ah, Bonny dear

Si arriva presto scoprendo che Ferrara ha un sacco di posti belli dove andare per concerti. Questo è un velodromo che diventa una sorta di piccola Woodstock per le sere in cui la cittadina resta sotto le stelle. Pratino, un anello di cemento che non disturba, alberi e distributori di grassi saturi e birrette intorno. Bell’ambiente, non ci disperiamo troppo per aver perso, momentaneamente, l’amata piazza coi ciottoli. In giro, hipster a frotte, fidanzatini pronti a spaccarsi di limoni, twitstar sorridenti, amichetti in branco e via.
Sarà bellissimo, ma veramente.

La prima volta non si scorda mai, la seconda non ha l’eccitazione della novità ma ha la consapevolezza di trovarsi di fronte uno degli show migliori in circolazione. Da dove mi trovo il palco sembra con uno sforzo di fantasia una specie di vascello alla deriva con nella parte alta delle vele che sembrano di cotone grezzo che penzolano come lingue stremate da tanto navigare. Le luci sul palco sono torce che si illuminano seguendo la corrente. Il vascello si muove rollando sulle note delle canzoni che tutti conosciamo ormai a memoria. I marinai sono rodatissimi, eseguono il loro lavoro sulla tolda con tempi perfetti. C’è anche il mio eroe al sax gigante.
Il capitano, che tutti chiamano Bonnie, in canottiera (*), ha una voce con la quale fa quello che gli pare (**) regge il timone con sicurezza e un filo di (studiata) timidezza.
Le vele si trasformano in schermi per giochi di luce che sottolineano l’atmosfera dei brani, sia un sole che tramonta mentre le tastiere pennellano scenari crepuscolari oppure lampi bianchi che formano ombre come spettri che incombono sulla nave mentre i fiati innalzano una ‘Creature Fear’ che poi viene triturata dalle chitarre.

Sul prato i limoni si sprecano, sotto al palco si canta, si ammira l’eleganza e la profondità musicale di canzoni che davvero non stancano mai, soprattutto in questa veste live dove grazie a una band in stato di grazia, rodatissima da una lunga tournèe, tutti i pezzi subiscono lievi o profonde modifiche, riarrangiati quasi aprendo le maglie del pentagramma, prendendo le note e colorandole, arrotondandole, a volte rendendole più grezze, a volte lanciandole quasi con rabbia.
A un tratto, il capitano esce da solo. Chitarra elettrica bianca al collo. Attacca ‘Re:Stacks’ e le note si impastano al silenzio assoluto di noi spettatori che è ammirazione, comprensione, sospensione. Sarebbe stato bello rubare le emozioni e i pensieri della gente intorno a me, mentre il brano diventava un panno caldo di quelli che usano i barbieri bravi dopo una bella rasatura per aprire i pori, oppure un’asciugamano morbido che ti avvolgi intorno al copro bagnato dopo una doccia purificante, oppure un fazzoletto bagnato che usi per pulire un vetro appannato da tante parole dette all’interno di una macchina, oppure quello che senti quando c’è una canzone così, in un silenzio così.
La canzone finisce, il vascello continua ad andare verso porti sicuri dove troverà amici contenti di salutare, aprire il cuore a musica meravigliosa e ringraziare per serate così.
*  pare sia accertato. Ci sono due uomini soli al mondo che stanno bene in canottiera. Bonnie e Bruce Springsteen. Opinione femminile che riporto fedelmente. Forse conta anche la chitarra eh.

**  (cit.) “con quella voce potrebbe dire solo ‘Hallo’ e metà donne cadrebbero ai suoi piedi” Forse conta anche la chitarra eh, bis.

Ps.: i capi di FE, i ragazzi di Ciccsoft, han fatto questa cosa, che è bellissima, per riempire anche quest’anno la piazza coi ciottoli con concerti di un futuro che non c’è ma forse ci sarà. Chapeau. 

(la setlist del concerto)

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One thought on “ah, Bonny dear

  1. Meraviglioso concerto….. pelle d’oca ininterrotta durante Re:stacks….
    La voce di Justin è indescrivibile!

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