Bon Iver, Hammersmith Apollo, London

Metti una mattina a scrivere su twitter ‘Mannaggia, Bon Iver non viene in Italia’.
Metti che un’amica che vive a Londra scrive una mail. ‘Però qui viene‘.
Metti che dopo due giorni abbiamo i biglietti.
Passa l’estate, cambiano un paio di cose, arriva ottobre e poi arriva lunedì sera.
Hammersmith Apollo. Un posto storico. ‘Ci ho visto Bruce qua‘. Un teatro antico che ha visto le leggende. Mi avvicino con emozione. Ci sono bellissimi italiani che vivono bene a Londra a farmi compagnia. Entro quasi con timore. Il tappeto per terra come un simbolo nobile. Tanti giovani, una birra per tutti. Chiacchiere nell’attesa. Opening act trascurabile. ‘Se fossi un discografico non le farei mai un contratto‘. Ben detto.
Eccoci. Ci siamo. Un po’ in ritardo e arrivano.
 Sono in nove. Lui ha la camicia bianca. Alle sue spalle c’è un sax brunito alto come un bimbo di prima media. Strizzo gli occhi per esserne certo. Colin, c’è. Gioia.
Il primo pezzo è ‘Perth‘. Peletti dele braccia ritti di emozione e di un’attesa lunga mesi. Siamo al centro della platea, abbracciati dal suono.
Tower‘ ha un unico difetto, dura troppo poco. ‘Questa la balliamo‘ e ciondoliamo allegri. Gli inglesi non si muovono, son molto attenti, catturati dalla messa indie davanti a loro.
E’ già fatta. La band si prende la platea, se la mette sulle gambe, le apre il cuore e ci fa quello che vuole. Io, fan totale, son già a livello ‘OMG, concerto del secolo‘ che parte ‘Flume‘ e quasi svengo.
Le semplici luci sul palco, che mi ricordano fiori stilizzati senza corolla di petali, cambiano di colore adattandosi al mood dei vari brani.
Colin fa una delle sue cose meravigliosamente ipnotiche col sax, roteandolo davanti a un microfono speciale che rende circolare il suo suono, prima di una ‘Blood bank‘ in versione tellurica sul finale, i tom maltrattati dalla coppia di batteristi.
Tutte le canzoni sono avvolgenti, carezzevoli e insieme potentissime. Morbide spazzole interrotte da pacche sul rullante.
I brani vengono parzialmente reinventati dalla abilità dell’interplay dell’ottetto che intorno a Justin piazza arabeschi morbidi di violini, semplici tocchi di triangolo, aperture elettriche, gocce di synth e cori in falsetto che trascinano melodie mandate a memoria da centinaia di ascolti.
Creature fear‘ parte come una carezza jazz e finisce in un sabba elettrico. ‘Re.: Stacks’ e scattano i ‘piangeroni’ doverosi, lui per la prima e unica volte da solo, le luci dietro rosse di ferite aperte.
‘Calgary’ diventa una percussiva marcia rock, rivelando ulteriore energia che su disco.
The Wolves‘ è un corale inno da stadio. What might have been lost.
Pausa per prendersi gli applausi e tornano in scena dopo un paio di minuti. Sudatissimi come tutti noi nel caldo tepore dell’arena dove hipster duri resistono con il cappello di lana grossa in testa, facendomi provare caldo anche per loro.
Cosa manca? Ah, ‘For Emma‘. Che bella.
Poi la band si schiera alle spalle del titolare, intorno al focolare di una chitarra che sembra vecchia e usata. E’ lei, quella che dal noto capanno dell’amore perduto nel lontano Wisconsin ha pennellato melodie di delicata tristezza e rivelato quel signore con barba seduto che accorda.
Attacca ‘Skinny Love‘ lo sappiamo tutti. Finisce da dove tutto è iniziato. L’hand-clappin’ della band accompagna il cantato così noto. Il ritornello lo urlano tutti. La trasformazione è naturale. Il passaggio dalla solitudine intima del folk al (probabile) futuro abbraccio delle moltitudini rock.
Who will love you? Who will fight?  Who will fall far behind?  
La redenzione è compiuta, sei pronto per essere rock star.
E, è stato magnifico.

(set list

About these ads

9 thoughts on “Bon Iver, Hammersmith Apollo, London

  1. questa volta si capiva…capisco soprattutto che dovevo essere lì con te…non credi?

  2. Amen e anche andiamo in pace. E’ stato davvero bellissimo. Il prossimo concerto insieme però Bruce, vero?

  3. …mi son perso sicuramente un concerto della vita…
    …bellissimo leggerlo qui con le tue parole!

    luca b.

    baffodoro

  4. d’accordissimo con tutto. soprattutto con la ‘messa indie’. ironia a parte a berlino avevano un’illuminazione del palco che sembrava il profilo di una chiesa (con tanto di crocine che si illuminavano).

    non me lo aspettavo così.
    mi è piaciuto tanto, l’inizio è stato poderoso. una canzone come skinny love non la scriverà mai più (anche se gli auguro di sì) e inizio a pensare che sì, la musica è una religione (pearl jam e bruce docet), ma ci sono diversi culti e m’è sembrato che quello di bon iver fosse meno monoteistico di quello dei PJ o del boss. sto straparlando, lo so, ma ho dormito 3 ore e sono già in ufficio, mi si perdoni.

    @byronic posso aggiungermi anche io al concerto futuro di bruce?

    • no, no. prego, straparla pure. (o quantomeno, daje con un bel post!)
      sì, le luci dalle fotine mi son sembrate uguali. poi, musica = religione, con me sfondi una porta super aperta, difatti nel mio culto personale ‘bonfuckin’iver’ è il nuovo sacerdote ahahah. e io penso che lui espanderà ancora di più i suoi orizzonti sonori. il prossimo disco, ci scommetto, stadium rock. e non è una battuta ;)

    • Concerto di Bruce? La risposta breve è: sì. Quella lunga è: devi.

      (Io un album stadium rock di BonfuckinIver lo compro.)

  5. [...] Byron. Bon Iver – Holocene In tutto quest’anno non ho sentito una frase più sincera e terribilmente vera di “at once I knew I was not magnificent” – è stata per me un’epifania, un momento di rivelazione di una verità profondissima. La canzone è triste – una serie di fotografie di infanzie passate ingiallite dal tempo (non da instagram), i filmini di famiglia del periodo dell’anno tra Halloween e Natale, girati in super8 nei primi anni ’80. Ma quel momento non è una fine, piuttosto un inizio. Prendere coscienza di non essere magnifici significa sapere che la perfezione non esiste, liberarsi del peso enorme di aspettative massacranti. Ecco, io nel 2011 ho imparato questo, e sono tanto felice. (E poi Bon Iver a Hammersmith è indubbiamente stato il concerto dell’anno – e non solo per il fighissimo merchandising, chiedi a Cidindon. [...]

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s