una limo bianca piena di parole

(premessa) Nel 2004 lessi ‘Cosmopolis’. Non avevo mai letto niente di DeLillo ed ero innamorato di una donna con gli occhi verdi. Mi innamorai anche del libro che lessi per due volte di fila anche per raccontarlo alla donna con gli occhi verdi che invece adorava McGrath che io non ho mai letto, nè allora nè tantomeno dopo. (fine premessa)
‘Cosmopolis’ è un capolavoro profetico sulla dissoluzione di un singolo e della società che questi ha contribuito a costruire. E’ scritto superbamente e ancora oggi quando vedo una limousine bianca che da noi vengono usate o per nozze triviali o per notti di compagnie ubriache, penso al protagonista, quell’uomo seduto da solo sul sedile di pelle di una limousine appunto bianca.
Di solito cerco di separare il film e il libro da cui viene tratto perchè non ha senso paragonarli, ma in questo caso è il regista stesso che me lo impedisce.
Infatti, Cronenberg prende la pagina e la trasporta nello script. Non ho controllato ma ne sono quasi certo e questo è uno dei rari casi in cui posso fare un paragone senza riprendere in mano la copia del libro con la limousine scintillante in copertina. La storia, molti passaggi e tutti i personaggi sono uguali, il finale è identico. Manca qualche dettaglio ma direi irrilevante. Quindi, il film è un capolavoro?
Per niente. Anzi, è una mezza delusione. Il trasferimento ‘secco’ non funziona e non funziona perchè i mezzi sono diversi. Secondo me avrebbe funzionato se il regista avesse utilizzato diversamente il materiale a sua disposizione. La sceneggiatura sembra una serie di racconti con protagonista unico ma partners diversi che non si legano abbastanza fra loro, annoiando lo spettatore. Manca il collante per tenere desto l’interesse del pubblico e credo si potesse rendere meglio con le immagini e non solo con le tantissime parole del dialogo, il filo che lega la ventiquattrore impegnativa e infernale del ricchissimo finanziere seduto nella limousine.
E’ un film che è troppo difficile, troppo cerebrale, troppo verboso soprattutto nel finale.
Certo, non è volutamente un film facile nè per tutti. Avendo letto il libro, avendo immagazzinato i dettagli, la prosa secca e penetrante di DeLillo, non mi sfuggono, anzi li ritrovo, i dettagli. Per chi non l’ha letto, la prosa si perde in una specie di noia stilosa ed è un vero peccato perchè il materiale è fonte di spunti soprattutto, – e qui torna la profeticità del libro – in questi tempi di crisi del capitalismo ma ahimè manca nel centrare l’obiettivo che è, e secondo me lo è sempre, di interessare o appassionare il pubblico.
Ah, Pattinson rimane un attorucolo baciato dalla fama teenagers, però ha la faccia perfetta per il ruolo e non fa danni, anzi.
Ah, bis, si vede che io e Cronenberg proprio non ci siamo simpatici. E dire, non si fosse capito, che avevo l’hype a mille per questo film.

Ps.: altro film sul capitalismo di oggi e i suoi ‘attori’ è ‘Margin Call‘ in sala in ritardissimo rispetto alla uscita Usa ma da vedere perchè interessante (nonostante le difficoltà tecnica nel seguire il vocabolario finanziario) e ottimamente recitato, una specie di thriller finanziario con spargimento di soldi, carriere e nessun buono all’interno. 

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