Intervista trash

September 6, 2009 by cidindon

Mi è capitato di guardare dieci minuti di intervista all’amichetta di B. trasmessa da Sky.
Ora, non capisco bene come mai la rete satellitare, che dovrebbe essere concorrente con le reti del B., passi in rotazione questa cosa. Forse è un’abile trappola mediatica di Murdoch? Forse è uno vero scoop ed è colpa mia che non ci arrivo?

L’amichetta di B. è una biondina mollemente attraente che si atteggia a femme fatale con aurea da brava ragazza e dice cose di una banalità sconcertante (ma non è colpa sua…cosa vuoi che dica?!?). Ha l’originalissimo sogno di fare l’attrice e di sfondare pure negli US che là, si sa, è tutto più bello, con citazione obbligatoria per sofialoren e con tanto ammore per tutti tranne i cattivi giornalisti che hanno inventato un sacco di cose.
E’ vestita come una cinquantenne negli anni novanta, con tubino bianco a palloncino, collana di perle, french manicure spesso inquadrata e capello con boccolo preciso. L’intervistatrice è una disastrosa cougar platinata, con pantaloni di pelle nera a stringere gambe che paiono cosciotti e top maculato b/n d’ordinanza “cougar dress code“.
Le domande vengono poste in inglese, con traduzione in voice over. L’amichetta del B. inizialmente cerca di inserire nelle risposte le poche conoscenze di inglese, poi abbandona il tentativo e risponde in italiano, non senza qualche stortura grammaticale ma con un sacco di “è un mito“.
Il tutto mescolato col montaggio di sequenze con:
a) le due bionde che passeggiano in un parco parlando (in che lingua è un mistero, dato che l’amichetta del B. di sicuro l’inglese non lo sa e la cougar-anchorwoman non penso conosca l’italiano)
b) le due bionde che vanno in giro per…mah…il mare di Napoli? un lago? – non saprei nè voglio controllare – in motoscafo, sempre parlando ma soprattutto sorridendo moltissimo, con l’amichetta del B. che fa le faccine da super diva in gita sul motoscafo con l’occhiale extra-large-biancotruz.
c) momenti dove l’amichetta del B. viene truccata o gironzola nel parchetto dove si tiene l’intervista.
Saltuariamente, in lontananza o alle spalle delle bionde sul motoscafo, si intravede il papà, l’amichetto del B. stando alla versione dell’intervistata. Che non sia mai che la bambina vada in giro da sola. Anche a rilasciare interviste a bionde cougar.

La cosa che mi ha colpito, tralasciando ogni giudizio politico/privato della vicenda “amichetta del B.” è vedere una simile schifezza in televisione nel 2009. Un prodotto di pessimo livello, vecchio di vent’anni come ambientazione, look, inquadrature, giornalisticamente inutile con domande puramente didascaliche e prive di approfondimento. Forse allora ho visto uno spot in difesa di un paese retrogrado con un’immaginario collettivo antico, una cartolina di un paese color pastello, fra falsi scoop, pessima tivù e tragici esempi mentre c’è un mondo che continua ad andare avanti.

(approfondimenti: sull’intervista – sull’intervistatrice)

Musicarella Recap (Gennaio-Agosto)

September 5, 2009 by cidindon

Era un po’ che dovevo scrivere questo post a mia futura memoria, per quando andrò a redarre la magica superclassifica di fine anno e per ricapitolare un po’ cosa si è ascoltato finora. Peccato che l’ozio estivo mi abbia sempre fatto rimandare. Ora è il momento, con l’estate ormai al termine e l’inizio di un autunno che porterà altri dischi importanti che probabilmente rivoluzioneranno molti giudizi parziali.
Prefazione: la longevità musicale, la ripetitività degli ascolti legata al gradimento crescente di un disco, diventa sempre più un metro di giudizio importante. C’è tanta di quella roba in giro che è difficile trovare qualcosa che veramente colpisce, album che resistono più del tempo di qualche distratto ascolto o che passate due settimane non siano già finiti nel dimenticatoio. Ecco. Ma questo è un discorso che potrebbe diventare complesso e si rimanda a data da destinarsi.
Si diceva…album che finora hanno lasciato un’impronta nelle orecchie, e non solo…. Read the rest of this entry »

Dear Michael B.,

August 14, 2009 by cidindon

transformers 2 locandinaCaro Michael Bay,

ieri sera sono andato al cinema che era l’ultima sera che proiettavano “Adventureland”, quel piccolo film diretto dal tuo collega Greg Mottola. Probabilmente non sai nemmeno chi è perchè sicuramente lui non fa parte della tua schiera di amici o semplicemente perchè il buon Greg non fa film con effetti speciali e quindi di cosa parlereste? Voglio dire, lui potrebbe dirti come si fa a scrivere un film basandosi sui propri ricordi di gioventù e di come si dirigono gli attori, forse. Tu risponderesti “Boom” e “Kaboom” ma non è questo il punto della mia missiva. Il punto è che dopo avere visto il film, era presto, non avevo sonno che avevo dormicchiato un po’ tutto il giorno visto che sono in ferie, e mi sono detto “ma dai che mi vado a vedere transformers, il film peggio criticato online degli ultimi anni”. Oh, Michael hai preso una stella da tutti eh, allora ero curioso (e pure un po’ masochista, mi sa). Te poi te ne freghi giustamente e, mentre scrivo, te ne starai a bordo piscina nella tua villona a Malibu o da quelle parti lì, a prendere il sole sorseggiando un super drink o a leggere tre righe di un soggetto pensando all’equazione “tot.personaggi=tot.esplosioni” per il tuo prossimo blockbuster.
Però io volevo dirti una cosa. Hai rotto il cazzo.
No, davvero. Se il primo film dei robottoni era anche accettabile, questo è terribile, rasenta, se il discorso avesse senso, l’insulto all’intelligenza dello spettatore medio, a cui, ora che ci penso, forse non si rivolge. Quindi hai sempre ragione tu e la tua villona.
Il tuo film si riassume così: muscoli senza cervello. Read the rest of this entry »

Nerdoni da abbracciare

August 14, 2009 by cidindon

adventureland_poster“Adventureland” è un piccolo, delizioso, puccioso film, pieno di perdenti micidiali e nerd adorabili. Tanto che il rischio è che diventino macchietta di se stessi non fosse che tutto il film è pensato girato e interpretato con leggerezza ma con notevole partecipazione dal gruppo di giovani attori e soprattutto con una genuinità d’intenti che fa sorridere e apprezzare il tutto.
Oppure sono io che mi trovo perfettamente a mio agio con i caratteri dei personaggi, le prime esperienze con droghe e alcool, le cazziate dei genitori, un futuro in una piccola città che non pare possa offrire molto, soprattutto l’imbranataggine con le donne e le difficoltà nei primi passi della vita relazionale, diciamo “adulta”. Tutto affogato in una ricchissima colonna sonora che è come una protagonista del film oltre che un impagabile tuffo nella memoria.
Appunto, nel 1987, anno in cui si svolge la storia, io avevo 18 anni, quindi rientro in pieno nel mood “do you remember” di cui il film è pervaso. La storia è quella di James, imbranato intellettuale romantico col sogno di diventare giornalista e il problema di essere vergine, alle prese coi dissesti finanziari della famiglia che lo portano, anziché al viaggio in Europa per festeggiare il diploma, a lavorare nel parco giochi della nuova triste cittadina, dove farà i conti con l’amore, l’amicizia e un lavoro noioso e mal pagato.
Unica pecca del film, il finale, troppo confortante e soprattutto troppo indulgente. Gli happy ending vanno bene ma avrei preferito e forse era più logico, vedere James forgiato dall’avventurosa estate e pronto per andare alla conquista del mondo. Per il resto, molto bene, si partecipa, si sorride e a volte si sospira pure un po’. Recuperatelo in dvd quando esce, mi raccomando. Applausi per il super nerd che legge letteratura russa e fuma la pipa, una esagerazione di uno stereotipo, ma meraviglioso.
E comunque negli ottanta, avevamo look spaventosi, davvero. E “Rock me amadeus” era una schifezza, davvero.

(Adventureland: trailer)

Fringe, il mio recap (parte due)

August 12, 2009 by cidindon

fringeSeconda parte del recap della prima stagione di Fringe.
Al termine della maratona
lenzuolata, personali considerazioni sul serial.
Via:

ep12 (the no-brainer)
la puntata inutile del programma che uccide e di una madre per walter.
un ragazzo davanti a un pc fa un clic e resta ipnotizzato da un video che gli fonde il cervello. letteralmente. stessa cosa accade a un venditore di auto (del quale non verrà spiegato il collegamento con l’assassino) e poi a un appassionato di borsa. anche la nipote di olivia rischia il frizza-cervello ma la scampa. il supervisore della squadra apparso nell’episodio precedente annoia ancora cerando di rompere le palle a olivia che se ne frega, trova il collegamento e pure l’assassino. nel frattempo la mamma della ragazza morta durante l’incidente nel laboratorio di walter anni prima torna per parlare col doc. peter cerca di evitare l’incontro, olivia lo convince a permetterlo, peter ringrazia olivia. episodio noioso e inutilissimo. devono sparire adesso: il revisore, la sorella e la nipote. sciò.
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Fringe, il mio recap (parte uno)

August 10, 2009 by cidindon

fringe02Avendo due weekend di tempo libero, voglia di cazzeggio con le amate serie tivù e poca voglia di socialità, cosa meglio di ricordarsi di avere nel cassetto la stagione completa di “Fringe”? Visione rimandata da mesi ma sempre caldeggiata da una socia della serial-addiction. Del prodottone uscito dalla JJ Abrams factory, avevo visto il pilot, non mi aveva convinto, era autunno c’era troppa roba da vedere, avevo desistito.
Ora, ecco qua, al termine di ogni episodio, ho scritto in maniera rapida, molto personale e irrispettosa per chi prende troppo sul serio questo serial, un riassunto delle puntate della prima stagione. Qui, la prima parte. La lettura, lunghina, è riservata a chi ha visto la serie, chi non la vuole vedere ma è curioso di sapere cosa succede (quasi nessuno, direi) e pochi altri miei personali fan (ergo, tu e tu). La seconda parte, a breve.

Pronti? Via. Read the rest of this entry »

Previously on Harry Potter

July 21, 2009 by cidindon

hp6E’ il sesto, ne mancano due, entrambi in lavorazione che i ragazzi si fanno grandi in fretta.
Sia gli attori sia i lettori. Ben vengano gli ultimi capitoli che mi gusterò così come mi sono divertito a vedere la vicenda del principe mezzosangue. Non chiedo altro che divertimento ai film di Harry Potter. Non ho mai letto un romanzo della saga, nè li leggerò ora, quindi non posso, nè sono interessato, a sviscerare a fondo le differenze fra testo e pellicola (se mai operazione simile ha senso) o a infilarmi in furibonde discussioni fra fan della saga scritta, riguardo all’adattamento cinematografico.
Gli ingredienti sono gli stessi, la pozione non cambia. Ottimi effetti speciali, bella scenografia, che diventa sempre più cupa con l’avvicinarsi del presumibile scontro finale fra luce e tenebre. Soliti solidi attori inglesi (in questo fa la sua bella figura – e una gag eccezionale ad inizio film – Jim Broadbent) e i soliti ragazzi. Con spalle sempre più larghe, primi peli e prime pulsioni sentimentali.
Il film è decisamente diviso in due parti che si intrecciano senza infastidirsi troppo, seppur a volte si avverta qualche naturale incompatibilità fra le sorti del mondo della magia, con la lotta fra il prescelto Harry affiancato da Silente, suo mentore barbuto, contro sfreccianti nubi nere e altri malefici a cura del signore del male (non si pronuncia quel nome) e il racconto delle passioni adolescenziali dei protagonisti, fra baci pudichi, gelosie e turbamenti del corazon. Si sorride con questi ultimi, si palpita abbastanza per la lotta tra bene e male, il tutto risulta godibile e le due orette passano in scioltezza.
Nel lungo finalone c’è una scena che sembra rubata dallo storyboard del signore degli anelli oltre a spazio per la commozione e per un breve promo delle prossime puntate.
Qua e là affiora qualche forzatura, qualche ingenuità, qualche personaggio spunta dal nulla, ma tutto sommato c’è ritmo, c’è visione, si fa il tifo, c’è ancora il quidditch e il giocattolone magico si fa apprezzare, anche perchè, il bambino nascosto in me, vorrebbe una pozione magica, un filtro d’amore e un paio di formulette da pronunziare contro i nemici per, tipo, paralizzarli.
Unica pecca: mi aspettavo una parte di storia sul principe mezzosangue. Mi sarei acconentato di uno spiegone. Invece il titolo del film viene liquidato con una battuta e io che dico “Ah, ok”.
Inoltre sarebbe gradevole quanto impossibile, avere all’inizio di ogni film una sorta di recap, sul modello dei serial tv. “Previously on Harry Potter“.
Così un paio di cose si potrebbero ricordare meglio, anzichè tentare di afferrarle da lontani ricordi, grazie a dialoghi un po’ forzati.

Note a margine: notate varie mamme noiose che spiegano ai figli cose che i figli sanno già. E il proprietario del cinema del paesello che sorride per gli incassi e per la chiusura estiva. Si riprenderà con il cartone artico, rigorosamente in 2D che “il 3 D lo facevo vent’anni fa e comunque qui non funziona..”.

Bottoni in 3D

July 3, 2009 by cidindon

coraline-movie-posterPiù voci, scritte e orali, hanno predetto il futuro incontrovertibile del cinema. Il 3D. Gli occhialini con le lenti colorate.
Problema per noi occhialuti, almeno per me che mi chiedevo, prima di entrare in sala, se le lenti colorate vanno davanti alle lenti infrangibili degli occhiali o vanno frapposte fra occhio e lente da vista? Appurato quanto siano cari gli occhialini, dopo avere pagato, di mercoledì sera, il biglietto scontato a otto euro contro i dieci di “listino”, pongo la domanda sul posizionamento degli stessi alla maschera all’ingresso della sala, un giovane con gli occhiali e con un cesto di vimini contenente svariate paia di 3D lens. Il ragazzo non lo sa perchè non ha mai provato. E va bè. Appena seduto, l’occhiale di plasticone e non è che ci siano due opzioni come pensavo. Ce n’è solo una, ossia davanti alle lenti degli occhiali, poichè, colpa del mio testone forse, ma anche dell’occhiale 3D che è piuttosto grande e con stecche laterali di notevole spessore, non si riesce a mettere fra occhi e lenti da vista. Poco male, ma incrociamo le dita. (sì, tutte paranoie, dopo parlo del film).
Parte il trailer-3D di “Ice Age”. I tipi del cinema, oltre a non fornire indicazioni preziose come il posizionamento dell’occhiale per noi occhialuti, oltre a riscuotere per conto hollywood, una sorta di pizzo per la nuova tecnologia, dimenticano le luci accese e non si capisce niente dell’effetto. Continuo a incrociare le dita. Poi parte il film, si spengono le luci e tutto funziona alla perfezione. Luci, occhiali (seppure ogni tanto debba sistemarli, seppure ogni tanto diano fastidio a un povero miope come me) e film.
Sul quale avevo pochi dubbi. Quando si incontrano due menti brillanti come lo scrittore Neil Gaiman e il regista di “Nightmare before Xmas”, difficile possa uscirne qualcosa di meno che buono. E qui si va ben oltre il buono. Questione di gusto e sensibilità oltre che di tecnica e capacità.
“Coraline” è un film meraviglioso. Davvero, io non riesco a trovargli un difetto.
E’ divertente ma anche pauroso, è una favola adolescenziale ma allo stesso tempo matura e riesce nella comunione che sfugge sempre più ai sempre più grossi blockbuster con fx. Ossia, unire tecnica e cuore. Possedere la tecnica, qui supportata ma non fagocitata dalla sopracitata tecnologia, per farti dire “ooohhh” per le invenzioni visive e, allo stesso tempo, trasmettere il cuore ai personaggi, dando loro lo spessore necessario per farti palpitare, chi più chi meno, per le loro scelte, per le loro debolezze o qualità, per farti rabbrividire per le loro malvagità o manchevolezze, per farti ridere alle loro bislacche manie o curiose fobie.
Qui la tecnica è l’animazione passo uno, il cuore era contenuto nell’opera originale (*) ma non viene perduto nella trasposizione.
La storia è quella di una ragazzina appena trasferita in una nuova casa, con genitori impegnati e vagamente rigidi, improbabili vicini di casa, incluso ragazzino un po’ strambo. Coraline dai capelli blu, nella perlustrazione della nuova casa, scopre una porticina che conduce a un mondo parallelo che si rivelerà ben diverso da quello che a prima vista appare.
E’ proprio nell’esperienza visiva dei due mondi che si fonda in gran parte il film, accompagnando le avventure della nostra con le differenze cromatiche, e non solo, fra il grigio, noioso e piovoso quotidiano e il colorato, scintillante, sorprendente mondo parallelo.
Un racconto dark con una semplice ma allo stesso tempo profonda morale sulla adolescenza e le sue aspettative, ricca di fantasia non solo visiva e di trovate a ripetizione.
Insomma, da restare incollati alla sedia con gli occhi incantati che gioiscono dietro alle lenti colorate. Pur dovendole sistemare ogni tanto.

Ps 1.: però non esageriamo eh con i film in 3D…grazie.
Ps 2.: più film a questo signore eh, grazie.

(*) non ho letto la novella, ma ho letto altro di Gaiman, quindi vado sulla fiducia…

Il post sbronza

June 23, 2009 by cidindon

angover

Fin dal primo trailer visto in rete, avevo avuto buone sensazioni riguardo a “The Hangover“. Mi sembrava potesse essere un film divertente nonostante appartenga a un genere, la comedy americana, che non apprezzo molto, poiché mi pare che il grosso della produzione di queste commedie sia troppo mirato al target “teenager”, pronti al consumo di unti popcorn accompagnati da grasse risate, davanti a pellicole con troppe volgarità gratuite, doppi sensi a pioggia, allusioni sessuali e plot risibili.
Probabilmente è un mio preconcetto sul quale mi dovrei ricredere.
The Hangover” – a proposito, tradurre il titolo letteralmente era così grave? era così brutto come titolo? perché “Una notte da leoni” è meglio? – è fino ad ora, la sorpresa del box office dell’estate Usa, costato 35 milioni di dollari al momento ne ha incassati 152, ed è molto divertente.
Privo di eccessi volgari, con qualche banalità narrativa, qualche secrezione, ma con l’obiettivo, divertire con leggerezza, che viene centrato ripetutamente, mettendo insieme tre personaggi con caratteri diversi e complementari, per un buddy movie immerso in un classico clichè a stelle e strisce, una notte a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato del migliore amico.
Il giorno dopo, nessuno ricorderà nulla della serata e i tre pards andranno a caccia di indizi per ricostruire gli avvenimenti della notte brava.
L’idea è buona, le gag sono parecchie e funzionano, nonostante il doppiaggio, che pare non faccia molti danni, anche se probabilmente rovina qualche battuta, per motivi risaputi.
Menzione speciale per costui, perno comico del trio e personalissimo “ooohhhh” all’apparizione inattesa di Heather Graham, che ha un piccolo posto nel mio cuore fin dai tempi di “Boogie nights”, qui ancora nei panni di ragazza…immagine, diciamo.
E c’è anche Mike Tyson, pensa un po’.
Difetti? A volerne trovare, ce ne sono, fra cui qualche scelta musicale di bassa lega, qualche immagine troppo da cartolina, ma qui torniamo al discorso della commedia americana e dei suoi stilemi.
Mi limito a scrivere che, a questo punto, dopo avere apprezzato “Zack&Miri” e dopo essermi divertito con questo filmetto, potrei pure cambiare idea sul genere.
Sicuramente, nonostante le risate, non cambio la mia idea, negativa, sulle feste d’addio al celibato/nubilato.
Eccetto al cinema, suvvia.

Terminator, no salvation

June 19, 2009 by cidindon

locandina-terminator-salvationMcG, ha una fissa con i ponti.
Nel film da lui diretto sulle Charlie’s Angels c’era una scena videogamica su un ponte. A memoria, le tre eroine cadevano da un ponte con un autocarro contenente un elicottero. In volo entrano nell’elicottero e volano via.
In Terminator Salvation, la scena migliore del film, ovviamente una scena tutta di azione, termina dopo un inseguimento lunghissimo e avvincente con un volo da un ponte sbriciolato da una super bomba di un super velivolo skynet. Durante il volo l’eroe (uno dei due) si agrappa a un ‘altro velivolo skynet con una….ahah non lo scrivo dai…
Suggerirei quindi al regista col nome di un rapper, di sviluppare un plot in cui due popoli nemicissimi, vivono su due isole collegate da vari ponti, costruiti sopra a un fiume gigante, inquinato di scorie radioattive. Il film sarà sviluppato con precise e cronometriche alternanze fra tre minuti di dialoghi imbarazzanti e di rapidi spiegoni, cinque minuti di fuga sul ponte, seguiti da tre minuti di pseudo romanticismo da due soldi fra il cattivo e una bella a caso (o fra il leader dei buoni e una bellona a caso) e altri cinque minuti, facciamo dieci, di esplosioni su un ponte, fino alla battaglia finale che si svolgerà sul ponte più largo e più lungo, dove infine, aggrappati alla struttura in ferro e a parti di ponte spezzati, i due leader dei due popoli dei ponti se le daranno di santa ragione cadendo sempre più verso il fiume nell’abisso sotto i ponti. Sarà un successone. Read the rest of this entry »