quant’è bello il cinema in bermuda

(andare al cinema in bermuda è uno spasso, altro che giacconi e freddo quando esci. per tre sere consecutive, casualmente, son stato al cinema. ecco qua cose sparse sui film visti)

Una volta all’anno, esce nelle sale un film asiatico con le spade e le guerre e poche volte questo film tradisce le attese. Un manipolo di samurai proverà a fermare le gesta poco nobili di un nobile imparentato con lo shogun. Sarà un massacro. Totale. Vai col trailer.

Thirteen Assassins” è una bomba. Ambientato in Giappone, anno milleottocentocinquanta, racconta di gesti simbolici, di gesti sadici, di onore e del codice dei samurai, che forse stanno sparendo dalla circolazione, ma il loro spirito è ancora forte. E’ un film con tanta di quella cazzimma dentro che la metà basterebbe a riempire film per un anno intero. Sguardi della durezza dell’acciaio con cui sono forgiate le tantissime spade di cui il film è costellato. (spoiler e scena memorabile quella del ‘cammino sul sentiero di battaglia con le spade conficcate nel terreno, pronte all’uso‘). Parole intinte nella rettitudine e nella conoscenza del proprio ruolo, sociale e non solo. Gesti secchi che dicono più di tante parole o che esplodono in movimenti di battaglia che sono una danza plastica.
E’ diviso in due parti piuttosto distinte con la prima che richiama naturalmente altri film del passato dove ci vengono presentati con grande abilità narrativa i vari personaggi, la seconda con la lunghissima sequenza della battaglia che è meravigliosamente coreografata con gli uomini che si sporcano di sangue e sudore e fatica fino a quasi non restare in piedi ma pronti a tirare l’ultimo fendente con la spada sporca di sangue. Epicissima. Forse davvero troppo lunga.
Piuttosto scuro come girato con la telecamera che gironzola intorno agli interpreti, senza sconti, pure la telecamera con la cazzimma.
Spoiler e scena indimenticabile: mi pulisco la spada del sangue dei tuoi uomini, poi ti affronto.
Il film purtroppo credo uscirà subito dalle sale. D’accordo che era infrasettimanale ma cinque persone son pochine eh. Non sapete cosa vi perdete, stolti.
(nota bene: l’uso del termine cazzimma in questo post è il seguente: avere le palle d’acciaio. Probabilmente non è l’uso corretto ma c’è una diatriba in corso del quale non importa a nessuno. Ci fosse un esperto di ‘linguaggio partenopeo et affini’  i commenti son lì apposta…)
(continua…)  

Se non accetti che ci sia un film con dei robottoni parlanti, salta il capitolo. Altrimenti, ‘Transformers 3‘ è cosa nota. E’ un film coi robottoni saltanti diretto da Michael Bay, il regista che fa esplodere tutto l’esplodibile, crollare tutto il crollabile, gira con ilserbatoio pieno di retoricona militar/americana con sguardi della telecamera dal basso verso l’alto  sguardi dei protagonisti pieni di ‘atteggiamento’ e non di ‘cazzimm’ (vedi sopra) dal basso verso l’alto.
Ci sono robottoni che si trasformano per aria con salti folli ed è quello per cui paghi il biglietto, in bermuda. Inoltre, in questo c’è lo stritolatore meccanico che è la versione robottona dei vermoni di ‘Tremors’ ed è incredibile, davvero.
C’è una sceneggiatura impastata con gag di bassa lega, qualche guizzo di autoironia, snodi narrativi dubbi, surplus di comparsate di vari attori che abbiamo ammirato nelle serie tivù preferite, gente che bazzica i Coen che presta professionalità per ruoli secondari, scene che sembrano tagliate con la spada di Omnibus Prime (spoiler: la fuga del protagonista dall’ufficio che non si saprà come ha fatto a liberarsi della follia sterminatrice del robottino alato).
Non considerando i ‘vabbè’ che sottolineano le scene con gli ‘umani’ e i ‘ma dai’ che strappano le scene con la ‘protagonista femminile’ e il contorno musicale di robaccia rock di scarto radiofonico,  è comunque il migliore della serie (bè, ci voleva poco eh) ed è divertente con un bell’inizio e belle battaglie di robottoni che spaccano, danzano, lottano e si aggrovigliano che è un piacere e questa volta si vedono meglio con meno aggrovigliamento di parti meccaniche (ahah) e più ralenti, probabilmente per merito del 3D che non ho visto perchè rispetto i miei occhi e i miei occhiali.
Naturalmente, dura troppo. Non è che annoiano il gigantismo e la muscolarità  di ogni particolare è che (spoiler) dopo la scena fichissima del grattacielo uno sarebbe anche a posto dopo due orette di clangclangclangvrsscccvrscccvrsccccclangclang, invece c’è ancora tutta la battaglia finale. Ecco, una sforbiciatina sarebbe stata cosa gradita. Naturalmente su piccolo schermo il film perde quasi tutto l’interesse. Film con cose grosse, schermo grosso.
Insieme a me, moltissimo si son divertiti due tipi seduti alle mie spalle. Canotta nera smanicata, occhiale finto Oakley parcheggiato in testa, commenti durante l’intervallo sul fatto SE l’uomo sia davvero andato sulla luna (vedi: incipit del film). Ogni gag che non fa ridere la band di educati dodicenni sotto di me, i due tipi se la ghignavano di gusto. Ogni inquadratura di culo, labbra e vestitini ‘comodi per fuggire a dei robottoni assetati di olio da motore e schiavi umani’ della tipa cagna che ha preso il posto dell’altra tipa altrettanto cagna (cagne nel recitare, sia chiaro) i due regalavano commentini a voce sempre più bassa, probabilmente sempre più spinti.
A loro è piaciuto un sacco. Più che ai molti bambini presenti in sala.
Incasserà una fortuna. Magari fanno il quarto. Mh, anche no eh Michael. Fai altro, dai. I clangori, anche basta.

Il protagonista principale di ‘Cars 2‘ non è una macchina scintillante nè lucida, nè veloce. E’ un rugginoso carro attrezzi. Era nel primo, ovviamente, film considerato nelle varie conversazioni sull’animazione ‘Pixar’ il peggiore del lotto, o il meno bello. A parte l’errore di paragonare film diversi per destinazione e rappresentazione, io ho sempre difeso le macchinine. Perchè l’ottenne dentro di me fa ancora ‘Ooohhh‘ quando sfrecciano e perchè da piccolo avevo una collezione sterminata di macchinine, appunto. E rieccomi lì, a fare ‘Oooohhh‘. Nonostante manchi l’entusiasmo della scoperta della prima volta, nonostante manchi un po’ di ritmo nella parte centrale, nnostante non sia brillantissimo come da ormai noto standard ‘Pixar’. Non lo è poi per una precisa scelta.
E’ un film dedicato ai bambini, con un senso bello semplice e una storia facile, senza substrati. Bimbi che gremivano la sala anche in un giovedì sera umidissimo ed erano entusiasti, gridolini allo spegnimento delle luci inclusi. E’ anche una scelta di marketing probabilmente la riproposizione di Saetta & Co. Domenica scorsa in un negozio di una nota località marittima avevano già esaurito tutti i peluche dei personaggi. Tutti.
La storia è un bignami sul valore dell’amicizia, fra complotti, spionaggio e corse su anelli di circuiti cittadini costruiti splendidamente dove sfrecciano macchinine conosciute e nuovi personaggi fra cui spicca uno splendido 007 (doppiato in originale da Michael Caine) con bonus di messaggio ‘verde’ che non fa mai male.
Dai, la ‘Pixar’ è sempre una garanzia, altrochè. Io mi son divertito da bravo ottenne e ho riso molto durante varie scene, apprezzando come sempre la precisione e la stilozità dei dettagli e  pure il dialetto ed modna, chè svein, di cui son dotati un paio di macchinine. Inoltre, Cricchetto sarà un po’ stucchevole per noi ‘grandi’ però mi ha fatto tenerezza con la sua ruggine. Come il cinema del paesello dove la proiezione inizia in ritardo perchè il titolare è al bar e IO sono a strappare i biglietti, dandogli una mano per poi sedermi su poltrone umide di calore nella sala con le porte che rimangono aperte per fare circolare aria e il secondo tempo anche inizia dopo che c’è sempre e solo il titolare al bar. Tzè, altro che multisala. Appunto, il mio cinema ha un po’ di ruggine, ma ci si vuole un gran bene. Come alle macchinine.  E poi l’inizio è una bomba e la classica clip iniziale coi personaggi di ‘Toy Story’ è un gioiellino. Kà-Cciaooooo.

Considerazioni finali.
Bermuda al cinema: figatona. Film giappo: cazzimma. Robottoni: ok, anche basta. Macchinine: evviva.
E, pare non sia estate da donne, dato il taglio tipicamente machile questi tre filmetti. Signore, vi rifarete, promesso.

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One thought on “quant’è bello il cinema in bermuda

  1. Io Miike l’ho visto di pomeriggio, primo spettacolo, ed eraamo tipo 3 spettatori. mi son congelato con l’aria condizionata, ma ne valeva la pena. le sequenze da antologia – anche solo nella seconda parte – si sprecano. alla scena delle spade (grossa figaggine) aggiungerei i tori in fiamme!

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