in cielo. La riconosce. E’ l’Enterprise al suo viaggio inaugurale. Alla scoperta di mondi sconosciuti, verso nuove avventure, in un rollercoaster galattico.

Il mio anno di film visti al cinema, in una sorta di riassunto “corale”.

E l’immancabile classifica:

1. Inglorious Basterds
2. Up
3. Nemico Pubblico
4. Coraline
5. Lasciami Entrare
6. Gran Torino
7. The Wrestler
8. Star Trek
9. District 9
10. Revolutionary road

2009, musica!

Dopo due post riassuntivi, controllo dei centri di ascolto, riflessione mista a sensazione, proiezioni sui dischi che resisteranno negli ascolti anche in futuro (*) : ecco la top ten del 2009.

1. Grizzly Bear
una sorpresa anche per me. non pensavo potessero entrare nella top ten, figurarsi al primo posto. sarà che i coretti mi fregano. l’anno scorso volpi, quest’anno orsi. pardon. fatto sta che sono sei mesi che questo disco lo ascolto sempre. e con sempre più gusto e salterelli quando i coretti incalzano. disco dell’anno.

2. Pains Of Being Pure At Heart
12 mesi di ascolti e balletti privati, valgono la piazza d’onore. disco “vorrei avere vent’anni” dell’anno.

3. Polvo
disco rock dell’anno. punto. Continue Reading

Hasbrò vs. Ghibli

Vertgigio_nodataHo visto “G.I.J*e” e “Totoro”. Il primo è brutto, il secondo bello. Il-mio-vicino-Totoro-Poster-Italia_mid
Lo scontro, naturalmente arbitrario, fra mondi diversi, a seguire.
La Hasbro è una ditta che fa giocattoli.
Ora questi giocattoli sono diventati giocattoloni in celluloide e la multinazionale  si è fatta la casa di produzione (con logo orrendo).
La Hasbro riempie l’immaginario collettivo, inondando il mercato di robottoni e soldati bumbum in film bambam con merchandising a pioggia, in una produzione seriale di film tutti uguali, bruttini e vagamente stupidi.
Prendiamo questo con le forze super speciali super addestrate super equipaggiate super segrete, dell’esercito Usa e confrontiamolo col film coi robottoni di qualche mese fa.
Sono uguali. E sono brutti.
C’è la sadica tendenza a distruggere monumenti (qui la torre Eiffel, là piramidi a caso)
. C’è la bellona con storia d’amore con l’eroe, anche se la parruccona nera a Sciena Miller non dona.  C’è l’eroe interpretato da giovane attore che qui è un tizio che ha il collo taurino e un’espressività vicina allo zero assoluto.
 C’è la storia che fa quello che vuole, uccidendo senza rimorso la logica, in compagnia di battute di bassa lega e con la sceneggiatura che introduce spiegoni da passati che ritornano con lo scopo di inframezzare il susseguirsi delle innumerevoli esplosioni. C’è l’ex attore famoso che fa un ruolo vergognoso, glielo avessero proposto quando era famoso un copione simile l’avrebbe bruciato con disprezzo. 
C’è il negro (o il robot che si comporta come un negro) che fa le battute simpatiche che non sono simpatiche. 
Ci sono momenti di involontaria ilarità, montaggi adrenalinici e virtuosi, utili spesso per perdere il senso di una lotta (pugnoni fra robottoni o sciabolate dei ninjoni). 
Ci sono effetti a pioggia musicati da adrenalina sonora in chiave rock trash. C’è il finale alla volemosebbene con due indizi buttati con la grazia di una martellata sulle dita, su un sicuro sequel.

Fra i due, vince a sorpresa questo coi soldatini. Per la lunga scena d’inseguimento in centro a Parigi dove distruggono un sacco di roba e dove il film è quello che vorrebbe essere, un videogame senza alcuna logica nè fisica nè narrativa. Meglio questo che gli spiegoni e la noia del “caduto”. Continue Reading

Dear Michael B.,

transformers 2 locandinaCaro Michael Bay,

ieri sera sono andato al cinema che era l’ultima sera che proiettavano “Adventureland”, quel piccolo film diretto dal tuo collega Greg Mottola. Probabilmente non sai nemmeno chi è perchè sicuramente lui non fa parte della tua schiera di amici o semplicemente perchè il buon Greg non fa film con effetti speciali e quindi di cosa parlereste? Voglio dire, lui potrebbe dirti come si fa a scrivere un film basandosi sui propri ricordi di gioventù e di come si dirigono gli attori, forse. Tu risponderesti “Boom” e “Kaboom” ma non è questo il punto della mia missiva. Il punto è che dopo avere visto il film, era presto, non avevo sonno che avevo dormicchiato un po’ tutto il giorno visto che sono in ferie, e mi sono detto “ma dai che mi vado a vedere transformers, il film peggio criticato online degli ultimi anni”. Oh, Michael hai preso una stella da tutti eh, allora ero curioso (e pure un po’ masochista, mi sa). Te poi te ne freghi giustamente e, mentre scrivo, te ne starai a bordo piscina nella tua villona a Malibu o da quelle parti lì, a prendere il sole sorseggiando un super drink o a leggere tre righe di un soggetto pensando all’equazione “tot.personaggi=tot.esplosioni” per il tuo prossimo blockbuster.
Però io volevo dirti una cosa. Hai rotto il cazzo.
No, davvero. Se il primo film dei robottoni era anche accettabile, questo è terribile, rasenta, se il discorso avesse senso, l’insulto all’intelligenza dello spettatore medio, a cui, ora che ci penso, forse non si rivolge. Quindi hai sempre ragione tu e la tua villona.
Il tuo film si riassume così: muscoli senza cervello. Continue Reading

Nerdoni da abbracciare

adventureland_poster“Adventureland” è un piccolo, delizioso, puccioso film, pieno di perdenti micidiali e nerd adorabili. Tanto che il rischio è che diventino macchietta di se stessi non fosse che tutto il film è pensato girato e interpretato con leggerezza ma con notevole partecipazione dal gruppo di giovani attori e soprattutto con una genuinità d’intenti che fa sorridere e apprezzare il tutto.
Oppure sono io che mi trovo perfettamente a mio agio con i caratteri dei personaggi, le prime esperienze con droghe e alcool, le cazziate dei genitori, un futuro in una piccola città che non pare possa offrire molto, soprattutto l’imbranataggine con le donne e le difficoltà nei primi passi della vita relazionale, diciamo “adulta”. Tutto affogato in una ricchissima colonna sonora che è come una protagonista del film oltre che un impagabile tuffo nella memoria.
Appunto, nel 1987, anno in cui si svolge la storia, io avevo 18 anni, quindi rientro in pieno nel mood “do you remember” di cui il film è pervaso. La storia è quella di James, imbranato intellettuale romantico col sogno di diventare giornalista e il problema di essere vergine, alle prese coi dissesti finanziari della famiglia che lo portano, anziché al viaggio in Europa per festeggiare il diploma, a lavorare nel parco giochi della nuova triste cittadina, dove farà i conti con l’amore, l’amicizia e un lavoro noioso e mal pagato.
Unica pecca del film, il finale, troppo confortante e soprattutto troppo indulgente. Gli happy ending vanno bene ma avrei preferito e forse era più logico, vedere James forgiato dall’avventurosa estate e pronto per andare alla conquista del mondo. Per il resto, molto bene, si partecipa, si sorride e a volte si sospira pure un po’. Recuperatelo in dvd quando esce, mi raccomando. Applausi per il super nerd che legge letteratura russa e fuma la pipa, una esagerazione di uno stereotipo, ma meraviglioso.
E comunque negli ottanta, avevamo look spaventosi, davvero. E “Rock me amadeus” era una schifezza, davvero.

(Adventureland: trailer)

Previously on Harry Potter

hp6E’ il sesto, ne mancano due, entrambi in lavorazione che i ragazzi si fanno grandi in fretta.
Sia gli attori sia i lettori. Ben vengano gli ultimi capitoli che mi gusterò così come mi sono divertito a vedere la vicenda del principe mezzosangue. Non chiedo altro che divertimento ai film di Harry Potter. Non ho mai letto un romanzo della saga, nè li leggerò ora, quindi non posso, nè sono interessato, a sviscerare a fondo le differenze fra testo e pellicola (se mai operazione simile ha senso) o a infilarmi in furibonde discussioni fra fan della saga scritta, riguardo all’adattamento cinematografico.
Gli ingredienti sono gli stessi, la pozione non cambia. Ottimi effetti speciali, bella scenografia, che diventa sempre più cupa con l’avvicinarsi del presumibile scontro finale fra luce e tenebre. Soliti solidi attori inglesi (in questo fa la sua bella figura – e una gag eccezionale ad inizio film – Jim Broadbent) e i soliti ragazzi. Con spalle sempre più larghe, primi peli e prime pulsioni sentimentali.
Il film è decisamente diviso in due parti che si intrecciano senza infastidirsi troppo, seppur a volte si avverta qualche naturale incompatibilità fra le sorti del mondo della magia, con la lotta fra il prescelto Harry affiancato da Silente, suo mentore barbuto, contro sfreccianti nubi nere e altri malefici a cura del signore del male (non si pronuncia quel nome) e il racconto delle passioni adolescenziali dei protagonisti, fra baci pudichi, gelosie e turbamenti del corazon. Si sorride con questi ultimi, si palpita abbastanza per la lotta tra bene e male, il tutto risulta godibile e le due orette passano in scioltezza.
Nel lungo finalone c’è una scena che sembra rubata dallo storyboard del signore degli anelli oltre a spazio per la commozione e per un breve promo delle prossime puntate.
Qua e là affiora qualche forzatura, qualche ingenuità, qualche personaggio spunta dal nulla, ma tutto sommato c’è ritmo, c’è visione, si fa il tifo, c’è ancora il quidditch e il giocattolone magico si fa apprezzare, anche perchè, il bambino nascosto in me, vorrebbe una pozione magica, un filtro d’amore e un paio di formulette da pronunziare contro i nemici per, tipo, paralizzarli.
Unica pecca: mi aspettavo una parte di storia sul principe mezzosangue. Mi sarei acconentato di uno spiegone. Invece il titolo del film viene liquidato con una battuta e io che dico “Ah, ok”.
Inoltre sarebbe gradevole quanto impossibile, avere all’inizio di ogni film una sorta di recap, sul modello dei serial tv. “Previously on Harry Potter“.
Così un paio di cose si potrebbero ricordare meglio, anzichè tentare di afferrarle da lontani ricordi, grazie a dialoghi un po’ forzati.

Note a margine: notate varie mamme noiose che spiegano ai figli cose che i figli sanno già. E il proprietario del cinema del paesello che sorride per gli incassi e per la chiusura estiva. Si riprenderà con il cartone artico, rigorosamente in 2D che “il 3 D lo facevo vent’anni fa e comunque qui non funziona..”.

Bottoni in 3D

coraline-movie-posterPiù voci, scritte e orali, hanno predetto il futuro incontrovertibile del cinema. Il 3D. Gli occhialini con le lenti colorate.
Problema per noi occhialuti, almeno per me che mi chiedevo, prima di entrare in sala, se le lenti colorate vanno davanti alle lenti infrangibili degli occhiali o vanno frapposte fra occhio e lente da vista? Appurato quanto siano cari gli occhialini, dopo avere pagato, di mercoledì sera, il biglietto scontato a otto euro contro i dieci di “listino”, pongo la domanda sul posizionamento degli stessi alla maschera all’ingresso della sala, un giovane con gli occhiali e con un cesto di vimini contenente svariate paia di 3D lens. Il ragazzo non lo sa perchè non ha mai provato. E va bè. Appena seduto, l’occhiale di plasticone e non è che ci siano due opzioni come pensavo. Ce n’è solo una, ossia davanti alle lenti degli occhiali, poichè, colpa del mio testone forse, ma anche dell’occhiale 3D che è piuttosto grande e con stecche laterali di notevole spessore, non si riesce a mettere fra occhi e lenti da vista. Poco male, ma incrociamo le dita. (sì, tutte paranoie, dopo parlo del film).
Parte il trailer-3D di “Ice Age”. I tipi del cinema, oltre a non fornire indicazioni preziose come il posizionamento dell’occhiale per noi occhialuti, oltre a riscuotere per conto hollywood, una sorta di pizzo per la nuova tecnologia, dimenticano le luci accese e non si capisce niente dell’effetto. Continuo a incrociare le dita. Poi parte il film, si spengono le luci e tutto funziona alla perfezione. Luci, occhiali (seppure ogni tanto debba sistemarli, seppure ogni tanto diano fastidio a un povero miope come me) e film.
Sul quale avevo pochi dubbi. Quando si incontrano due menti brillanti come lo scrittore Neil Gaiman e il regista di “Nightmare before Xmas”, difficile possa uscirne qualcosa di meno che buono. E qui si va ben oltre il buono. Questione di gusto e sensibilità oltre che di tecnica e capacità.
“Coraline” è un film meraviglioso. Davvero, io non riesco a trovargli un difetto.
E’ divertente ma anche pauroso, è una favola adolescenziale ma allo stesso tempo matura e riesce nella comunione che sfugge sempre più ai sempre più grossi blockbuster con fx. Ossia, unire tecnica e cuore. Possedere la tecnica, qui supportata ma non fagocitata dalla sopracitata tecnologia, per farti dire “ooohhh” per le invenzioni visive e, allo stesso tempo, trasmettere il cuore ai personaggi, dando loro lo spessore necessario per farti palpitare, chi più chi meno, per le loro scelte, per le loro debolezze o qualità, per farti rabbrividire per le loro malvagità o manchevolezze, per farti ridere alle loro bislacche manie o curiose fobie.
Qui la tecnica è l’animazione passo uno, il cuore era contenuto nell’opera originale (*) ma non viene perduto nella trasposizione.
La storia è quella di una ragazzina appena trasferita in una nuova casa, con genitori impegnati e vagamente rigidi, improbabili vicini di casa, incluso ragazzino un po’ strambo. Coraline dai capelli blu, nella perlustrazione della nuova casa, scopre una porticina che conduce a un mondo parallelo che si rivelerà ben diverso da quello che a prima vista appare.
E’ proprio nell’esperienza visiva dei due mondi che si fonda in gran parte il film, accompagnando le avventure della nostra con le differenze cromatiche, e non solo, fra il grigio, noioso e piovoso quotidiano e il colorato, scintillante, sorprendente mondo parallelo.
Un racconto dark con una semplice ma allo stesso tempo profonda morale sulla adolescenza e le sue aspettative, ricca di fantasia non solo visiva e di trovate a ripetizione.
Insomma, da restare incollati alla sedia con gli occhi incantati che gioiscono dietro alle lenti colorate. Pur dovendole sistemare ogni tanto.

Ps 1.: però non esageriamo eh con i film in 3D…grazie.
Ps 2.: più film a questo signore eh, grazie.

(*) non ho letto la novella, ma ho letto altro di Gaiman, quindi vado sulla fiducia…

Il post sbronza

angover

Fin dal primo trailer visto in rete, avevo avuto buone sensazioni riguardo a “The Hangover“. Mi sembrava potesse essere un film divertente nonostante appartenga a un genere, la comedy americana, che non apprezzo molto, poiché mi pare che il grosso della produzione di queste commedie sia troppo mirato al target “teenager”, pronti al consumo di unti popcorn accompagnati da grasse risate, davanti a pellicole con troppe volgarità gratuite, doppi sensi a pioggia, allusioni sessuali e plot risibili.
Probabilmente è un mio preconcetto sul quale mi dovrei ricredere.
The Hangover” – a proposito, tradurre il titolo letteralmente era così grave? era così brutto come titolo? perché “Una notte da leoni” è meglio? – è fino ad ora, la sorpresa del box office dell’estate Usa, costato 35 milioni di dollari al momento ne ha incassati 152, ed è molto divertente.
Privo di eccessi volgari, con qualche banalità narrativa, qualche secrezione, ma con l’obiettivo, divertire con leggerezza, che viene centrato ripetutamente, mettendo insieme tre personaggi con caratteri diversi e complementari, per un buddy movie immerso in un classico clichè a stelle e strisce, una notte a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato del migliore amico.
Il giorno dopo, nessuno ricorderà nulla della serata e i tre pards andranno a caccia di indizi per ricostruire gli avvenimenti della notte brava.
L’idea è buona, le gag sono parecchie e funzionano, nonostante il doppiaggio, che pare non faccia molti danni, anche se probabilmente rovina qualche battuta, per motivi risaputi.
Menzione speciale per costui, perno comico del trio e personalissimo “ooohhhh” all’apparizione inattesa di Heather Graham, che ha un piccolo posto nel mio cuore fin dai tempi di “Boogie nights”, qui ancora nei panni di ragazza…immagine, diciamo.
E c’è anche Mike Tyson, pensa un po’.
Difetti? A volerne trovare, ce ne sono, fra cui qualche scelta musicale di bassa lega, qualche immagine troppo da cartolina, ma qui torniamo al discorso della commedia americana e dei suoi stilemi.
Mi limito a scrivere che, a questo punto, dopo avere apprezzato “Zack&Miri” e dopo essermi divertito con questo filmetto, potrei pure cambiare idea sul genere.
Sicuramente, nonostante le risate, non cambio la mia idea, negativa, sulle feste d’addio al celibato/nubilato.
Eccetto al cinema, suvvia.