un sapore di reality

Un padre e un figlio, quasi per caso. Una famiglia a cui appoggiarsi, quasi per caso. Per caso, una donna da aiutare. Il caso. Il dramma. Un lavoro in bilico con la legalità, pugni illegali per sbarcare il lunario. La vita è dura. Il bambino piange. Ancora, la donna. Da aiutare? Sei rozzo, sentimentalmente inespresso, represso, incapace. Non può che peggiorare?

In una famiglia allargata, si urla, si mangia e si sta quasi bene. Pesce a bancone per sbarcare il lunario, intrallazzi illegali per rimpianguare il bilancio. La vita è dura. C’è però un falò delle vanità che entra nel tinello per riscaldare un sogno da poco. Poi il sogno entra nelle fantasie dei piccoli. Poi si allarga. Esonda. Sei brillante, buon padre, piaci a tutti. Non può che peggiorare?

Un sapore di ruggine e ossa” è un film francese, diretto da un regista che già aveva mostrato notevoli capacità (non hai visto ‘Il Profeta‘? malissimo) e qua le conferma, regalando bellissimi momenti di cinema.
La relazione fra un tizio violento per natura e necessità (il suo fisico gli dà da mangiare) e una donna alla quale un incidente incredibile le ha spezzato fisico e non solo, vive di contrasti dolorosi ma necessari per entrambi, continuamente a confronto e in relazione attraverso le reciproche sofferenze e inadeguatezze. Un film che mi ha avvolto in una coperta morbida di disagio ed empatia per i due personaggi (entrambi molto bravi. Marion qua ti si difende a spada tratta, si sappia).
Un film duro eppure poetico, carnale, coi corpi che dicono molto più delle parole, quasi danzante con passi incerti sulle avversità della vita. Un film emozionante anche quando sembra sul punto di esagerare con le sfortune (vedere per credere) che capitano ai protagonisti.
E mentre sfidi te stesso a non piangere in momenti random ti arrivano mazzate musicali sotto forma di pezzi di Bon Iver e soprattutto questo che è, per quanto brevissimo, uno dei miei pezzi da crampi alla gola immediati preferiti ever, che non so come ho fatto a non lasciare un lago sulla sedia ma comunque… Commovente, ma di quella commozione che poi ti fa stare bene.
Da vedere, con fazzolettino a portata di mano.

Reality” è il nuovo film di Garrone, quello di ‘Gomorra‘ per capirci. Uscito in ritardo perchè quei geni della distribuzione italica non si capisce come possano non aver sfruttato l’onda di Cannes – ma va bè, pare che a maggio ci sia troppo caldo per andre al cinema, difatti sabato sera tutti in manica corta in sala, bravi, geni – parla di un tizio al quale quasi gli capita di sognare di entrare nella casa del GF. A naso il film potrebbe sembrare in ritardo rispetto allo zeitgeist (il GF è stato sospeso, o cancellato, roba simile) eppure funziona nel suo mostrare il sogno da due lire e file fuori dagli studios per avere puntato addosso un riflettore, per sistemarsi, per sentirsi realizzati sotto una telecamera, per sfuggire, appunto, alla realtà. Anche se questa, in fondo, non è così male.
A parte la psicanalisi pro/contro spettacoli come il GF, già ampiamente sviscerata, credo che il film valga la pena di essere visto.
Primo perchè Garrone è sempre bravissimo, minimo, ma proprio minimo, ci sono due scene meravigliose (una, quella iniziale) poi la costruzione dei personaggi in una Napoli che seppur filtrata attraverso la lente dell’iperrealismo sembra (forse è) un’Italia che non conosco.
Purtroppo, a tre quarti, il film si perde, esagerando nel mostrare la cronaca dell’ossessione, forse mancando il bersaglio, non della critica, evidente, ma della tenuta emotiva della narrazione, lasciandosi andare a un finale che credo sia sbagliato.
No spoiler. Consiglio il film, poi ci beviamo una birra e ne parliamo.

Ps.: due domande per chi ha visto il film: a) suono in presa diretta. Solo io ho sentito problemi in certi momenti? b) partenopean subs, perchè solo in certe scene?
Ps2.: richiesta per eventuali produttori pieni di soldi che leggeranno sto post (certo, come no) : ok, fate girare a Garrone qualcosa senza che debba occuparsi dello script, solo regia. dai, basta realtà e reality, vai con la fiction dura. che ne so, spie. (certo, come no, bis) 

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