Palco n.25 OR.1/D (Pt.X, the Piano Solo chapter)

Programma: doppio Schubert intervallato da opera di compositore francese. Esegue al pianoforte, in splendida e potente solitudine, eccellente interprete contemporaneo di origine rumena.

Prego, maestro: inizia il concerto e, come si dice, cala il buio in sala. Però più buio del solito. I fari laterali al palco sono più bassi, solo uno dei tre sopra al palco è acceso. Ci si prepara ad accogliere le note, temo piangeroni dopo avere letto il programma. Sai com’è, la musica romantica…
Entra il protagonista della serata. L’avevo già sentito anni fa. Sempre uguale. No cintura, no cravatta, giacca e pantaloni un po’ stazzonati, la serietà scolpita in un viso che sembra non avere mai conosciuto un sorriso. Barba e capelli bianchi. Incedere marziale. Si appoggia al piano, un inchino breve. Si siede. La sedia con schienale leggermente imbottito di tela color arancione sporco, piuttosto brutta, è una cosa che non metteresti mai in casa eppure si vede che per lui è il posto dove suonare. Tre secondi di attesa ad occhi chiusi mentre la sala si fa silenziosa sala e PLOOONN…
I martelletti picchiano sulle corde producendo il suono che rimbalza sulla cassa aperta, così lucida che ti ci puoi specchiare e poi salgono avvolgendo la sala che rimane bloccata, immobile, attenta a non concedere il minimo movimento alla possibilità di rovinare il silenzio di concentrazione per percepire le note così nitide e potenti, invisibili ma luminose, come se dal pianoforte piazzato a centro palco uscissero bolle di sapone musicali col peso specifico dell’emozione a cui ci si abbandona, sentendo la voce del pianoforte che conosci ma che non senti spesso live e che ti racconta sensazioni che si sviluppano su sentieri armonici, ora lenti e meditativi, ora agili e movimentati, prendendoti per mano per un paio d’ore per poi riportarti sulla terra, sperabilmente migliorato, anche solo un po’ più leggero o più pieno di sensazioni.
Una specie di liturgia col celebrante lassù da solo in missione e i suoi fedeli che ascoltano la sua esecuzione.
Il primo pezzo romantico come da definizione quasi stringe la gola, nel secondo movimento un ostinato impreziosito da incrocio di braccia che arpeggiano variazioni di note, poi un finale tellurico e avvincente. Una bomba.

Il libretto di sala è qua per tutte le spieghe. Mi piace molto questa nota, l’idea della dedizione totale del talento alla sua arte: L’abbigliarsi non faceva per Schubert, perciò si teneva lontano dagli ambienti dell’alta società dove avrebbe dovuto curare di più il suo aspetto. Ci furono serate in cui il suo arrivo in alcuni salotti era atteso con tale desiderio che gli sarebbe stata perdonata volentieri anche qualche trascuratezza nel vestire; ma a volte non riusciva neppure a farsi forza per cambiare l’abito di tutti i giorni con il frac scuro: odiava gli inchini, e ascoltare i discorsi adulatorii che lo riguardassero addirittura lo disgustava.
Un amico di Schubert

Meno accattivante ma non meno emozionante la seconda esecuzione, più lenta, riflessiva, ovviamente malinconica, con frasi musicali accompagnate da una sorta di muggito dell’interprete teso nello sforzo mentre il tema varia restando però con un tono cupo ma affascinante in passaggi morbidi ed evocativi. L’esecuzione nella fuga termina con due martellate potenti sui tasti e un gridolino come fosse un tennista alla battuta. (a proposito, il pianista è un po’ il sosia di Jon Tiriac anziano ma va bè).
Da qualche anno gli ultimi quartetti di Beethoven e la musica di Franck sono il mio principale nutrimento spirituale. Proust (lettera del marzo 1916)

(Intervallo)

Un concerto così dura due ore, poco più con il micro bis che il solista concede. Non è una robetta mordi e fuggi, richiede concentrazione e interesse e nella seconda parte ahimè arrivo stanco da un weekend di bagordi che il giorno peggiore per andare ai concerti è ovviamente il lunedì, e mi perdo un po’ la brillantezza dell’esecuzione. Allora capita l’altra cosa che succede quando ascolto la classica, mi lascio trasportare in microfilm privati che non hanno uno svolgimento, come se i tasti colpissero le mani del mio montatore di immagini cerebrali che diventa impreciso, confonde i frame e l’arco narrativo ed è ancora Schubert, ancora l’alternarsi di pianissimi e di vibranti accelerazioni, ma io son già perso nel mio mood…

Radu, me e l’ispirazione: …difatti, Radu non lo saprà mai però la prima volta che lo vidi ero in un palco nel terzo ‘anello’ e ricordo che c’era con me una signora. A metà concerto io mi misi a scrivere sul libretto, come capita spesso, però non presi appunti sulla serata, bensì su un’idea per un racconto. Il racconto lo scrissi e vinsi il concorso degli scrittorini in erba del paesello. L’altra sera è accaduta circa la stessa cosa. Mi è venuto in mente come sviluppare una cosa che è rimasta nella cartella delle bozze per troppo tempo. Sempre lo stesso tema, la musica come collante a una storia. Guarda un po’, c’è un concorso a breve. Quindi Radu è tipo il mandante della mia (fra sedicimila virgolette) ispirazione: funzionasse anche con i cd sarei a posto, e invece… (però se vinco anche questo – non capita ma si fa per dire – prometto che li faccio tradurre in rumeno i racconti e glieli mando con dedica scritta. ‘Bella Radu’)

Spiando nel pubblico: come accennato sopra, pubblico immobile, attento ad evitare spostamenti sulle sedie, colpi di tosse. Poco da segnalare, se non che le temperature regalano poche chicche di abbigliamento, vista solo una signora resistere con pellicciotto, probabilmente una seconda pelle per lei.
Da notare la coppia di amichetti nel palco con me, molto più cattivi di me nel commentare certi atteggiamenti del pubblico nell’intervallo (la caccia al telefono delle signore, lo sprint di qualche signore per la pausa sigaretta) ma per il resto tranquilli e silenziosi, uno si è quasi addormentato ma ci sta.
Vista una coppia dove lui non ce la faceva proprio e si è martoriato la faccia tutto il tempo per poi nell’intervallo sparire lasciando i posti vuoti e premio look della serata un ragazzo con barba e ciuffo ottocenteschi, wannabe compositore forse, dato anche il fazzoletto color cipria annodato al collo.

Prossimo appuntamento: il programma concertistico della stagione è ahimè terminato, arriverà post celebrativo dell’annata (credo) e ci rivediamo a ottobre.

Previously on ‘Palco n.25′l’inizioil pianoforte, Venezuela Winla sonatabarocca-mighiaccio&fuocola bella gioventùil Gran-Gala, il ‘tema Regio’

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