Palco n.25 OR.1/D (Pt.VI, the Ice and Fire chapter)

Programma: concerto ‘contemporaneo’ per violino ed orchestra scortato da ‘classiche’ ouverture e ‘Sogni d’inverno‘.

Orchestra: sono sessantasei musicisti, a cui si aggiungono quattro percussionisti e arpa per la sinfonia di P.Glass.
Arrivo al posto palco e alcuni musicisti son già sul palcoscenico, presumo siano arrivati tardi causa ghiaccio e neve, gli altri li raggiungono lentamente. Prendere posto con il sottofondo confuso di accordi random è molto bello, ti prepara all’ascolto e crea una specie di ‘classical hype‘.
E’ l”orchestra più bella come presenza fisica che abbia mai visto. Signori affascinanti (fra cui un violinista che pare uscito dritto dalla stanza di Schumann nel milleottocentocinquanta, con notevole pizzetto, occhialini tondi e ciuffo riccio impomatato), donne di classe in lungo nero, ressa per il violino dell’amore, aitanti giovanotti. All in black naturalmente. Il palcoscenico si riempie, la platea no. Freddo, strade scivolose, l’inverno che è arrivato pesantemente e ci sono dei vuoti, metà palchi son deserti. Peccato per i comprensibili assenti, si sarebbero riscaldati al calore delle note.

Il direttore: ha trentatrè anni, è italiano, perfettamente acconciato e indossa un frac cucito addosso. Dirige in maniera molto fisica, accompagnando i suoni cantandoli in auto-playback, scuotendo il capello, piegandosi e facendo ampi movimenti con le braccia, restituendo grande intensità ai suoi musicisti. Ogni tanto espira con tanta energia che lo sento, quasi un muggito da giocatore di tennis alla battuta, mentre i gruppi di violini giocano anche loro palleggiandosi le melodie da una parte all’altra del palco.

Violino dell’amore: un Grand Prix. Ci sono due quasi gemelle more e bassine e carine; c’è la sosia di Morticia Addams con un sorriso splendido che spazza via tutto il nero di vestito e lunghi capelli; c’è la copia carbone di un’amica in versione alta e austera; c’è la giovane altissima in occhiali e spacco laterale quasi protetta dal suo compagno di leggìo coi capelli bianchi; c’è una bellezza in mezzo ai fiati che vincerebbe a mani basse però il concorso è riservato ai violini. E alle viole. Vince difatti il violino dell’amore ™ una morettina che accompagna le melodie con lievi movimenti del capo e delle labbra. Vince perchè oltre ad essere bella fa grandi gag visive con altro violista (violino=violinista; viola=violista, giusto?) quasi flirtando in diretta mentre la signora in mezzo a loro li fulmina con occhiatacce. Alla fine però sono solo sorrisoni per tutti.

Me & la musica: Schumann doveva essere un tipo allegro che scriveva cose così:  “Sogno di passeggiare accanto a delle acque profonde e l’idea che mi attraversa è di gettare l’anello e di precipitarmi in esse.” Scriveva anche pezzoni di dodici minuti potenti, drammatici e romantici. Il brano inizia teso e profondo coi ben sei violoncellisti che spingono assai, termina con un finale che lascia col fiato sospeso e la voglia di averne ancora.
Poi entra il violino solista.
Un cinquantenne ben vestito senza cravatta. Suona un violino del 1711. Così. Il concerto è stato composto cento anni dopo il precedente brano. Mai ascoltato la musica di Glass dal vivo ed è una bomba. Il primo movimento è una cavalcata nervosa con le dita che saltellano sulle corde a tenere un ritmo incalzante quasi elettrico e un triangolo a scandire il tempo come un conto alla rovescia verso un improrogabile rendez-vous. Quasi un pezzo rock. Il secondo brano si sviluppa su un tappeto di violini e una melodia semplice, una colonna sonora già pronta per un blockbuster d’autore dove lui/lei si allontanano dal paese dove hanno lasciato una scia di lacrime e sangue (per vendetta? per amore? chissà). La camera stringe e vediamo lui/lei che sanguina da una ferita. E’ anche quasi un pezzo pop. Nell’ultimo movimento c’è un lungo dialogo fra solista e orchestra che sfocia in una corsa a perdifiato con pausa sul finale.
Gli ‘Arcade Fire’ hanno di sicuro ascoltato a lungo questo brano. Tutto bellissimo, mi alzo in piedi ad applaudire, entusiasta. Ed ora, intervallo.

Si torna sul palco con la sinfonia di Cajkovskij. Basta elencare i movimenti per capirne lo spirito e quasi sentirne il suono, in un naturale mix fra parole descrittive e musica immaginata.
La sinfonia si intitola ‘Sogni d’inverno‘ (molto appropriato al clima fuori). Si sviluppa nei canonici quattro movimenti: Allegro tranquillo (“Sogni di un viaggio d’inverno”)Adagio cantabile ma non troppo (“Terra desolata, terra di nebbia”)Scherzo. Allegro scherzando giocoso (aggiungo, con innesto bonus di valzer) - Finale: Andante lugubre. Allegro maestoso.
Le parole dicono tutto se ci metti un po’ di fantasia. La musica è evocativa di paesaggi, freddo russo, campagne o quanto si voglia. Il finale è stupendo. Il lugubre è denso, le note un pugno di fatica o ricordi che poi si aprono, spazzate via da una lenta e poi sempre più alta onda di violini che fanno esplodere il brano alle gioie di una nuova stagione.
A proposito, il titolo del post fa riferimento al freddo fuori teatro che registra un croccante meno cinque all’uscita e al caldo che ha sprigionato l’orchestra con un esecuzione trascinante e a tratti commovente. Uno dei migliori concerti che abbia mai visto.

Oscar nel pubblico:  molte sedie vuote come detto. Però in prima fila c’è la padrina del teatro. Una signora molto anziana che come già accennato in precedenti post sta sempre nell’ultimo palco, quasi appollaiata sopra al palcoscenico. Stasera invece era in prima fila. Zuccotto bianco mai tolto. Sciarpa pendant bianca mai tolta. Pellicciona e occhiale da sole mai tolto. Immobile sempre ma applausi convinti al termine delle esecuzioni. Una grandissima.

Chicche dal libretto: che si legge QUA e contiene la spiega dell’ouverture, il discorso sul minimalismo di Glass (per completisti o curiosi) e spunti per sceneggiature tipo: “Scritta tra il 1866 e il 1868, [...] la Prima sinfonia assorbe completamente le energie del musicista [Ciajkovskij], al punto di procurargli un esaurimento nervoso e un grave affaticamento psicofisico“. (eccezionale).

Prossimo appuntamento:  gioventù e violoncellone.

Previously on ‘Palco n.25′l’inizioil pianoforte, Venezuela Winla sonata, barocca-mi

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One thought on “Palco n.25 OR.1/D (Pt.VI, the Ice and Fire chapter)

  1. così mi ascolto roba buona in ufficio…

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