èsserialità

(cose viste in vacanza, sezione ‘serie tv’)

The Good Wife
nell’ultimo periodo spesso mi dedico alle ‘maratone’, guardandomi intere season (in questo caso la terza) delle serie. lei è sempre brava e stupenda, intorno a lei un meccanismo narrativo che ormai funziona alla perfezione coniugando casa, lavoro, politica (extra)coniugale come fa ogni brava american mom, qui con girotondo di colleghi e superiori, una band di caratteristi uno meglio dell’altro (ma i miei pref sono Diane e Casey) e contorno di problema legale in ogni puntata. Funziona bene, finale di stagione un po’ in sordina però si perdona quasi tutto a una serie che infila parecchie puntate di livello superiore alla media, anche se il legalese a volte crea qualche problema.

Suits
su assist insistito della Blondiz, la sorpresa. Siam sempre negli uffici e nei corridoi (quanto si parla nei corridoi vero Mr.Sorkin? ma a lui ci arrivo dopo) di uno studio legale dove se il presupposto è piuttosto labile (L‘avvocato super - the best closer in town - si prende cone associato uno che la laurea se l’è inventata però ha un dono mnemonico) e se all’inizio la serie fa un po’ fatica ad appassionare, poi prende slancio e gira come un motore ben calibrato grazie alla coppia protagonista, fra vestiti stupendi (vorrei ora il numero del sarto di Harvey, ovvio) scambi nei corridoi di dialoghi fulminanti fra ‘quotes’ di pop culture, giochetti di potere, amori poco consumati e mosse da avvocati. la seconda stagione prosegue il discorso però molto meglio, diventando un appuntamento imperdibile e rendendo giustizia, finalmente sfruttandoli al meglio, ai personaggi di contorno (#teamlouis)

Boss
il final di S01 è stato una delle cose più potenti che abbia visto nell’ultimo periodo (BB a parte ma ne parliamo dopo) e la S02 è appena iniziata ricalcando lo schema della prima, ovvio. Il sindaco ha un brutto male e per difendere la poltrona e il suo potere non lesina ad esercitare il peggio di sè. Non è il solo a farlo, tutti sono sporchi e corruttibili, politics as usual. O, quasi tutti? Drammone politico, aspirazione teatrale come impianto ‘tragico’, attore principale che regala una maschera meravigliosa. Esagerata in qualche soluzione (ma non cerchiamo il realismo noi) ma una serie coinvolgente e intensa.

The Newsroom
se n’è parlato moltissimo nell’internetz perchè al timone c’è Aaron Sorkin che ha scritto due cose notevoli. Qua la ciambella non gli riesce che ci son troppi buchi e lo dico dopo avere difeso a spada tratta i primi episodi. La serie ha difetti enormi (tipo, donne che inciampano sempre) che in certi ep. diventano dei veri e propri MACCOSA?! e il buono che c’è (molti dialoghi ovviamente, aspirazione – anzi, purezza direi, liberale – qualche personaggio) non basta a salvare il tutto. Comunque si continuerà a guardare (Sorkin ha cambiato team di sceneggiatori, chissà) che un po’ di retorica e di basso romanticismo (non sentimentale, ecco la parte sentimentale non è che sia venuta bene bene eh, intendevo politico) ogni tanto ci vuole, vedi monologo del primo episodio e l’on air del finale di stagione che son belle cose. E poi Daniels mi piace e lui lo difendo ancora, sì.

Breaking Bad
manca un episodio alla conclusione della prima parte di questo inaccettabile split della stagione finale. Poco da dire se non ‘migliore serie’ degli ultimi anni. L’esplorazione di un percorso verso la parte oscura di un uomo reso con recitazione e scrittura superbe, qualche pausa di troppo e un filo di compiacimento in certe soluzioni visive, ma son dettagli. Basta qualche sguardo che ti piega al volere della serie (say my name?) oppure le ultime due puntate (o l’inizio della prima) per dire ‘ok, fuori categoria‘. Imperdibile, uno dei motivi per cui tanti (pure io) sostengono che certe cose il cinema fa sempre più fatica a fare, ecco.

(a breve inizia l’autunno che porta la maglietta della salute e nuove serie. chissà che nel caos di nuove robe non ci sia qualcosa di imperdibile, chissà se ci torneremo su…) 

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