la vita comune, colorata in sfumature di b/n

Tracce di writers armati di polaroid e gioventù notturna, sfocate, entusiaste e poi sfatte di lunghe notti.
Volti di immigrati sul suolo italico, seri al limite dell’arrendersi ma domani sarà sempre un altro giorno.
Una città indefinita raccontata con sfondo di grattacieli in costruzione o in distruzione che se non lo leggevo non avrei mai detto fosse Istanbul.
Mosca sì, fra simboli di un passato fin troppo riconoscibile e frammenti di un presente da decifrare fra manifestazioni, rughe piene di memorie e visi giovani al confine di una trasformazione ancora a metà.
La luce nera che domina su spazi bianchi arriva da una Grecia immersa in una patina di nebbia scura che si stende su vetrine, fabbriche, acque, mobili, avvolge il difficile momento, lo rende quasi affascinante.
La nascita della repubblica in immagini di un Italia che non c’è più ma dove ci si riconosce, fra foto di scena di maestri del cinema che abbiamo avuto e splendide facce di bimbi già vecchi, ritratti di famiglie numerose, simboli politici che non ci sono più ma forse son ancora qui.
Spiagge giganti, nude, bianche, affollate e sovra esposte.
Cambio chiostro e appare una cartina enorme, le peregrinazioni di un grande fotografo, pennellate in bianco e nero a fissare caratteri, immagini e volti di nazioni in divenire. Una collezione intensa, una passeggiata fra ombre e spazi larghi, strette vie, gite sul fiume, stanchezza e bellezza e tanti dettagli che sceglierne qualcuno sarebbe fare torto agli altri. Ogni ritratto (quale non lo è, in fondo) un racconto da costruire, da inventare, da colmare.
Un altro po’ di via Emilia, qualche visita alle innumerevoli mostre minori, immagini di piccoli artisti o semplici amatori che tappezzano le vie marchiate col rettangolo rosa, il simbolo dove cercare ispirazione, poesia, un momento di bellezza o di riflessione, un riflesso di tristezza o di commozione.
E incontrare un’altra città, Londra, anni sessanta, Beatles o Stones o tutti e due, modelle incluse. Facce note, la mostra ‘glamour‘ e ‘pop‘, ricordi scritti a gessetto sul muro, indelebili con sottofondi di sogni comuni e musica che non invecchierà mai, trasportata dal mito.
Vitacomune, non è solo l’azzeccato titolo della mostra, è anche l’hashtag, il cancelletto che accompagna l’espressione di noi che ci aggiriamo un po’ come allegri ‘zombies‘ col cellulare a pronto scatto, lesti a succhiare uno scorcio di festa fotografica per entrare nella gallery della #vitacomune, l’Instagram esposta, un piano espositivo per l’app coi filtrini, ampiamente sdoganata, guarda, ci sono anche io…
Scarpe che continuano a percuotere il pavè, caldo è quasi estate. Vita comune fra paesaggi di tante città, incastonati in momenti che poi cambiano già, che sembrano lontane e vita comune fra tavolini sulle piazze nelle vie e piccole feste in ogni angolo.
Dietro a quell’angolo sbuca una Parigi di locali fumosi e antichi, fumo di sigarette e transessuali, immagini vietate ai minori, specchio deforme di altri mondi sessuali, baci quasi violenti trasudano paura del diverso forse della solitudine e un particolare romanticismo.
Poco più in là l’appuntamento classico con la casa a tre piani, costruzione antica per artisti moderni che occupano lo spazio con opere interessanti. Fra queste notevole la serie dei giardini di pietra, piazze bellissime riprese nella loro nudità, notturne, solitarie, umide, splendide e vuote, un gioiello da non perdere. Sotto, cantine che abbassano la temperatura corporea, non l’eccitazione di una notte a zonzo fra rettangoli di immagini e l’immagine di una città che è sempre più bella, viva e sorridente.

Poi, la mostra che mi ha colpito di più, corpo separato ma complemento essenziale, imperdibile fiore all’occhiello della manifestazione.
Una geografia dei conflitti esposta dolorosamente su una mappa di membra e corpi feriti, attraversata da occhio lucido e spietato in un bianco e nero profondo, carico di drammatica realtà fino all’ultima ombra di disperazione.
‘L’umanità continuerà a soffrire fino alla fine dei tempi’.
Come chiede l’autore devo tornare e riguardare queste foto. Per ricordare il monito racchiuso in immagini. Per rivedere mani che lanciano granate o col sangue che cola, corpi martoriati, pozze nere, un velo che diventerà sindone, sguardi attraverso un filo spinato vigliacco, armi e occhi che non capiscono, colano lacrime e si perdono nella follia di quel che han visto.
Non c’è solo la guerra in questa mostra meravigliosa. Ci sono anche potenti immagini di paesaggi invernali di solitaria bellezza, quasi apocalittici come se la natura fosse già pronta ad inghiottire la follia umana, un sentiero in mezzo alla campagna che sembra condurre nel buio di un posto di nuvole scure e alberi neri e accostamenti potenti che si colgono camminando nelle stanze del sempre ottimo palazzo che ospita la mostra. Facce di barboni folli di povertà e cappellini ad Ascot, ‘iene‘ degli anni sessanta con lo sguardo sprezzante in urbanistica abbandonata e un pallone che diventa un sole nero in una luce spettrale che accompagna un momento di gioco.

E questo è.  Clic, appunti per immagini di due giorni a zonzo per il Festival della fotografia Europea.

(dieci euro, nonostante qualche lamentela buzzurra, è un prezzo mega onesto per una giornata in giro per mostre più sette per quella di Palazzo Magnani ma fidati, ne vale la pena. fino al 24 giugno, qui)

One thought on “la vita comune, colorata in sfumature di b/n

  1. invidia fortissima. continuo a perdermelo, spero di riuscire a venire l’anno prossimo. groan.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s