Finalmente, A1

Alla fine ce l’abbiamo fatta. Ce ne torniamo nella massima serie. Sì, Noi, al plurale per quel senso di appartenenza e di comunità che unisce chi segue la propria squadra, facendoci i chilometri l’attesa il palazzo quelle cose belle lì, anche in questi cinque lunghi anni di serie A2, un posto dove si vedono poche stelle e molto agonismo. L’anno scorso per poco non retrocedevamo e sarebbe stato un vero dramma. Ricordo bene quelle ultime partite col fiato in gola, il terrore di una delusione che sarebbe stata epica.
Ci salvarono un play con le spalle larghe e un allenatore piccolo e nervoso in panca. 
Il play ha giocato anche quest’anno e ha tirato spallate a tutti gli avversari aprendosi con la forza la strada verso centinaia di canestri che hanno costruito questa promozione. Tamm-Tamm, spallata, passo, entrata o tiro dalla corta distanza. Il coach ha allenato anche quest’anno, allestendo una squadra che ha difeso duramente, non ha mai ceduto psicologicamente e ha conquistato una promozione che se lo dico io che è strameritata faccio il tifoso ma se la verità sta dalla mia parte per una volta, è giusto giorirne.
Abbiamo battuto tutte le seconde, giocato sempre discretamente al netto di qualche imbarcata che in una stagione ci può stare, soprattutto abbiamo sempre dimostrato di sapere essere una squadra vera, dura e che resta lì, china sulle ginocchia in difesa, sguardo negli occhi dell’avversario, gomiti larghi, contropiede facile, tiro da tre pesante, tamm-tamm spallate e entrate da sotto e una gran voglia di vincere.
 Una voglia incarnata nel coach nervoso che pesta col piede quando i suoi non fanno come vorrebbe, che rimane in camicia sempre che il palazzetto (come si dice in gergo) ribolle di tifo, che urla e s’incazza ma non perde mai la pazienza e non si lamenta troppo degli arbitri. Un coach che abbiamo sempre rispettato noi affezionati, per il cuore e la voglia e le pestate di piede sul parquet e a cui oggi vogliamo un gran bene ancora di più dopo le lacrime belle e naturali che gli han riempito gli occhi mentre i primi abbracci lo sommergevano ieri sera.
Una voglia incanalata nell’ultimo acquisto, arrivato in inverno a portare centimetri e lotta che si è subito inserito alla grande. Un giocatore tanto brutto da vedere quanto pratico e utile fra rimbalzoni presi di prepotenza, tiri dall’arco importanti e penetrazioni sgraziate ma efficaci, uno che ieri sera sembrava giocare in questo vecchio ma amato palazzetto da sempre, tanta era la gioia che urlava verso il nostro settore, uno di quei giocatori fondamentali in una squadra vincente, pochi fronzoli e molta resa.
Una voglia pregressa negli occhi quasi tristi di un giocatore dell’est che indossa questa maglia da anni e che ieri sera si è commosso pure lui, a volte criticato, sempre però pronto a portare il suo mattoncino di tiri da tre e difesa per il team.
Una voglia che è rimasta addosso a un monumento dei parquet italiani, un pivottone sempre più lento nei movimenti che però riesce ancora a tirare zampate come domenica scorsa quando affittando un pezzetto di parquet si è messo a infilare una serie di tiretti dalla media distanza che ci han permesso di espugnare Bologna, impresa sempre notevole per rivalità sportiva e splendore del palazzo della un po’ appannata basket city. 
Una voglia di vincere tutta nostrana in un piccolo play targato RE, un giocatore che sembra un ragioniere con le gambette magre che nel corso della stagione è migliorato tanto come personalità e carattere dimostrando agli scettici di potere gestire una squadra.
Una voglia di crescere oltre che di vincere impressa nelle braccia lunghissime di un centro giovane e ancora tutto da modellare ma uno dei pochi totem intimidatori veri da piazzare in centro area a spazzare tabelloni e piantare stoppate in faccia, un ragazzo che avrà futuro speriamo sempre chez nous.
Una voglia espressa anche dalla discontinuità talentuosa dell’altra guardia americana, che spesso ha aperto le partite che meno spesso le ha sapute chiudere ma uno con tanti punti e pericolosità nella mani e grazie per quei tiri liberi a sigillare i due punti della promozione.
Una voglia che forse servirà a lenire un po’ il dramma personale vissuto da un giocatore poco appariscente eppure fondamentale per una squadra vincente, com una sostanza nel gioco che non fa titoli da giornale ma costruisce fondamenta solide.
Una voglia di vincerla sta benedetta serie A2 dopo cinque anni che è rimasta nelle manone e nelle spallone del capitano della squadra, rimasto a bordo campo per metà stagione dopo un brutto infortunio.
Adesso passeranno mesi di pensieri, discussioni e possibilità sul roster del prossimo anno ma io dico che non c’è da preoccuparci. La dirigenza c’è, quest’anno ha dimostrato di essere stabile e pratica dopo gli sbandamenti e le lezioni del passato. Una base di unità, applicazione, talento c’è, una squadra c’è, dagli spalti sembrano un gruppo unito e anche qua la ragione sta dalla nostra parte, senza gruppo non vinci niente. Il mister ce l’abbiamo. Il pubblico pur se ogni tanto berciante c’è, noi ci siamo sempre.
E allora ce ne torniamo coi grandi, sapendo che il nostro posto è quello. Uno sguardo lassù a un campione che ci ha lasciato pochi mesi fa, uno sguardo al passato e via, serie A1, pestando i piedi sul parquet se qualcosa non va e tamm-tamm, vai di spallate per entrare in area.

(foto della festa sul parquet, via la Gazza ed Rezz)

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2 thoughts on “Finalmente, A1

  1. [...] rieccoci al palazzo. Sempre quello, dove c’eravamo lasciati pochi mesi fa, quello in centro, che per arrivarci devi essere lì mezz’ora prima si sa mai ci sia coda o [...]

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