TZN (e Pinguini) (e spaccare)

Quando nei mesi scorsi dicevo ‘vado a vedere Tiziano Ferro’ ad amici e conoscenti, quasi tutti hanno reagito spalancando gli occhi, trattenendo la risata di scherno, guardandomi male, ‘chi?!‘cosa?!‘ ‘ma no!‘ ‘ ma perchè?‘ ‘stai bene?!‘.
Per molti di loro son quello che ascolta musica ‘sofisticata‘ o ‘noiosa‘ quando vado a vedermi i concerti di musica classica, son quello che ascolta musica che ‘non si capisce‘snob‘ ‘che cosa?‘ quando ascolto il jazz, son quello che ascolta musica indie-alternative, band con nomi che spesso citandoli leggo il ‘no’ nella comprensione del mio interlocutore.
Qualcuno ha bestemmiato, qualcuno ha minacciato di togliermi il saluto, qualcuno non ha capito. Pochissimi mi han detto ‘Bè, ci sta’.
Alcuni mi han chiesto se ci scrivevo un post (grazie, miei due piccoli stalkers), alcuni di questi (ciao!) leggeranno qua (roba lunga e confusa, spoiler sul concerto) dove dico perché sono andato a vedere Tiziano Ferrro (da qui in poi, per noi piccoli fanz, TZN) e com’e stato.

Non conosco una canzone a memoria, spesso non ricordo i titoli di quelle che conosco, non posseggo un suo album in cd che essendo io ‘old school‘  i dischi per me importanti sono ancora fisicamente da toccare, il resto rimane in mp3 accastati in cartelle sul desktop.
TZN mi è sempre stato simpatico, ho sempre pensato sia un genuino con una voce notevole. L’outing me l’ha reso ancora più simpatico pur credendo si sia fatto troppo baccano sulla questione e che si facciano tuttora troppe battute di merda sui gay, ma questo è un altro discorso.
Quando quest’inverno mi sono imbattuto per caso in tv in un live registrato durante la tournèe precedente mi son detto ‘bè, mi sa che un concerto di TZN vuol visto‘. Detto, trentacinque eurini dopo, fatto.
Volevo anche tornare, dopo circa dieci anni dall’ultimo concerto simile - a memoria un Ligabue alla festa dell’Unità – a vedere un live di musica pop italica, un concerto coi banchetti che vendono le fasce per la fronte e i cerchietti luminosi per i capelli (vedi fotina), la gente che le canta tutte, zero pose da hipster barbuti e barbosi che guardano il palco facendo le pulci al chitarrista o l’analisi sociologica della scaletta.
Palazzetto strapieno, un maschio ogni quattro femmine secondo una stima abbastanza casuale (ma moltissimi maschi canterini e soddisfattissimi, inclusa posse di ragazzi gay alle mie spalle), amichetta con figliola dodicenne al seguito (o viceversa, il che è bello se ci pensi, che la figlia porti la madre a un concerto) sorella trascinata con me (senza molta difficoltà).
Pronti, via e subito punti in più per la puntualità.
Alle nove meno un minuto TZN scende dal tetto del palazzetto, dentro a un cubo di plastica luminescente bianco come una grossa popstar qual’ è.
La gente esplode, l’amore è una cosa semplice cantata dentro a un cubo. TZN torna sul palco per spiegare la differenza fra me e te e tutti, quattordicenni con le lettere t-z-n scritte a pennarello su ogni centimetro di pelle, ventenni che limonano il fidanzatino, trentenni in branco che si abbracciano, quarantenni che cantano a squarciagola, over cinquanta che circospette avevano trovato posto nella massa di più giovani che accennano passi di danza, maschi fans, tirano un urlo che sfonda il muro dei decibel.
Vi lascio per tre anni e adesso quanti siete?” dice al pubblico adorante intorno a lui. Conferma l’impressione, sembra simpatico con un velo di timidezza che non mi pare una posa, caratteristica uno del perché sia qua stasera. E poi è una carrellata di nuovi pezzi (l’ultimo disco per me è molto buono) e successi, ogni brano dopo una nota e mezza viene salutato da un’ovazione, ogni pezzo trova ampissimo ‘sing-a-long‘ con l’apice di ‘Sere Nere’ e ‘Alla mia età’ dove il palazzetto trema durante i cori e ci sono migliaia di braccia alzate, il dito puntato e ci si emoziona per una canzoncina smaccatamente romantica che in un qualche modo arriva addosso e fa rizzare i peli delle braccia, secondo motivo per cui son qua, che poi se non ci arrivi e se non lo provi, pace, io non te lo so spiegare…
Sul palco ci sono tre mega schermi che rimandano immagini relative al pezzo (tipo, immagini di, ehm, valanghe sulle canzone della neve e del coraggio…) e la figura del nostro eroe per una sera che si cambia camicia, giacca, cappelli e viene spesso avvolto da giochi di laseroni e da una specie di sipario elettrico che si apre e chiude alle sue spalle davanti alla band.
Lui ha davvero una gran voce, tira un paio di assoli che lèvati, sorride, saluta gente a caso, ringrazia e canta con trasporto e sentimento, trascinando il suo pubblico per due ore. Fra le esecuzioni migliori, ‘Isole negli occhi‘, che contiene quella che è altra caratteristica che mi fa piacere TZN, quel retrogusto soul, una specie di spezia black nella ricerca di un suono internazionale che, secondo me, solo lui ha in Italia e che dal vivo si sente ancora di più con nuovi arrangiamenti che svecchiano pezzi vecchi come ‘Xdono’, colorato di influenze hip-hop (con lui che si lancia in un balletto rappuso che non gli dona, ma che rende gioiose le regazzì), leggere venature electro su (ops, non ricordo il brano, pardon) voglia di giocare con nuove sonorità fra la lieve samba di ‘Tvm’ e il ‘croonerismo’ di ‘Quiero vivir’ per poi tornare a far cantare fino al pezzo finale, giustamente paraculo con le foto del pubblico appena scattate che scorrono sul palco come un sottosfondo à là ‘Instagram’ per ‘Ti scatterò una foto’.
Nota di merito per una cosetta che dice sul fatto che prima del concerto aveva assistito alla intitolazione di una tribuna del palazzo di BO a Lucio Dalla. E lui si chiede giustamente perché non intitolargli tutto il palazzo. La riposta, lui forse la sa, certo non può dirla, è a pochi km nella sede dello sponsor ‘assicurativo’ che si è comprato il nome del palazzetto. C’è la crisi, si sa.
Nota di colore: un numero impressionante di microcamere, telefonini, persino un iPad che riprende i momenti dello shiow. A tratti, giuro, una persona su due. Per me, old school bis, una cosa ancora incredibile.
Insomma, ero venuto per verificare e TZN spacca, giuro.

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(spin off)
Ventiquattro ore dopo TZN sono andato a sentire una band di emiliani che fanno musica pesa, i ‘Gazebo Penguins’. Mentre aspettavo notavo la differenza di ambiente. Grosso palasport vs. piccola tenda, grande palco con mega impianto luci vs. piccolo palco rasoterra con scarne lampade, decine di persone ‘dietro le quinte’ vs. i ragazzi delle band (c’erano anche i FBYC a suonare) che si vendono il loro merchandising su banchetti, la radio nazionale al seguito del tour vs. bloggers ‘passaparola’ da dieci o duemila visite al giorno fra il pubblico.
Junkiepop mi ha suggerito via twitter che concettualmente non c’è tutta sta differenza fra i due concerti.
Anche qua, non te lo so spiegare bene, però son d’accordo anche se concettualmente è una parola che fa scappare la gente che sente puzza di noia e spiegone lontano un miglio.
Trattasi di quella cosa che accade ai concerti quando c’è un contatto, una scintilla fatta di passione, uno scambio di ’cose fatte col cuore’ in linguaggio di melodie pop o botte rock, trasportate da un ponte invisibile ma percepibile fra chi suona e canta su passerelle illuminate o su polverose assi di legno e chi assiste fra ragazzi che pogano e signore che sorridono quasi stupefatte.
Trattasi di alzare un braccio, puntare il dito, cantare e urlare per stare su quel ponte. In fondo andiamo ai concerti per questo motivo, no?

(sì, anche i Gazebo Penguins spaccano e fanno la legna

3 thoughts on “TZN (e Pinguini) (e spaccare)

  1. Respect (e anche un bel po’ di invidia per entrambi i concerti).

  2. BIG BIG RESPECT, stranger. Il pezzo su TIziano poi, splendido.

  3. ero uno dei WTF, ma… rispetto “per ciò che ho fatto e detto”… rispetto

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